Mancano tre settimane e sei giorni all’apertura di quello che in Norvegia è già stato definito il processo del secolo. Il Tribunale distrettuale di Oslo si prepara ad accogliere un caso destinato a lasciare un segno profondo, non solo per la gravità delle accuse ma per il legame diretto dell’imputato con la famiglia reale.
Marius Borg Høiby, figlio della Principessa Mette-Marit, dovrà rispondere di oltre trenta capi d’accusa, quattro dei quali per stupro, in un procedimento che potrebbe durare fino a sette settimane. L’attenzione è altissima: 190 organi di stampa internazionali hanno chiesto l’accredito, a conferma di un interesse che va ben oltre i confini norvegesi.
Mette-Marit di Norvegia e l’effetto Høiby post scandalo
Il caso Høiby sta producendo conseguenze che superano l’aula di tribunale. Secondo quanto riportato dal Guardian, la più grande organizzazione norvegese per la salute delle donne, Sanitetskvinnen, ha registrato un aumento significativo delle denunce per abusi e violenze sessuali.
Un dato confermato dalla segretaria generale May Britt Buhaug, che parla di un fenomeno destinato a crescere con l’inizio del processo. “La copertura mediatica rende più facile per le donne chiedere aiuto. La trasparenza infrange i tabù”, ha spiegato.
Non si tratta di un nuovo Me Too, ma di un segnale forte: un caso di alto profilo può scardinare il silenzio che circonda la violenza domestica.
Gli esperti concordano sul fatto che la visibilità del caso del figlio di Mette-Marit di Norvegia abbia contribuito ad abbattere le barriere psicologiche e sociali.
Il fatto che l’imputato appartenga alla monarchia, una delle istituzioni storicamente più rispettate nel Paese, ha portato alla luce una realtà che, fino ad ora, molte vittime hanno sopportato in silenzio.

La monarchia norvegese sotto esame e sempre più a rischio
Ma l’effetto Høiby non si ferma qui. Il caso ha riaperto un dibattito politico e istituzionale sul ruolo della monarchia in una società moderna.
I gruppi repubblicani hanno registrato un notevole aumento delle adesioni negli ultimi mesi, un fenomeno che alcuni analisti collegano direttamente alla perdita di fiducia nell’immagine intoccabile della royal family.
Craig Aaen-Stockdale, leader del movimento Norge som republikk, ha dichiarato che gli iscritti al gruppo sono triplicati negli ultimi due anni, in gran parte anche a causa delle accuse contro Marius Borg. Un cambiamento significativo per una famiglia reale tradizionalmente molto amata.

Sebbene Marius Borg, nato da una precedente relazione di Mette-Marit, non ricopra alcun titolo o incarico ufficiale, la sua educazione tra i Glücksburg ha suscitato una riflessione collettiva su privilegi, responsabilità e trasparenza. In questo contesto, la Casa Reale ha optato per una strategia di estrema cautela, limitando le dichiarazioni pubbliche e chiarendo che il procedimento legale proseguirà senza interferenze.
Dunque la Norvegia si prepara a uno dei processi più importanti della sua storia recente ma allo stesso tempo il Paese sta affrontando una resa dei conti interna: con le sue istituzioni, i suoi miti e il modo in cui affronta la violenza nella sfera privata.
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