Quella fottuta voglia di tornare a vivere (seguendo le regole però)

Con il liberi tutti o quasi, abbiamo assistito ad assembramenti di qualunque genere, senza rispettare le poche regole rimaste a difenderci dal Covid 19

Irene Vella Giornalista televisiva

Oggi 26 aprile 2021 doveva essere una data storica per l’Italia della pandemia, dopo settimane, che sono diventate mesi, di zona rossa e arancione, con bar e ristoranti chiusi, il coprifuoco attivo e tante serrande abbassate, con divieto di spostamento tra comuni, finalmente si torna a respirare aria di libertà, insieme alla primavera. Tante regioni sono finalmente tornate gialle, un colore questo, tanto agognato e desiderato, che però, visto quello che è accaduto nella giornata di ieri, potrebbe trasformarsi in un colossale boomerang. Già perché proprio ieri, nella giornata della Liberazione, è avvenuto quello che si sperava non accadesse più, quello che ognuno di noi credeva che la maggior parte degli Italiani avesse capito, assembramenti di qualunque genere, da Nord a Sud. Con canti, balli, rave senza rispettare le poche regole rimaste a difenderci dal Covid 19, mascherina e distanziamento sociale.

Sul web è un proliferare di video che mostrano persone festanti, e per l’amore del cielo nessuno contesta la naturale voglia di socializzazione, la ricerca di quello che tanto ci è mancato in questo anno e mezzo di restrizioni, ma cosa ha impedito ai manifestanti di farlo seguendo le indicazioni che anche i bambini delle scuole elementari hanno imparato a memoria?

A Bologna mascherine del tutto assenti al parco di Villa Angeletti, teatro di una festa non autorizzata dove almeno 500 persone si sono date appuntamento di buon mattino e si sono riunite scacciando, di fatto, le famiglie già sul prato, ballando e bivaccando, ammassati e incuranti delle regole anti Covid, fino a sera. Stessa situazione a Firenze dove la festa della Liberazione ha richiamato in Santo Spirito almeno 2000 persone. Tra musica e comizi, la piazza ha iniziato ad affollarsi di comitive già dalla tarda mattinata, ed erano davvero pochi quelli che responsabilmente indossavano la mascherina. Un gigantesco assembramento difficile da controllare che, a un certo punto della giornata si è spostato anche sul sagrato della basilica dove c’era anche un’orchestra, con balli, bandiere, fumogeni, bottiglie di vino e birra.

A Roma la spiaggia e i ristoranti di Ostia sono stati presi d’assalto, mentre a Milano sui social e sui vari siti di informazione gira un video realizzato nel quartiere Brera dove si vedono ragazzi cantare e ballare, con le mascherine abbassate, e darsi poi alla fuga all’arrivo della polizia.

Vorrei sottolineare che la persona che scrive, quella dietro alla tastiera, ha avuto vent’anni, e probabilmente li ha avuti anche in un momento favoloso per le relazioni sociali, quello che aveva appena iniziato a conoscere i cellulari, ma che riusciva ancora a camminare guardando la strada e quello che c’era intorno, senza fissarsi davanti a uno schermo, e mi ricordo bene quella fottuta voglia di vivere a mille, senza averne mai abbastanza di nulla, che fosse una storia o un amico, quelle serate infinite di confidenze e balli, di gioia urlata e di meravigliosi e festanti assembramenti.

Dico questo perché quella dannata voglia di vivere mi è rimasta appiccicata addosso, quando sento una canzone partire alla radio, quando vedo un tramonto sul mare, o quando penso agli aperitivi con le mie amiche, quindi capisco ognuno di voi, capisco i ragazzi bolognesi, fiorentini, romani e milanesi, capisco la voglia di festeggiare una liberazione alternativa, quella dalle costrizioni, dai divieti e dal contatto social, vorrei solo che lo facessero con più attenzioni, non inficiando le restrizioni a cui tutti siamo stati sottoposti.

Questi mesi di pandemia sono stati difficili per tutti, per gli anziani che si sono visti bruciare gli ultimi scampoli della loro vita, lontani dagli affetti e costretti a una solitudine bastarda; per quelli di mezza età, come me, noi ragazzi degli anni 80, che adesso ne abbiamo cinquanta suonati, e che il virus sembra aver proprio preso di mira in questo momento; per i giovani che sono stati rinchiusi in stanze minuscole con i loro visi stanchi e vuoti davanti ad un pc; per i bambini che non sanno più cosa voglia dire giocare tutti insieme in un parco senza sentirsi dire dai propri genitori di non abbracciare nessuno.

Questo non vuole essere un articolo di predica, vuole essere un invito alla prudenza, proprio perché è sotto gli occhi di tutti quello accaduto qualche settimana fa con la Sardegna, la prima regione in Italia ad essere dichiarata zona bianca, dove era stato riaperto tutto, e che è passata direttamente al rosso, pagando lo scotto di 157 focolai arrivati a stroncare il turismo delle prenotazioni estive appena iniziato. Nessuno dice che non ci si debba divertire, nessuno nega la voglia di ballare fino all’alba o di cantare, finalmente a un concerto, facciamolo però con prudenza, non rendiamo vani gli sforzi fatti fino a qui, non mettiamo in crisi l’estate prima che sia iniziata, non facciamo chiudere i cinema che sono appena riaperti o non mettiamo a rischio l’aperitivo con gli amici, solo per fare i “coglioni” per qualche ora.

Facciamo che sia una fottuta voglia di vivere con la mascherina e distanziamento sociale, perché tutti ci meritiamo di tornare a essere liberi. Anche noi che le regole le abbiamo sempre rispettate.

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Quella fottuta voglia di tornare a vivere (seguendo le regole però)