Benedetta De Luca, quando la disabilità è bella ed ironica

Da bambina credevo che la mia disabilità fosse normale, fino a quando in classe non hanno organizzato una gara di ballo. Ho pianto, ma ho capito che avrei danzato lo stesso.

Irene Vella Giornalista televisiva

Mi sono innamorata di Benedetta De Luca in una giornata come tante, una di quelle in cui scorrendo i suggerimenti di Instagram mi è apparso questo video, una bella ragazza bionda, sorriso contagioso, musica accattivante con alle spalle il mare, la didascalia sopra recitava così “Se la vita ti dà 100 motivi per piangere…”, “tu trovane 101 per sorridere”.

Mi sono detta ecco uno degli “ottordicimila” video motivazionali, poi però mi sono soffermata un attimo e ho continuato a leggere “ps. non sono caduta in mare, ho messo il freno alle ruote.” ed ho realizzato che quella giovane spettacolare donzella aveva davvero una marcia in più, e non era quella della carrozzina: era una ragazza disabile che si prendeva in giro, un connubio che rappresenta la perfezione, che squarcia quel velo di ipocrisia che vuole le persone diversamente abili considerate alla stregua di madonnine di porcellana, asessuate e per forza buone.

E invece ecco Benedetta, con la sua quarta di seno ben in vista, la sua risata travolgente, e la sua voglia di vita così forte da prenderti e portarti via, lei che ha fatto dei suoi difetti il suo punto di forza, e la sua ironia il punto di partenza.

Una a cui puoi dire “siamo persone in gamba, noi” senza pensare di aver appena fatto una gaffe, perché è lei per prima a darsi della rintronata quando, dopo averle mostrato un video per salutare le lettrici di DiLei, mi ha scambiato per Sonia Bruganelli, dicendo che ero bellissima, ed in quel momento l’ho amata un pochino di più perché io sbaglio i nomi di continuo, addirittura metto i tag di attrici al posto di altre, ed ho deciso che l’avrei raccontata, avrei raccontato la sua storia di resilienza e paura, di ironia e voglia di vivere, perché una che fa un video intitolato “quando ti fidanzi con una ragazza disabile puoi…parcheggiare vicino, andare ai concerti gratis, saltare la fila alle poste” per me ha già vinto tutto. E così eccola in esclusiva per le lettrici di DiLei.

Benedetta-De-Luca

Benedetta De Luca – Credit: Antonello Hank Trezza ed Emanuele Giacomini

Chi è Benedetta DeLuca? 
Benedetta De Luca è una ragazza di 32 anni di Salerno, laureata in Giurisprudenza, attivista per i diritti delle persone con disabilità, una delle prime fashion influencer disabili, organizzatrice di eventi di moda inclusiva e fondatrice del brand “italian inclusive fashion” con un piccolo “difetto di fabbrica”, una disabilità motoria.

Quando hai avuto la consapevolezza della tua disabilità? 
Io con la mia disabilità ci sono nata, la mia è una malattia rara: “agenesia del sacro” che colpisce una persona su 60.000 nati, (come vincere al Superenalotto, che fortuna, eh?) quindi per me questa è la normalità, non riuscirei ad immaginarmi capace di camminare, di correre o ballare.

Anche se spesso mi capita di sognarlo. Da bambina non ci davo molto peso, non mi sentivo diversa, fino a quando in classe non hanno avuto la brillante idea di organizzare una gara di ballo. In quell’occasione ho capito che c’era qualcosa di diverso in me, tornando a casa in lacrime. Ma crescendo ho capito che non avevo molta scelta, questa è la vita che mi è stata donata e l’avrei vissuta nel migliore dei modi, anche con una disabilità. 

Quanto è importante la Famiglia per reagire e prendere consapevolezza di se stessi?
Credo sia tutto. Mia madre mi ha sempre trasmesso la voglia di amarmi davanti allo specchio, ha sempre creduto in me, mi ha dato tanta libertà come qualsiasi altra ragazza della mia età. Mio padre adesso non c’è più e purtroppo mi sono persa tanti anni con lui, ma quando ero bambina mi ha aiutata tanto ed è per questo che voglio esserci per chi magari non ha un appoggio familiare.

Disabilità e sessualità. Perché ancora oggi se ne parla con pudore, come se le persone disabili non avessero pulsioni sessuali?
Mi è capitato di tutto: dall’anziana signora che vedendomi col mio ragazzo l’ha definito mio fratello o peggio ancora il mio badante, dall’uomo che mi guarda con modi ammiccanti quando sono seduta in macchina, per poi guardarmi in modo pietoso o spaventato vedendomi scendere in carrozzina, come se fosse un vero e proprio peccato desiderare una donna disabile.

Purtroppo nell’immaginario collettivo la persona con disabilità è asessuata, chiusa in una bolla di protezione, come se fossimo eterni bambini. Ed è per questo che appoggio l’idea dell’approvazione della legge sull’assistenza sessuale delle persone con disabilità grave anche in italia, promossa da Maximiliano Ulivieri.

Tante sono le storie di mamme che soffrono, costrette a masturbare i propri figli con disabilità intellettiva grave, in quanto bisogno fisiologico di ogni uomo (ma anche donna se proprio vogliamo dirla tutta) quindi è inutile nascondersi dietro ad un dito, anche il sesso dovrebbe essere un diritto di tutti. 

Quando hai deciso di diventare una disability Model?
In realtà è nato tutto un po’ per caso, ma ho sempre avuto una grande passione per lustrini e paillettes,  da bambina sfogliavo con piacere le riviste di moda anziché i fumetti.  Poi ho iniziato a sfilare per alcuni eventi inclusivi, fino a quando non sono passata alla direzione artistica nonché organizzazione degli stessi, facendo sfilare sulla passerella dell’inclusione più di trenta modelle con diverse disabilità. Una delle gioie per me più grandi.

Conta di più il cervello o la bellezza per farsi ascoltare?
Essere belli esteticamente per poi non avere contenuti e non sapersi relazionare, credo serva a ben poco. Però ritengo che curare il proprio aspetto fisico sia importante, può darti più sicurezza, almeno per me è così, un filo di rossetto, un po’ di profumo, i capelli sempre in ordine ed il gioco è fatto. Insomma una piccola dose di entrambi non fa male.

“Sentirsi belle è una vera sfida, ma la sfida è proprio questa. Mai far soffocare la propria femminilità.” Questa tua citazione mi piace molto. Perché non sentirsi bella o non all’altezza è un problema tipicamente femminile. Cosa fai quando ti senti giù?
Ci sono giorni in cui mi sento davvero a terra, quindi quasi mi impongo di coccolarmi, mi sistemo i capelli e il make up, ma non lo faccio per gli altri, solo per me stessa. Nei giorni più tristi mi truccavo anche durante il lockdown, chiusa in casa, anche in ospedale , volevo guardarmi allo specchio e sentirmi bene.

Il tuo Instagram è pieno di video emozionanti, emozionali e ispirazionali, come hai capito che quella era la carta vincente del tuo social?
Il mio sogno è il piccolo schermo, amo le telecamere e mi sento a mio agio quando parlo in un programma televisivo, così ho reso il mio Instagram il mio piccolo show e in poco tempo sono riuscita ad arrivare nel cuore di tanti.

Ho capito che la gente ha bisogno di storie motivazionali, di ironia, autoironia e se la mia storia può essere d’aiuto a tante ragazze che vivono una condizione simile, ne sono davvero felice.  Ogni giorno ricevo attestati di stima, soprattutto messaggi di tante ragazze che sono riuscite a ritrovare la loro femminilità grazie ai miei post, video, storie.

Molte di loro hanno avuto un incidente quindi hanno dovuto stravolgere il loro armadio (non potendo più indossare tacchi per esempio) ma quelli che mi trasmettono più emozione sono quelli dei genitori di bambini disabili che mi prendono ad esempio per il futuro dei loro figli.

Cosa sogni per il futuro?
Vorrei trovare il mio posto nel mondo, sul piano artistico vorrei riuscire a realizzare i miei sogni nella moda, realizzando la mia capsule collection di abiti eleganti ma pratici per chi ha una disabilità, che purtroppo ho dovuto interrompere dopo la morte di papà.

Vorrei continuare a crescere come influencer parlando di disabilità e bellezza e magari un domani anche sul piccolo schermo o attraverso il cinema. Sul piano giuridico sto studiando per il concorso in carriera prefettizia, un percorso molto ambizioso, ma le sfide fanno parte di me. E poi se devo sognare, lo faccio in grande.

Benedetta De Luca

Benedetta De Luca – Credit: Antonello Hank Trezza ed Emanuele Giacomini

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Benedetta De Luca, quando la disabilità è bella ed ironica