Women at Business, dove donne e aziende si incontrano

Con Women at Business Laura e Ilaria, ex manager, hanno creato un luogo dove si "matchano" le competenze professionali femminili e le esigenze delle imprese, alla luce di un nuovo progetto di lavoro basato sulla flessibilità

Laura e Ilaria, ex manager in importanti aziende italiane e straniere, hanno creato un algoritmo in grado di matchare le competenze professionali femminili, troppo spesso inespresse o non adeguatamente valorizzate, con le esigenze delle imprese. Un sito, Women at Business, “donne al lavoro”, auto esplicativo già dal nome, che si pone come obiettivo quello di mettere in contatto le donne e le imprese, alla luce di un nuovo progetto di lavoro femminile basato sulla flessibilità e la possibilità di conciliare lavoro e famiglia.

Sono loro stesse a raccontarci meglio il loro progetto.

Chi, come, quando, ovvero: a chi per prima è venuta l’idea, da cosa e nata e perché?
L’idea nasce da un’esigenza personale di Laura che tornando in Italia dopo tanti anni all’estero, aveva voglia di continuare a lavorare. A 50 anni ha pensato, però, che il reinserimento del mondo del lavoro sarebbe stato difficile. Quindi perché non ideare uno strumento che aiuti le donne a rientrare nel mondo del lavoro attraverso l’innovazione e la tecnologia? Così, a settembre 2019, a pranzo con Ilaria, ex collega ma soprattutto amica di lunga data, il progetto prende forma e si avviano ricerche di mercato, business plan, verifiche di fattibilità legali, di privacy e GDPR, flussi per realizzare la piattaforma e l’algoritmo di matching. Abbiamo così capito che il lavoro femminile in Italia era un territorio inesplorato dall’innovazione e noi lo abbiamo fatto nostro. Da qui muove i primi passi Women at Business

Perché proprio questo nome e perché la scelta dell’inglese?
Anche il nome è stato oggetto di analisi perché volevamo che fosse autoesplicativo e raccontasse subito in maniera intuitiva a chi fosse dedicato il progetto e con quale obiettivo: donne al lavoro. In inglese perché all’estero le donne lavorano, perché è la lingua del business, della tecnologia e dell’innovazione.

Laura ha vissuto e lavorato a Londra. È arrivata da lì la spinta al progetto?
Si, la spinta è arrivata dall’esperienza all’estero. Il confronto quotidiano con realtà in cui il gender gap non è così marcato e dove il mercato del lavoro è caratterizzato da una maggiore mobilità e flessibilità sono stati i due pilatri da cui è partita la nostra riflessione. In questi paesi un periodo di stop della carriera non viene giudicato come qualcosa di negativo ed insormontabile ma anzi la cultura del “Gap Year” è stata inventata dal mondo anglosassone come momento di arricchimento personale e di soft skill utili in ambito professionale.

La vostra è “una comunità nata per far emergere le competenze spesso non adeguatamente espresse delle donne”. In Italia manca (ancora) la capacità di valorizzarle adeguatamente?
Si, in Italia le competenze femminili sono ancora poco valorizzate e considerate di secondo grado a prescindere dalla tipologia. A casa, purtroppo, ci sono troppe donne con competenze incredibili, con esperienze professionali importanti e di tutti i livelli e senza una vera chance per potersi rimettere in gioco. E anche di tutte quelle che stanno lavorando, solo una piccolissima parte riesce a sfruttare a pieno le competenze che ha. Come ha detto di recente Mario Draghi: “Le donne devono accettare piuttosto che scegliere, obbedire invece di inventare, solo perché sono donne”.
E noi proponiamo alle donne e alle aziende uno strumento concreto per valorizzare e fare circolare le loro competenze grazie ad un algoritmo che non giudica ed è meritocratico.

Avete anche scritto: “Ci poniamo l’obiettivo di accendere i riflettori anche su chi non rientra nel percorso ‘standard’ o ideale o fintamente lineare che abbiamo nel libro dei sogni”.  Ce lo spiegate meglio?
Quello che proponiamo è un nuovo paradigma per il lavoro femminile, basato sulla flessibilità e possibilità di conciliare gli altri “lavori di cura”, famigliari, domestici che culturalmente gravano sulle spalle delle donne. Non per tutte una carriera lineare è la risposta giusta alla propria realizzazione professionale ed economica, una nuova progettualità, lavorando anche per obiettivi e a progetto, può essere considerata una valida alternativa alla carriera pensata su un modello maschile.
Lavorare a progetto o per obiettivi non significa lavorare meno o peggio o essere precari, ma è il fatto di poter vivere la propria professionalità in modo fluido e flessibile.

Quale tipologia di lavoratrice si è rivolta maggiormente a voi?
Non è una tipologia di lavoratrice ma è un tipo di donna con un determinato mindset. Sono donne aperte al nuovo, al futuro che hanno voglia di rimettersi in gioco e di investire su se stesse anche rendendo digitali le competenze che non nascono tali, quindi studiando e intraprendendo percorsi di upskilling e reskilling utili a tal fine. Le professionalità sono di tutti i generi, c’è anche chi non ha mai lavorato perché ha terminato il percorso di studi negli anni del Covid. Le giovani neolaureate trovano difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro e uno strumento come il nostro è stato colto immediatamente essendo loro native digitali.

Quali problemi lamentano in particolare le donne che si iscrivono?
Ogni storia è a sé e noi conosciamo solo quelle che ci vengono raccontate via mail da chi ha voglia di condividere. Noi non chiediamo il problema ci poniamo come soluzione.

E quale tipologia di azienda si rivolge a voi?
Il servizio è rivolto a tutti le tipologie di aziende: dalle start up alla grande azienda ma anche lo studio professionale e la società di consulenza. Chi ci ha già scelto è ovviamente lungimirante, con l’obiettivo di cambiare insieme a noi la cultura in un’ottica migliorativa per la donna, sposando così la nostra missione di sostenibilità sociale delle competenze femminili che si riassume nel nostro motto “Together, to- get- her”. Insieme per portare la singola donna nel mondo del lavoro.

Maternità e lavoro: c’è ancora tanta strada da fare in Italia?
Qui la strada è lunga, il cambiamento deve partire da due fronti: quello della donna e quello dell’azienda, creando una nuova armonia che permetta l’accrescimento della società stessa grazie al contributo di tutti. Ad oggi siamo il paese con il tasso di natalità più basso d’Europa e l’occupazione femminile ai minimi storici dopo l’espulsione di genere avvenuta post pandemia. È evidente che questo sistema non funziona.

Ad oggi siete soddisfatte dei risultati? O vi aspettavate qualcosa di diverso?
Siamo molto soddisfatte di quanto abbiamo costruito in un solo anno di vita e che anno! Gli obiettivi sono molto sfidanti e ambiziosi, ma questo ci da grande energia e slancio per il futuro.

Alla luce della vostra esperienza personale cosa vi sentite di dire ad una donna amareggiata dalla situazione, che non riesce a trovare lavoro e a conciliare famiglia e professione?
Consigliamo di iscriversi a Women at Business che è una corsia preferenziale per trovare un nuovo progetto professionale adatto alle competenze della singola donna. Il tutto in totale privacy perché nessuno può fare browsing nel database e ogni singola donna decide da quale azienda, con cui ha avuto il match dall’algoritmo, vuole farsi vedere. Questo sistema permette alle donne che stanno lavorando ma che non sono contente di testare il valore della propria competenza sul mercato in assoluto anonimato.

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