Giornata Mondiale dell’Istruzione: l’Unesco la dedica alle donne afgane

L'istruzione è un diritto umano e fondamentale, eppure le ragazze e le donne afgane ne sono state private. Ecco perché l'Unesco ha dedicato a loro questa giornata

C’è un posto nel mondo in cui metà della popolazione vive nell’ombra. Una metà fatta di ragazze e di donne che non hanno accesso all’istruzione, se non a quella primaria. Questo luogo si chiama Afghanistan.

Non è stato sempre così, o almeno non lo era fino a quando, nell’agosto del 2021, i talebani hanno conquistato il potere e hanno deciso il destino delle donne, condannandole a un futuro buio e privo di conoscenza, senza più opportunità. Dallo scorso anno, infatti, le ragazze afgane, al di sopra dei 12 anni, non possono più andare a scuola.

Eppure, l’istruzione è un diritto umano e fondamentale, conosciuto e riconosciuto a livello internazionale, essenziale per la crescita economica, culturale e sociale di un Paese. Lo sanno tutti, tranne il governo dell’Afghanistan. Per questo l’Unesco ha deciso di dedicare la Giornata Mondiale dell’Istruzione, che cade il 24 gennaio, proprio a loro. Alle donne e alle ragazze afgane che sono state private, ancora, dei loro diritti.

La condanna dei Talebani

“A tutte le ragazze che sono spaventate per i talebani: dovete avere coraggio, essere determinate e non mollare. La vostra istruzione deve andare avanti!”. (Studentessa di Kabul – Amnesty International)

Il 20 settembre del 2021, dopo la pausa estiva e l’insediamento dei talebani, le cose non sono state più le stesse in Afghanistan. Il nuovo governo, infatti, ha permesso il rientro tra i banchi solo agli studenti di sesso maschile, mentre le bambine sono rientrate gradualmente e parzialmente. Le ragazze e le donne, invece, sono state escluse.

Avevano promesso, però, che le cose sarebbero cambiate. Che dal mese di marzo dell’anno successivo, le giovani afgane sarebbero tornate a studiare nelle aule delle scuole medie e superiori. Ma non è stato così. Il motivo? Camminare da sole in strada per raggiungere le scuole, l’organizzazione di classi separate e la scelta delle uniformi scolastiche, ma si tratta solo di scuse che celano un progetto molto più spaventoso e oscuro che è già stato messo in atto, quello che priva le donne della loro libertà.

La perdita dell’accesso all’istruzione, infatti, ha rappresentato solo la prima delle tante minacce che continuano ad aleggiare sulle ragazze e sulle donne afgane. Quelle che le privano dei loro diritti e della loro libertà di scelta, di espressione, di movimento e di abbigliamento.

L’Unesco e la dedica alle donne afgane per la Giornata Mondiale dell’Istruzione

È a loro, a tutte le ragazze e le donne afgane, che Audrey Azoulay, Direttore Generale dell’Unesco, ha scelto di dedicare la Giornata Mondiale dell’Istruzione 2023. In questa occasione, è stato organizzato un evento presso la sede delle Nazioni Unite, rinnovando l’appello a ripristinare e garantire il diritto fondamentale all’accesso all’istruzione.

“Nessun paese al mondo dovrebbe impedire alle donne e alle ragazze di ricevere un’istruzione” – ha dichiarato Audrey Azoulay – “L’istruzione è un diritto umano universale che deve essere rispettato. La comunità internazionale ha la responsabilità di garantire che i diritti delle ragazze e delle donne afgane vengano ripristinati senza indugio. La guerra contro le donne deve finire”.

Secondo quanto riportato dall’Unesco, attualmente l’80% di ragazze e donne, che corrispondono a 2,5 milioni, non frequentano la scuola, e non tutte le fanno per scelta. Alla metà di queste, infatti, è stato negato l’accesso all’istruzione, alle scuole secondarie e all’università. E un Paese senza istruzione, si sa, è destinato a non avere un futuro.