Raffaele Sollecito torna a parlare della vicenda che ha segnato la sua vita e lo fa ripercorrendo anche alcuni momenti personali rimasti a lungo sullo sfondo. Ospite di Luca Casadei, Sollecito racconta l’infanzia, il rapporto con i genitori, la perdita della madre e gli anni dell’università, fino ad arrivare all’omicidio di Meredith Kercher, all’arresto e alla lunga battaglia giudiziaria conclusa con la sua assoluzione.
Nel suo racconto c’è anche il primo incontro con Amanda Knox, avvenuto prima che le loro vite cambiassero per sempre, ma soprattutto ci sono i ricordi della detenzione e delle conseguenze che, ancora oggi, Sollecito collega a quegli anni.
Raffaele Sollecito, il primo incontro con Amanda Knox
Prima di diventare il nome di uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi anni, Raffaele Sollecito era un ragazzo alle prese con una storia familiare complessa.
Nel racconto affidato a Luca Casadei per One More Time c’è spazio anche per quel periodo della sua vita: il divorzio dei genitori, la perdita improvvisa della madre e la quotidianità a Perugia, dove studiava e aveva iniziato a costruire la propria vita adulta.
È proprio in quegli anni che incontra Amanda Knox. I due, racconta Sollecito, si conoscono a un concerto: “Conosco Amanda a un concerto di musica classica. Vediamo che anche lei era vestita molto sportiva, aveva più o meno la nostra età”.
Tra i due nasce una relazione e Sollecito conserva il ricordo di quei primi momenti come una parentesi di normalità: “Alla fine, la porto a vedere nel Belvedere tutto il panorama dal municipio di Perugia e le do un bacio”.

L’omicidio di Meredith Kercher
Quella quotidianità si interrompe la mattina in cui Amanda lo mette in allarme: Meredith non risponde, la porta è aperta e nella casa c’è qualcosa che non torna. Sollecito racconta di aver cercato di capire cosa fosse successo, fino ad arrivare davanti alla stanza della studentessa.
Ricordando quella mattina Sollecito dice di non aver visto direttamente l’intera scena. Racconta invece di aver accompagnato Amanda fuori dalla casa, cercando di tranquillizzarla. Da quel momento, però, la vicenda cambia anche per lui: dalle ore trascorse nella casa si passa all’interrogatorio e all’accusa.
“Mi puntano una luce in faccia, mi dicono: ‘hai detto un sacco di cazzate’. Mi confondevano“, ricorda, e aggiunge di aver ricevuto, durante quelle ore, una minaccia da parte di un poliziotto.
“Mi negano completamente i miei diritti. Sono passato da persona informata sui fatti a imputato senza una normale notifica. Mi fanno firmare un foglio con scritto sotto una frase che non ho mai detto: ‘Fino adesso ho detto un cumulo di cazzate per coprire Amanda Knox’. Io ero sfinito, stanco, firmo questo foglio e tutto mi si ritorce contro”.
Il carcere e le umiliazioni
L’arresto porta Sollecito in carcere, dove trascorre i primi sei mesi in isolamento a Perugia. È un periodo che, nel suo racconto a Casadei, lascia conseguenze profonde: parla di attacchi di panico, difficoltà cognitive e perdita della percezione del tempo: “Di base stavo perdendo la lucidità perché l’isolamento protratto mi aveva fatto perdere la cognizione anche se ero vestito, se ero nudo, se avevo mangiato, se era giorno, se era notte”.

Tra i ricordi più dolorosi c’è anche quello che riguarda la questura. Sollecito racconta di essere stato costretto a spogliarsi e di aver subito il prelievo di un campione di peli pubici, una procedura che, secondo quanto riferisce, avrebbe poi scoperto essere inutile ai fini delle indagini. “Era un modo come un altro per togliermi la dignità e umiliarmi“.
La battaglia giudiziaria e il risarcimento negato
Dopo il carcere arriva una lunga battaglia giudiziaria, tra condanne, assoluzione e successive decisioni della Cassazione.
Sollecito ripercorre quelle fasi contestando il peso attribuito ad alcuni elementi dell’indagine: “Ci hanno condannati a 25 e 24 anni. Siamo stati assolti, poi la Cassazione ha detto: ‘no, avete sbagliato tutto‘”.
La vicenda si conclude con l’assoluzione definitiva, ma restano le conseguenze economiche. Sollecito racconta di aver chiesto un risarcimento per l’ingiusta detenzione senza ottenerlo.
La richiesta, spiega, era di circa 500 mila euro, mentre il percorso legale affrontato insieme al padre avrebbe comportato costi tra 1,2 e 2,3 milioni di euro. “Sono ancora in debito con l’avvocato Buongiorno”.