Finché morte non vi separi: le storie dei primi divorzi in Italia

Correva l'anno 1970 quando l'Italia introduceva la legge sul divorzio. Così la storia delle persone è finalmente cambiata

Insieme non si resta per dovere, ma per amore, e quando questo non c’è più ognuno ha la libertà di scegliere per sé. Di aprire le sue splendide ali e volare lontano, di innamorarsi ancora e ancora. Ma prima, neanche troppo tempo fa, non era questo che succedeva. Perché il matrimonio era una sorta di patto col diavolo a tempo indeterminato senza clausole d’uscita. Poi le cose, fortunatamente, sono cambiate.

Correva l’anno 1970 quando, nonostante le numerose opposizioni degli esponenti della Democrazia Cristiana, l’Italia introduceva il divorzio e così lo scioglimento del matrimonio. Perché fino a quel momento donne e uomini che avevano scelto di suggellare le promesse d’amore convolando a nozze per i più diversi motivi, erano costretti a restare insieme, “finché morti non vi separi”, appunto.

E sembra quasi di immaginarle quelle persone, uomini e donne costretti a trascorrere la vita e la quotidianità sotto lo stesso tetto. Coppie che discutevano, litigavano e arrivavano persino a odiarsi, altre che erano così estranee e lontane, ormai, da smettere persino di parlare tra di loro. Ma il matrimonio c’era, e quello non poteva essere annullato.

1º dicembre 1970

Poi ecco che il 1º dicembre del 1970 tutto è cambiato. La legge n° 898 – disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio – entrata in vigore il 18 dello stesso mese, dava a tutte le coppie convolate a nozze la possibilità di scegliere.

Non è stato facile raggiungere questo traguardo, tanti i pareri contrari come dimostra quel referendum abrogativo organizzato da tutti i partiti di opposizione. Ma la decisione ormai era stata presa e non si poteva più tornare indietro. Nessuno avrebbe voluto farlo come dimostra il mantenimento della legge dopo il suddetto referendum.

E poi? E poi ecco che grazie a quella legge le persone sono tornate a essere libere. Libere di scegliere la propria strada, di ricominciare, di amare altri uomini e altre donne perché la legge ha decretato la fine del matrimonio. E lo hanno fatto quelle persone, come dimostrano i dati diffusi nel tempo.

Cinquant’anni dopo c’era una media di 3 divorzi ogni 100 matrimoni, ma quello era solo l’inizio. Nel 2017 i coniugi che avevano richiesto lo scioglimento delle nozze erano già un quinto e negli altri anni la percentuale è via via sempre più aumentata. Oggi quasi una coppia di coniugi su due sceglie di divorziare.

Il divorzio nel mondo

Alcuni Paesi hanno riconosciuto questa libertà delle persone già da tempi, altri come l’Italia, la Spagna e il Portogallo ci hanno messo un po’ di più. Eppure ci sono ancora due luoghi, nel mondo, dove lo scioglimento del matrimonio non è possibile, stiamo parlando delle Filippine e della Città del Vaticano.

Se nella Città del Vaticano l’assenza della procedura per il divorzio è facilmente intuibile, il caso delle Filippine resta una nota dolente per tutto il mondo e soprattutto per i cittadini che, in più occasioni, hanno confermato di volere una legge che sciolga il matrimonio. Ma la coesistenza di politica, religioni e culture estremamente conservatrici ancora non rende possibile questo passo.

Luisa Benassi, la prima divorziata d’Italia

Ma torniamo in Italia e a quel giorno che cambiò per sempre la storia del nostro Paese e delle persone che lo abitavano. Il 29 dicembre del 1970 fu il tribunale di Modena ad applicare per primo la nuova legge sul divorzio per permettere a Luisa Benassi di sciogliere il suo matrimonio.

Una pioniera, una donna coraggiosa ma anche una “donnaccia” come tutti la definivano per essersi svincolata dai doveri coniugali. Tante le critiche, le offese e i giudizi che ha ricevuto quando, a quei tempi, c’era ancora chi considerava il divorzio una cosa inaccettabile. Eppure lei che all’epoca aveva 25 anni e un figlio di 7 si sentiva intrappolata in una gabbia dalla quale rischiava di non liberarsi mai.

E invece la donna, modenese di origini, con l’emanazione della legge sul divorzio ha scelto di diventare libera, non più subordinata al ruolo di moglie, come la società del tempo voleva. E non è stato facile per lei che si è trovata senza il supporto della famiglia e dei conoscenti. Perché divorziare era scandaloso, inconcepibile. Perché allora tutti avrebbero parlato male di lei, l’avrebbero scrutata dal basso verso l’alto tra le strade e i vicoli di Castelvetro.

Eppure la voglia di libertà era più forte di ogni timore. Perché al suo fianco c’era un marito che lei non amava più. Un uomo che non la faceva sentire amata e che anzi la consumava da dentro. Così lo ha fatto, è uscita da quella prigione e si è recata in tribunale per firmare le carte del divorzio.

E nonostante l’esperienza di una vita coniugale infelice, Luisa Benassi non ha smesso di credere nell’amore o nell’istituzione del matrimonio. Come ha dichiarato la donna in un’intervista concessa al quotidiano Libero, ha ritrovato l’amore ed è convolata di nuovo a nozze, questa volta con la persona giusta.

Tina Rocci: come il divorzio ha cambiato (anche) la sua vita

E non è stata l’unica, Luisa Benassi, a vedere nel suo divorzio una seconda possibilità, un cambiamento e un miglioramento della sua stessa vita. È successo anche a Tina Rocci, una delle prime donne divorziate in Italia, la cui storia è stata raccontata dal Centro donna Padova.

Era giovane Tina quando è salita sull’altare. Aveva solo vent’anni eppure era già invasa dai dubbi e dalle incertezze, ma si lasciò convincere dal fatto che si trattava solo dell’ansia prematrimoniale, quella che invade il cuore delle spose. Così è convolata a nozze con il suo fidanzato.

Ma i suoi sospetti erano fondati. Non ci è voluto poi molto affinché si rendesse conto che suo marito era in realtà un estraneo, un uomo con il quale non condivideva niente. Ogni tanto evadeva, ma la sua unica alternativa era quella di trascorrere del tempo a casa dai genitori, da sola.

Alla fine, con l’approvazione della legge del divorzio in Italia, Tina Rocci vede la sua possibilità di salvezza, la chiave d’oro che le permette di uscire dalla stanza della sua prigione. Il 7 gennaio del 1971 Tina si è presentata in tribunale insieme a suo marito e, consensualmente, hanno espresso il desiderio di sciogliere il loro matrimonio. E così è stato fatto.

Anche in questo caso Tina non aveva perso la fiducia nell’amore, semplicemente aveva sposato la persona sbagliata, motivo per il quale, dopo il divorzio, è ritornata sull’altare stringendo le mani all’uomo che amava davvero.