Principe Filippo, svelate le vere cause della morte dopo cinque anni

Il Principe Filippo si è spento a 99 anni dopo aver convissuto per molto tempo con un tumore che alla fine non gli ha lasciato scampo

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Martina Dessì

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A distanza di un cinque anni dalla scomparsa del Principe Filippo, il Duca che per oltre settant’anni è stato la “roccia” della Regina Elisabetta II, emergono i particolari dei suoi ultimi anni, tenuti riservati per proteggere la privacy della famiglia e quella del consorte della Sovrana, notoriamente poco avvezzo alle mondanità di ogni genere. Sebbene il certificato di morte ufficiale redatto nel 2021 citasse con estrema discrezione la “vecchiaia” come causa del decesso, le nuove e recenti rivelazioni tracciano un ritratto molto diverso del padre di Re Carlo III, evidenziando quanta resistenza abbia manifestato negli ultimi anni della sua vita, che pare siano stati tutt’altro che sereni.

Le vere cause della morte del Principe Filippo

Secondo quanto riportato dallo storico Hugo Vickers nella sua recente biografia Queen Elizabeth II, il Duca di Edimburgo avrebbe convissuto con un tumore al pancreas per ben otto anni. La diagnosi, stando alle ricerche di Vickers, risalirebbe al giugno del 2013, quando Filippo aveva 91 anni. In quell’occasione, durante un ricovero in un ospedale londinese, i medici avrebbero individuato una forma della patologia definita “inoperabile”.

Inizialmente, la notizia aveva messo in discussione la continuità dei suoi impegni pubblici, inducendo molti a credere che il ritiro dalle scene sarebbe stato immediato. Ma Filippo ha saputo smentire ogni previsione pessimistica. Ha mostrato una tempra d’acciaio, cercando di mantenere un’agenda fitta di incarichi ufficiali fino al 2017, dimostrando una forza d’animo che oggi, alla luce di queste rivelazioni, appare ancora più straordinaria. La malattia sarebbe rimasta in uno stato latente, lasciando che si spegnesse serenamente quattro anni dopo il ritiro, a un passo dal traguardo del secolo di vita.

L’ultimo atto di ribellione

Il libro di Vickers svela anche un dettaglio intimo legato al carattere schietto e pragmatico del Duca: Filippo non desiderava affatto compiere cento anni. Nonostante mancassero solo due mesi al fatidico genetliaco, il Principe provava una profonda insofferenza per l’inevitabile esposizione pubblica e le celebrazioni pompose che una simile ricorrenza avrebbe inevitabilmente scatenato. Per un uomo che aveva fatto della dedizione (soprattutto verso la Regina Elisabetta) il proprio mantra, l’idea di essere al centro di un giubileo personale appariva quasi come un fardello superfluo.

Forse l’aneddoto più toccante e rappresentativo dell’opera di Vickers riguarda l’ultima notte trascorsa al Castello di Windsor. Si racconta che il Principe, nonostante la fragilità fisica, non avesse perso un grammo del suo spirito ribelle. Eludendo la sorveglianza delle infermiere, si sarebbe avventurato fuori dalla sua stanza con l’aiuto di un deambulatore per raggiungere l’Oak Room. Lì, in un ultimo momento di solitudine (e anche nostalgia, diciamocelo), si sarebbe concesso un’ultima birra, un gesto finale di normalità e indipendenza prima del congedo definitivo che lui caldeggiava parecchio.

Alcune rivelazioni non cambiano di certo la storia, ma arricchiscono il ricordo di una figura che ha segnato (nel bene e nel male) il Novecento. Ma venire a conoscenza, cinque anni dopo, che ha affrontato quasi un decennio di malattia continuando a servire la Corona non fa che confermare la statura di un leader che, fino all’ultimo respiro, ha scelto di vivere alle proprie condizioni.