Alluvione in Nepal e Tibet, le cause della tragedia

Le ipotesi sulle cause della terribile alluvione che ha colpito Nepal e Tibet mercoledì 26 agosto: dall'evento sismico alla caduta di ghiccio

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Giorgia Prina

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Immagini di una tragedia, video di una marea di fango, ghiaccio e rocce. Questo è quello che ci arriva, terrorizzante nella sua inesorabile avanzata, dal tetto del mondo. Un’alluvione ha colpito il Nepal e il Tibet con estrema violenza. Il bilancio delle vittime cresce, turisti e abitanti travolti da sei piani di acqua e fango a una velocità che non lascia scampo. I video sui social mostrano il terrore e la fuga di chi è riuscito a mettersi in salvo e lasciano il cuore preda del terrore nel sapere cosa è stato travolto.

La causa della tragedia dell’alluvione in Nepal e Tibet

Le inondazioni improvvise di mercoledì mattina (ora locale) hanno coinvolto le regioni di Nepal e TIbet con una frana di ghiaccio e roccia che ha generato un torrente di fango, acqua e detriti che ha rotto gli argini del fiume Trishuli – noto anche come Bhotekoshi – che scorre tra Cina e Nepal. Case, strade, ponti e centrali elettriche sono stati spazzati via.

Gli esperti dell‘International Centre for Integrated Mountain Development, con sede a Kathmandu, hanno dichiarato che il livello dell’acqua del fiume Trishuli è salito di ben nove metri in mezz’ora. Il fiume Lhende Khola, affluente del Bhotekoshi, è stato il più colpito.

Non si tratta però di una novità per la zona. Il Lhende Khola ha infatti esondato un’altra volta poco più di un anno fa. Questa volta però sembra che l’evento sia stato innescato da una valanga di ghiaccio e roccia proveniente da un ghiacciaio sul versante nepalese, che ha ostruito il corso d’acqua provocando un’improvvisa ondata di piena a valle. Così ha ipotizzato Saswata Sanyal, specialista in riduzione del rischio di disastri presso il gruppo di ricerca sul clima.

Una valanga da un ghiacciaio all’origine dell’inondazione

La possibile causa dell’improvvisa inondazione sarebbe dunque una valanga proveniente da un ghiacciaio. Secondo quanto riportato dai media locali, mercoledì il ministro degli Esteri del Nepal, Shisir Khanal, ha riferito al parlamento che le prime informazioni suggerivano che le inondazioni potessero essere state causate da un terremoto nella zona, il quale avrebbe innescato una frana.

Tuttavia, l’US Geological Survey (USGS) ha dichiarato che, sebbene inizialmente l’evento fosse stato attribuito a un terremoto di magnitudo 4,4, analisi successive hanno rivelato che si trattava in realtà di un crollo glaciale accompagnato da un flusso di detriti – che ha provocato impatti catastrofici a valle – e che non si è verificato alcun terremoto.

Non sono inoltre pochi a ipotizzare una diretta correlazione tra il crollo del ghiacciaio e il cambiamento climatico. “Crolli glaciali di questa portata sono davvero sconcertanti”, ha affermato il Professore Andrew Mackintosh, un esperto di ghiacciai all’Università Monash di Melbourne: “Per un glaciologo è difficile non allarmarsi di fronte a eventi che sembrano diversi da quanto osservato in precedenza”. Tuttavia, ha precisato che “ne sono stati documentati così pochi che non siamo ancora in grado di esprimere giudizi certi sulla relazione specifica tra il crollo del ghiacciaio e il cambiamento climatico”. Gli scienziati, però, “sono estremamente certi del legame tra il ritiro dei ghiacciai e il cambiamento climatico”.

“Sappiamo anche che il permafrost montano si sta degradando a causa del riscaldamento climatico”, ha aggiunto Mackintosh. Ha descritto il permafrost – il terreno che rimane ghiacciato tutto l’anno – come una sorta di “collante che tiene unite le rocce e, talvolta, i ghiacciai adiacenti su pendii molto ripidi”.

L’Himalaya – che si estende tra Nepal, India, Cina, Bhutan e Pakistan – si sta riscaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale, esponendo la regione a un rischio maggiore di valanghe, frane e inondazioni.