Pillola del giorno dopo: lasciateci la libertà di scelta

Il corpo è nostro e decidiamo noi il nostro destino. Per questo la contraccezione d'emergenza non si tocca

Nell’ottobre del 2020 l’AIFA stabiliva la possibilità di acquistare la pillola dei 5 giorni dopo in farmacia, senza ricetta, anche da parte delle minorenni. Dopo il trambusto mediatico, e il ricorso da parte di alcune associazioni prolife – che da tempo sostengono che dietro la Pgd ci sia un aborto mascherato – il TAR ha confermato la decisione precedentemente adottata.

Questo è solo l’ultimo dei tanti episodi che ha visto protagonista la pillola del giorno dopo, già al centro di una lunga storia di lotte femminili, pregiudizi e battaglie ideologiche la cui esistenza si è intrecciata inevitabilmente con gli altri diritti non concessi, come quello dell’aborto, per i quali le nostre mamme, e ancora prima le nostre nonne, hanno combattuto. Gli stessi per i quali alcune donne combattono ancora oggi.

Cos’è la pillola del giorno dopo?

La pillola del giorno dopo (Pgd) è un farmaco assunto dalle donne come metodo di contraccezione di emergenza, entro le 72 ore, 3 giorni, o 120 ore, 5 giorni, successive a un rapporto sessuale. L’Organizzazione mondiale della sanità ha catalogato la pillola come anti-ovulatorio, che impedisce il rilascio dell’ovulo dalle ovaie, e non va confuso con il farmaco per l’interruzione volontaria di gravidanza, il RU-486.

Nell’Unione Europea, dal 2002, la pillola del giorno dopo è stata al centro di diversi dibattiti. Nonostante il Parlamento europeo sulla salute e i diritti sessuali raccomandasse di agevolare l’accesso alla contraccezione d’emergenza a prezzi accessibili, sono passati molti anni affinché questo farmaco fosse messo a disposizione senza la ricetta medica in molti Paesi, tra questi l’Italia.

Sul nostro territorio, infatti, la pillola del giorno dopo è diventata farmaco SOP, ovvero senza obbligo di prescrizione, dal 10 ottobre 2020.

Gli ostacoli alla libera scelta delle donne

Nonostante la notizia del TAR, che conferma la decisione presa lo scorso ottobre, gli ostacoli alla libera scelta delle donne sui propri corpi, sono ancora troppi. Lo abbiamo visto durante la pandemia, quando l’accesso all’aborto è stato ostacolato in alcune regioni, più che in altre. E lo vediamo anche nell’eccessivo ricorso del personale sanitario al diritto di sollevare obiezione di coscienza e rendere difficoltosa, così, l’interruzione volontaria della gravidanza.

Eppure è nostro il diritto di scegliere del nostro corpo e della nostra vita. La sola notizia che la pillola c’è, ci fa tirare un respiro di sollievo. Possiamo assumerla o non assumerla, ma c’è. Possiamo fare l’amore senza avere paura nel caso ci fosse un’emergenza.

Ma c’è il rovescio della medaglia, ovvero la presenza di tutte quelle persone che piuttosto che accettare che abbiamo questa libertà, che ci spetta di diritto, ci accusa di assumere qualcosa che va contro la funzione biologica, che ci compromette, che è sbagliato.

Per questo non possiamo abbassare la guardia, né oggi, né mai. Ed è vero che i diritti delle donne non sono mai scontati e che dobbiamo sempre combattere, anche se non è giusto. Ma il corpo è nostro e decidiamo noi. Perché l’interruzione della gravidanza è un nostro diritto, così come lo è la contraccezione di emergenza.

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