Il senso critico è un’arma a doppio taglio, come la usi?

L'autocritica, quando diventa eccessiva, può trasformarsi in un nemico spietato, capace di minare la nostra sicurezza e ostacolare il nostro benessere interiore

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Sonia Surico

Content Editor e Storyteller

Laureata in Scienze della Comunicazione e con un Master in Seo Copywriting. Per lei, scrivere è un viaggio che unisce emozioni e conoscenza.

Molti di noi ambiscono, in modo conscio o inconscio, a diventare la migliore versione di sé stessi. Ci dedichiamo costantemente al automiglioramento, sia a livello personale sia professionale, cercando sempre di perfezionare le nostre abilità e ampliare le nostre esperienze, in un’incessante ricerca di crescita e sviluppo.

Utilizziamo il nostro senso critico come uno specchio, che ci permette di riflettere sulle aree della nostra vita e del nostro comportamento che richiedono attenzione e miglioramento. Può aiutarci a vedere dove stiamo sbagliando e cosa possiamo fare per correggere il tiro. Può stimolare la riflessione e l’introspezione, permettendoci di capire meglio noi stessi e i nostri obiettivi.

Cosa accade, però, quando il nostro senso critico diventa eccessivo? Può trasformarsi in un’arma a doppio taglio, in grado di alimentare un’autocritica eccessiva e autodistruttiva che ci porta al autosabotaggio.

In realtà, l’autocritica è uno sport molto popolare, praticato da milioni di persone in tutto il mondo. Ma, a differenza di un normale allenamento, non ci rende più forti o più sani. Al contrario, ci fa sentire inadeguati, insicuri e pieni di dubbi.

Hai sbagliato una presentazione sul lavoro? Questo significa che sei un incapace e che tutti i tuoi colleghi ti disprezzano. Hai dimenticato un appuntamento? Senza dubbio, sei una persona disordinata e irresponsabile.

Inoltre, un eccessivo senso critico ha anche il potere di trasformare le piccole imperfezioni in enormi problemi.

Somiglia, piuttosto, a quella maledizione che aveva Re Mida: tutto quello che toccava si trasformava in oro, fino a quando non si rese conto che non poteva più mangiare, bere o abbracciare i suoi cari. L’autocritica è così: può sembrare utile all’inizio, finché non ci rendiamo conto che ci sta solo facendo del male.

L’autocritica: uno strumento prezioso… o forse no?

Sì, lo so. Il nostro senso critico può sembrare un amico severo. Quel tipo di amico che ci dice le cose come stanno, che non ci risparmia la dura verità e che ci spinge a dare il massimo. Ma siamo onesti: questo consigliere può essere molto dannoso.

Perché l’autocritica, quando è troppo rigida, non fa altro che intaccare la nostra autostima. Ci convince di non essere abbastanza bravi, che dobbiamo fare di più, essere di più. Questa pressione costante può portare a perdere la motivazione e a rinunciare ai nostri sogni.

Quando siamo ipercritici, rischiamo di sabotare noi stessi. L’autosabotaggio è un comportamento insidioso che ci ostacola nell’ottenere i nostri risultati, nonostante sappiamo bene cosa dovremmo fare per raggiungerli. Può manifestarsi in modi diversi, come la procrastinazione o il mantenimento di abitudini dannose.

Quando critichiamo e giudichiamo severamente noi stessi, rischiamo di alimentare comportamenti autodistruttivi. Invece di sfruttare gli errori per imparare, vediamo ogni sbaglio come prova della nostra incompetenza. È un circolo vizioso di pensieri negativi e azioni autolesioniste che ci impediscono di progredire.

E non è tutto. L’autocritica può trasformarsi in un giudice implacabile che non concede mai un momento di tregua. Ogni errore, ogni fallimento, ogni imperfezione viene analizzato, criticato e usato come prova della nostra inadeguatezza.

L’autosabotaggio può assumere molte forme. Ce ne accorgiamo quando rimandiamo sempre tutto, nel momento in cui ci diciamo che inizieremo sicuramente quel progetto domani. O forse il giorno dopo. O forse la prossima settimana, quando saremo meno occupati a non fare assolutamente nulla.

Oppure potrebbe presentarsi sotto forma di perfezionismo, quando ci rifiutiamo di completare qualsiasi cosa a meno che non sia perfetta.

Insomma, anche se può sembrare uno strumento prezioso, l’autocritica ama mettere sotto esame ogni nostro errore ed è un’arma a doppio taglio che può facilmente diventare un nemico.

Praticare l’autocompassione

Allora, come possiamo liberarci da questo amico fastidioso e ingombrante? La risposta è semplice: con l’autocompassione, che ci permette di accettare i nostri errori e le nostre imperfezioni, di trattarci con gentilezza e di prenderci cura di noi stessi.

Sì, abbiamo commesso degli errori, ma chi non lo fa? Sì, abbiamo delle imperfezioni, ma chi non ne ha? Invece di punirci costantemente con l’autocritica, potremmo iniziare a trattarci con un po’ più di tolleranza, comprensione e, perché no, anche un pizzico di ironia.

Questo non significa gettarsi in un pietoso party di autocommiserazione ogni volta che le cose non vanno come previsto. Non è una scusa per mollare tutto e passare il resto della giornata sul divano a guardare Netflix mentre ci nutriamo di gelato e patatine.

L’autocompassione vuol dire molto di più. È l’arte di trattare noi stessi con la stessa gentilezza e comprensione che riserveremmo a un caro amico. È riconoscere che anche noi meritiamo empatia e cura, non solo quando tutto va bene, ma soprattutto quando le cose vanno male.

Non dovremmo ignorare i nostri errori, ma nemmeno permettere che ci definiscano. Quindi, la prossima volta che il tuo critico interiore inizia a parlare, prova a rispondere con più clemenza. Ricorda che tutti commettiamo errori e che nessuno è perfetto. Non permettiamo, quindi, a questa voce di dominare la nostra vita e trasformarsi in un castigo auto inflitto.

Impariamo, piuttosto, a usarla in modo costruttivo, distinguendo tra le critiche che ci aiutano a crescere e quelle che ci fanno solo sentire peggio.

E infine, non dimentichiamo che l’amore più profondo e significativo che possiamo sperimentare è quello che nutriamo per noi stessi. Questo tipo di amore non è superficiale o condizionato, ma radicato in una profonda accettazione di chi siamo, con tutte le nostre forze, debolezze, successi e fallimenti.

Il processo di introspezione e riflessione è un’opportunità per esplorare profondamente noi stessi e scoprire chi siamo veramente. La consapevolezza di ciò che veramente conta per noi ci aiuta a vivere una vita allineata ai nostri valori e alle nostre passioni.

Ci permette di fare scelte che riflettono ciò che amiamo e apprezziamo, piuttosto che ciò che pensiamo che gli altri si aspettino da noi. Un amore che, ammettiamolo, nessun altro può darci.

E alla fine della giornata, guardandoci allo specchio, ricordiamoci che siamo esseri umani e come tali commettiamo errori. Quindi, la prossima volta che quella voce critica inizia a farsi sentire, cerca di essere più indulgente. E se dovesse fare troppo rumore, ricorda: hai il diritto di chiedere il silenzio.