Chi era Sultana Razon, la vedova di Umberto Veronesi

Sultana Razon è stata madre di 6 figli e moglie di Umberto Veronesi. Dottoressa a sua volta, scelse di dedicarsi ai bambini dopo aver vissuto l’orrore della Shoah

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Maria Francesca Moro

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Giovedì 11 giugno 2026 è morta Sultana Razon Veronesi, aveva 94 anni, non abbastanza a raccogliere l’intensità di una vita che affrontò l’orrore più grande e ne trasse la voglia di fare del bene. Sultana Razon è nota per essere stata moglie dell’oncologo Umberto Veronesi, ma il ruolo di moglie non racchiude di certo la forza di questa donna, madre e dottoressa, che ha fatto della propria esistenza un esempio di coraggio e determinazione.

Sultana Razon, sopravvissuta alla Shoah

Sultana Razon, detta Susy, nasce nel 1932 a Milano, la città in cui, appena due anni prima, la sua famiglia aveva iniziato una nuova vita. I genitori di Sultana, ebrei seferditi, arrivavano dalla Turchia. Il sogno italiano durò troppo poco. Sultana non aveva neppure 10 anni quando fu strappata dalle braccia della madre e deportata in un campo di concentramento. Prima in quello di Ferramonti di Tarsia, in provincia di Cosenza, poi nello stesso Bergen-Belsen tedesco in cui morì Anna Frank.

Susy riuscì a sopravvivere all’orrore e, proprio mentre si trovava ad affrontare la morte, decise di voler studiare medicina e dedicare la propria vita a salvare le vite dei più deboli. Tornata a Milano si laureò in pediatria e intraprese la propria carriera senza svelare mai il segreto del proprio passato. Soltanto dopo la pensione Razon ha iniziato a raccontare della Shoah, portando la propria testimonianza nelle scuole cittadine.

La carriera da pediatra

Sultana Razon era una pediatra, non una qualunque. A lei si devono la fondazione dei reparti di pediatria di due dei principali ospedali milanesi, il Fatebenefratelli e il San Carlo. “Con una collega siamo andate nella strutture vuote del Fatebenefratelli e abbiamo messo in piedi il reparto di pediatria. È stata durissima, per 10 anni ho avuto sei figli e non ho mai smesso di andare in ospedale, tornavo a casa per allattarli e spesso li portavo con me in reparto. Così ho potuto dedicarmi al mio lavoro, che non ho mai lasciato per oltre 40 anni” raccontava.

Nel corso della sua lunga carriera la dottoressa si è dedicata a “progetti di ricerca scientifica e di raccolta fondi, in particolare per la ricerca sui tumori infantili”. E il cancro lo ha provato anche sulla propria pelle, per due volte, prima al seno e poi all’utero. Lo ricorda la Fondazione Umberto Veronesi, del cui Consiglio di Amministrazione Razon era uno dei membri più attivi. Quello con Umberto Veronesi fu un matrimonio nato dall’amore, ma arricchitosi grazie a una missione comune ancor più nobile.

Il grande amore con Umberto Veronesi

Sultana e Umberto si conobbero tra le corse dell’Istituto Nazionale dei Tumori, lei era una promettente studentessa, lui un giovane medico con una carriera ancora tutta in salita. Da colleghi sono diventati marito e moglie, genitori di sei figli, poi ancora compagni nella lotta contro il tumore. “Poco prima di morire, – ha raccontato Susy nell’autobiografia Il cuore, se potesse pensare. Una storia d’amore, ricerca e battaglia – lui mi ha guardato e mi ha detto ‘Susy, come sei bella’. È l’ultima cosa che mi ha detto”.