Ogni anno l’8 marzo si celebre la Giornata Internazionale della Donna, una ricorrenza speciale che non è solo una festa, ma un momento per ricordare le conquiste sociali, economiche, politiche e le lotte per la parità di genere.
E dietro questa giornata, spesso raccontata con leggerezza, c’è una storia molto profonda fatta di conquiste, ribellioni silenziose e libertà ottenute passo dopo passo. Non solo una ricorrenza simbolica, ma un promemoria di quanto il presente che viviamo sia il risultato di battaglie recenti e per nulla scontate.
Il lungo percorso dei diritti delle donne dal dopoguerra: lo spartiacque del diritto di voto
C’è stato un tempo, neanche troppo lontano, in cui per una donna italiana scegliere la propria vita non era affatto scontato. Non si trattava solo di poter lavorare o studiare, ma di essere riconosciute come individui con desideri legittimi, ambizioni e diritti. La storia dell’emancipazione femminile in Italia non è fatta di un’unica grande rivoluzione, ma di tante piccole fratture nel muro delle consuetudini che nel tempo, a fatica, hanno segnato una svolta.
E mentre nel dopoguerra la parola “emancipazione” entrava lentamente nel linguaggio pubblico, insieme all’idea che la cittadinanza non potesse essere divisa in due, la vera svolta arrivò quando l’Italia si ritrovò a ricostruire le città e la propria coscienza civile, con le donne che avevano partecipato alla Resistenza, avevano lavorato, organizzato, sostenuto famiglie e comunità, e non potevano più essere ignorate.
Così nel 1946 arrivò il primo vero punto di svolta per la popolazione femminile, ovvero il diritto di voto, e con esso un’immagine nuova: file di donne davanti ai seggi, alcune emozionate, altre determinate, tutte consapevoli di essere entrate in uno spazio che fino a poco prima era proibito.
La Costituzione sancì formalmente l’uguaglianza, ma la realtà restava più complessa perché i diritti scritti sulla carta non erano ovviamente riusciti a cancellare il vero problema di fondo che restava la mentalità. Negli anni successivi, infatti, la vita quotidiana delle donne italiane continuò a oscillare tra libertà conquistate e limiti culturali duri a morire. Servirono altre riforme, altre battaglie e altre generazioni disposte a mettersi in gioco: la strada era ancora lunga, ma il percorso tracciato.
I diritti delle donne conquistati tra gli anni ’60 e ’70: dal divorzio all’aborto
Gli anni Sessanta e Settanta furono il momento in cui la voce femminile smise definitivamente di essere un sussurro: le piazze, i collettivi, i dibattiti pubblici portarono al centro temi che riguardavano il corpo, la famiglia, il lavoro, la possibilità di scegliere e piano piano arrivarono leggi decisive come quella sul divorzio, la riforma del diritto di famiglia, l’interruzione volontaria di gravidanza. Non erano solo provvedimenti normativi, ma segnali di una società che stava imparando a riconoscere l’autonomia femminile come parte della propria democrazia.
Le tappe di questo processo furono vertiginose: nel 1963 si permise alle donne di accedere a tutte le cariche, professioni ed impieghi pubblici, inclusa la Magistratura; nel 1970 venne legalizzato il divorzio con un iter giuridico più breve; nel 1975 si stabilì la parità tra coniugi, passando dalla potestà maritale all’eguaglianza e sottolineando la responsabilità e il dovere di entrambi i genitori nella crescita dei figli, mentre nel 1978 fu approvata la famosa legge 194 che regola l’aborto, confermata poi con un referendum del 17 maggio 1981.
I diritti delle donne dagli anni ’80 ad oggi: dalla parità salariale alla lotta contro la violenza
Dagli anni ’80 ai giorni nostri sono state introdotte molte altre leggi a tutela dei diritti fondamentali come l’abolizione del delitto d’onore e del matrimonio riparatore (1981) e il diritto alla parità sul lavoro (2010) con il rafforzamento della parità retributiva e la promozione di condizioni di lavoro flessibili. E poi ancora l’introduzione delle quote rosa nei consigli di amministrazione (2011) e l’approvazione delle leggi contro stalking e violenza sulle donne che furono introdotte tra il 2009 e il 2013.
E ancora, in anni più recenti, c’è stata l’introduzione nel 2018 del Codice Rosso che mira a rafforzare la protezione delle vittime di violenza domestica e di genere, accelerando le procedure giudiziarie, mentre l’agognata parità salariale arriverà solo nel 2019 con una legge che obbliga le aziende con oltre 100 dipendenti a redigere un rapporto biennale sulla parità di genere e sulle retribuzioni.
Infine nel 2020 viene introdotto il diritto a un congedo retribuito per le donne vittime di violenza di genere, per permettere loro di affrontare situazioni di emergenza e recupero e, nel 2021 il governo italiano adotta un nuovo piano strategico per prevenire e contrastare la violenza contro le donne, con misure specifiche per la sensibilizzazione, la prevenzione e il supporto alle vittime.
Molte delle libertà che consideriamo oggi normali sono in realtà conquiste recentissime perché la storia delle donne non è mai davvero conclusa e ancora oggi è un racconto in corso, scritto ogni giorno da chi decide di occupare il proprio spazio nel mondo com’è giusto che sia.