Mestruazioni abbondanti, chi rischia di più la carenza di ferro, quale dieta seguire e cosa mangiare

Una ricerca dimostra che le donne che hanno mestruazioni abbondanti e seguono una dieta povera di carne sono più a rischio carenza di ferro

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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Perdite mestruali intense? Fate attenzione all’alimentazione. A consigliarlo è una ricerca su adolescenti condotta dagli esperti dell’Università di Lund coordinati da Moa Wollf, pubblicata su PLOS One.

Lo studio mostra come quasi la metà delle studentesse di scuola superiore riferirebbe cicli particolarmente intensi e soprattutto fa vedere come quattro su dieci di loro mostrino segni di anemia da carenza di ferro. Non solo: una ricerca degli stessi studiosi mette in luce anche come l’alimentazione possa influire. Il rischio di deficit di ferro sarebbe maggiormente elevato in chi segue una dieta vegetariana o pescetariana.

Un questionario su misura

La ricerca è stata condotta in due scuole secondarie superiori svedesi su poco meno di 400 ragazze dai 15 anni in su. Le giovani hanno risposto a domande sulle mestruazioni e sulle abitudini alimentari e si sono sottoposte ad analisi dell’emocromo e delle riserve di ferro, valutabili attraverso la ferritina.

È emerso innanzitutto che le ragazze con mestruazioni abbondanti avevano una probabilità tre volte maggiore di avere una carenza di ferro, con un rischio ancora maggiore per coloro che limitavano la quantità di carne nella loro dieta.

Non solo: grazie ad un questionario in sei domande sarebbe possibile comprendere chi è più a rischio di carenza di ferro nel sangue e conseguente anemia. Secondo gli esperti il questionario, chiamato SAMANTA, potrebbe essere un nuovo strumento per i servizi sanitari scolastici: per la prima volta è stato testato su ragazze adolescenti in tutto il mondo, sebbene si tratti di uno strumento di screening validato per le donne adulte.

“Sulla base delle risposte al questionario, è stato possibile identificare chiaramente quali studentesse delle scuole secondarie erano a rischio di bassi livelli di ferro – spiega Wollf in una nota dell’ateneo. È facile da usare e potrebbe essere uno strumento prezioso per i servizi sanitari scolastici, gli ambulatori per i giovani o altri contesti sanitari in cui incontriamo queste ragazze”.

Cosa emerge dall’analisi

Il rischio di carenza di ferro è risultato tre volte superiore per le ragazze con mestruazioni abbondanti. Ma soprattutto si è innalzato di tre volte e mezzo nelle giovani che seguivano una dieta povera di carne ed è cresciuto addirittura più di 13 volte in presenza di entrambi i fattori. Non solo.

Tra coloro che hanno riportato mestruazioni abbondanti, poco più della metà presentava carenza di ferro. al contrario, tra quante riferivano cicli mestruali normali, circa un quarto – il 26% – ha mostrato deficit di ferro.

Tornando all’alimentazione, il 62% delle giovani che non mangiavano carne rossa (manzo e/o maiale) e quindi seguivano una dieta povera di carne, presentava carenza di ferro. La percentuale corrispondente tra le ragazze che non avevano particolari restrizioni dietetiche è invece risultata del 31%.

Nel gruppo che aveva mestruazioni abbondanti e non mangiava carne rossa, infine, la carenza di ferro è risultata addirittura superiore al 70%.

Precedenti ricerche dimostrano che la carenza di ferro nei giovani può influire sui loro livelli di energia, sul rendimento scolastico e sul benessere generale. Le riserve di ferro, la ferritina, costituiscono un componente importante nella formazione dei globuli rossi ed è necessaria per il trasporto dell’ossigeno. Pertanto, una carenza di ferro con bassi livelli di ferritina può portare a un calo dell’emoglobina e conseguente anemia.

Anemia, perché il ferro è importante

In termini generali – la valutazione va sempre fatta dal medico – in  caso di anemia si registra la diminuzione della concentrazione di emoglobina nel sangue: il parametro si esprime in grammi per decilitro.

Si può definire anemica una donna in età fertile con emoglobina inferiore a 11,5 grammi per decilitro di sangue, mentre per il maschio adulto il valore di riferimento si può attestare a 12,5. Attenzione però: un abbassamento dei valori di ferro nel sangue (ovvero della sideremia) da solo non indica l’origine della carenza.

Per questo bisogna valutare anche la transferrina, cioè la sostanza che si associa al ferro nello stomaco e ne consente il passaggio dall’apparato digerente al sangue, e la ferritina, cui si lega il ferro per depositarsi nell’organismo. Con questi accertamenti si può infatti capire meglio la natura della carenza. Ciò che conta, in ogni caso, è intervenire tempestivamente sulla carenza di ferro per ridurre le complicanze e le ripercussioni negative dell’anemia nei pazienti cronici e prevedere il decorso di numerose patologie.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.