“Gli anni trascorsi assieme a Luciano mi stanno aiutando in questo periodo”: Nicoletta Mantovani si racconta in esclusiva

INTERVISTA ESCLUSIVA - "Luciano ripeteva sempre che era lui il più giovane della coppia": Nicoletta Mantovani racconta il rapporto con il grande tenore, la sua eredità artistica e il ricordo di Lady Diana

Grazie ad una voce unica, squillante negli acuti e ricca nel mezzo, Luciano Pavarotti è divenuto una delle più grandi leggende della musica di tutti i tempi, annoverato tra i più importanti tenori di sempre. Eppure la grandezza di Luciano non si fermava alle sue enormi doti artistiche, ma proseguiva anche sul terreno della generosità e dell’altruismo, che lo hanno contraddistinto durante tutta la sua vita. Tantissime sono – come fa notare sua moglie Nicoletta Mantovani – “le lezioni di vita che Luciano ha lasciato dietro di sé”. A cominciare da quella che ha permesso proprio alla signora Mantovani di affrontare una grave malattia.

Una storia durata più di dieci anni, quella tra Nicoletta e Luciano, che ha riempito le cronache rosa di tutto il mondo. Lei è una timida studentessa di Scienze Naturali che inizia a lavorare per l’evento “Pavarotti International“, lui la più grande star della lirica di tutto il mondo. Dal 1993 Nicoletta inizia poi ad assumere ruoli sempre più importanti per il tenore: impiegata, segretaria, poi assistente personale, e la sua carriera lavorativa si muove di pari passo con l’amore che nutre verso Luciano.

Un amore ricambiato immensamente dal grande tenore, che al fianco di Nicoletta ha vissuto una seconda giovinezza, come del resto anche la sua arte che ha subìto in quel periodo un’ibridazione sempre maggiore con la musica pop e rock. Non a caso, sono proprio gli stessi anni in cui è nato il mitologico evento “Pavarotti & Friends”, ricordato ancora oggi nella storia della musica.

Fondatrice e attuale direttrice della Fondazione dedicata al Maestro Pavarotti, Nicoletta Mantovani ci ha rilasciato una stupenda intervista esclusiva.

Chiederlo in altri periodi sarebbe scontato, oggi lo è un po’ meno: come sta?
Sto bene, stranita come tutti da questo periodo di arresto forzato e inaspettato. Ma, come tanti, ho cercato di prendere il meglio dalla quarantena e dal fatto di dover rimanere ferma: riordino di cassetti e di pensieri, quindi! E poi, ho avuto molto più tempo da trascorrere con mia figlia, di solito i rispettivi impegni quotidiani ci consentono di stare insieme solo la sera, mentre questo tempo regalato ci ha permesso di parlare e condividere molto di più. Io ne sono stata felice…spero anche lei!

A proposito di sua figlia, com’è Nicoletta Mantovani da mamma?
Questa è una domanda che dovrebbe essere rivolta ad Alice! Io cerco di essere una mamma presente ma non asfissiante, di essere vicina senza “ingombrare”, in grado di esserci nelle difficoltà ma cercando di lasciare la libertà necessaria a mia figlia per crescere seguendo le sue inclinazioni e le sue passioni, senza forzature di nessun tipo. Sono diventata un genitore single quando Alice aveva quattro anni e mezzo, questo mi ha procurato a lungo molta ansia, non potevo condividere con nessuno tutte le preoccupazioni connesse con la crescita di un figlio…ma ho cercato di non fare ricadere le mie paure su Alice, ma tenerla il più possibile serena. Non so se ci sono riuscita, ho fatto del mio meglio…spesso “navigando a vista”.

Che ricordo ha invece di Luciano come papà?
Luciano per Alice è stato un padre affettuosissimo e presente. A differenza del passato, i suoi impegni in quegli anni erano meno numerosi, poteva prendersela con un po’ più di calma. Alice ed io lo seguivamo dappertutto, abbiamo viaggiato con lui durante il Farewell tour, Luciano non voleva perdersi un momento della sua crescita. Giocavano insieme, dipingevano insieme, guardavano la TV…per Alice è stato un tempo breve ma intenso e prezioso, e così pure per Luciano naturalmente. Questa paternità arrivata tardi lo aveva elettrizzato, rinvigorito, è l’effetto che sempre fa una nuova vita ma nella maturità è qualcosa che apprezzi ancora di più, a cui attribuisci un valore più grande.

Luciano Pavarotti e Nicoletta Mantovani con la figlia alice


In che modo la voce e il ricordo di Luciano la stanno aiutando a superare questo momento così difficile per tutti?

La voce di Luciano sa portare in alto, questo sono certa che sia vero non solo per me! Poi, il ricordo dell’ottimismo e della solarità di Luciano mi ha aiutato, certo. Lui aveva vissuto il tempo della guerra e ne era uscito con un viscerale amore per la vita, con una capacità amplificata di apprezzare le cose semplici. Ecco, questa chiave di lettura ho cercato di tenerla sempre presente in questi giorni difficili.

Qual è l’eredità spirituale che Luciano ha lasciato a lei e – più in generale – a tutto il mondo?
E’ difficile individuarne una sola, sono tante le “lezioni” di vita che Luciano ha lasciato dietro di sé. Luciano ha mostrato con il proprio esempio che non bisogna mai sentirsi arrivati, ma occorre sempre continuare a impegnarsi per migliorare; ha sempre sostenuto anche che non basta avere un talento o un dono, come lui aveva avuto la voce, ma è necessario coltivarlo con lavoro duro e perseveranza. È sempre rimasto una persona con i piedi per terra, molto genuino e autentico, sapendo che il successo non era un valore e che le cose importanti della vita non si misurano con i premi e riconoscimenti. Diceva che nel mondo si parlava spesso di barriere, ma quella più insidiosa secondo lui era la barriera dell’indifferenza. Ecco perché ha voluto mettere il suo successo al servizio di chi aveva bisogno, prestare la voce a chi non l’aveva. Coltivare uno sguardo che sa guardare lontano da sé, questo forse rimane l’esempio più grande.

Rispetto all’eredità artistica di Luciano – invece – vede dei nomi oggi che possano essere considerati suoi degni successori?
Come Luciano, non amo indicare un “successore” o un “erede”, perché credo che un talento debba emergere non per comparazione con qualcun altro, ma perché ha caratteristiche e virtù proprie, che lo rendono unico. Nel panorama attuale, ci sono voci meravigliose e già affermate e che tanti altri successi possono raccogliere ancora: tra questi annovero senza dubbio Francesco Meli, Vittorio Grigolo e Saimir Pirgu. Tra i giovanissimi, spesso mi rendo conto che è difficile trovare talenti capaci di durare a lungo, in parte è cambiato l’approccio a questo tipo di lavoro. Come in molti ambiti, anche nel canto molti giovani talenti cercano di arrivare all’apice sin da subito, anche magari se la voce non è del tutto matura o se ancora non c’è una solida preparazione alle spalle. Ci sono tanti giovani validi, con delle voci belle che possono davvero arrivare in alto…spero che sappiano gestire con intelligenza, diligenza e cura questo loro dono, senza mai smettere di studiare: è lo stesso consiglio che avrebbe dato loro Luciano!

Oggi il ricordo del grande Pavarotti vive sicuramente grazie alla sua musica e anche grazie al lavoro della Fondazione: quali progetti avete messo in campo in questo periodo complicato e quali avete in programma per il futuro?
Durante la quarantena abbiamo trasmesso delle dirette via Facebook, selezionando performance inedite ma straordinarie, come i Live dal MET di New York nei primi anni Novanta. Il riscontro è stato entusiastico! Per il futuro stiamo naturalmente lavorando per riaprire il museo in sicurezza, già dal prossimo 18 Maggio. E vorremmo arricchire l’estate anche con iniziative all’aperto: la casa museo di Modena ha la fortuna di essere immersa in una bellissima area verde e, quindi, vorremmo sfruttarla al meglio. Nel lungo periodo, il sogno rimane quello di riuscire a dare vita alla Pavarotti Academy, una scuola per formare i giovani talenti dell’opera.

Al dì là del genio artistico, qual è l’elemento speciale che le ha fatto amare così tanto Luciano Pavarotti?
Luciano era una persona straordinaria, di una carisma immenso, riempiva la stanza solo con il suo sorriso. Era un grandissimo eppure rimasto una persona semplice, con la curiosità di una bambino. Ripeteva spesso che nella coppia era lui il più giovane, e in un certo senso aveva ragione…il suo entusiasmo per la vita, per la ricerca di nuove cose ed esperienze, la capacità di stupirsi alle volte sembravano quelli di un adolescente. Era impossibile non innamorarsi della sua carica vitale, e della sua umanità.

Abbiamo visto tutti pochi giorni fa su Rai1 il documentario di Ron Howard, che racconta anche la meravigliosa amicizia tra Luciano e Lady Diana. Lei personalmente che ricordo ha della Principessa?
Una persona straordinaria nella sua semplicità, proprio come Luciano; sapeva metterti subito a tuo agio, senza formalismi. Una donna eccezionalmente umana e sinceramente interessata a fare del bene, ogni causa che sosteneva era sentita, non faceva nulla per “dovere” ma la sua attenzione era rivolta ai più bisognosi…voleva sfruttare al massimo la sua posizione privilegiata per fare cose buone.

La Principessa Diana e Luciano Pavarotti nel 1991 a Londra. (Getty Images)

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