Libertà e persona. La storia del divorzio in Italia

Dopo una lunga e faticosa battaglia oggi non si sta più insieme per dovere, ma per amore

C’è stato un tempo in cui la privazione della libertà di scelta passava anche per i sentimenti. Già perché a quei tempi, che vi assicuriamo non sono neanche così lontani, quando si sceglieva un marito lo si faceva per sempre. Tradimenti, mancanze di rispetto, litigi e violenze: una volta sposati, indipendentemente dall’epilogo di quella relazione, non si poteva tornare più indietro.

E oggi? Come siamo arrivati all’epoca in cui una Linda Wolfe detiene il primato con ben 23 matrimoni alle spalle? Nel mezzo ci sono state tante battaglie che hanno fatto leva sulla cultura di massa per cercare di abbattere quei muri, troppo grandi e spessi, relativi agli ideali conservatori e arcaici che sono appartenuti a quell’Italia troppo tempo imprigionata dal cattolicesimo, prima, e dal fascismo, poi.

Oggi, invece, non si sta più insieme per dovere, ma per amore. E, anzi, dal 2015 si può dire addio al coniuge anche in soli sei mesi grazie al rito abbreviato.

La possibilità di scegliere l’epilogo della nostra vita coniugale oggi ci sembra una cosa scontata, ma non è stato sempre così. E non sono neanche così lontani i tempi in cui la Democrazia Cristiana aizzava le folle per protestare contro la legge sul divorzio del 1970.

Ma ormai era deciso. Così, dopo una lunga e stremante seduta parlamentare durata un giorno intero, il 1 dicembre del 1970 la normativa fu approvata. I valori della famiglia tradizionale, quella tra uomo e donna che devono stare insieme e procreare fino alla morte, erano stati scardinati.

Quel 1 dicembre del 1970 è in realtà solo la conclusione di un processo lunghissimo che durava da più di un secolo. Della possibilità di divorziare si parlava già nell’Ottocento, ma con l’influenza della chiesa e della dittatura fascista, la concretizzazione di istituire una normativa legata alla fine di un matrimonio era sempre più lontana.

Poi, grazie all’accorpamento dei due testi sullo scioglimento del matrimonio proposti prima dal socialista Loris Fortuna, e poi dal liberale Antonio Baslini, la nuova normativa venne approvata. Non ci volle poi molto affinché vennero avviate le prime pratiche del divorzio, non senza indispettire i sostenitori della famiglia tradizionale.

Così, ecco un referendum abrogativo proposto, voluto e preteso da Dc e Msi nel 1974. Vinse il no e, negli anni successivi, ci fu la riforma del diritto di famiglia, poi la legge sull’aborto e l’abrogazione del delitto d’onore. L’Italia ormai era già proiettata verso un futuro fatto di diritti civili e libertà personali.

A distanza di poco più di mezzo secolo, possiamo dire quel 1 dicembre fu il giorno che cambiò il nostro Paese e che lo liberò dagli ideali arcaici, patriarcali e obsoleti che passavano per valori, considerati tradizionali, che non sono ancora stati sepolti del tutto. C’è chi oggi avanza proposte su proposte per rendere impossibile lo scioglimento del matrimonio, per ridurre drasticamente la pratica dell’aborto e per intrappolare le donne in una condizione di dipendenza economica del proprio coniuge.

Cinquantuno anni fa fa cambiava l’Italia, ma quello che doveva essere solo il primo passo di un percorso verso una rivoluzione si è arrestato e, peggio, sembra stia tornando indietro. Per questo è importante ricordare, affinché si guardi al passato per non commettere più gli stessi errori.

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