E se le donne diventassero il peggior incubo degli uomini?

Cassie è La donna promettente. La protagonista di una storia fatta di vendetta, sessismo e violenze che non può lasciarci indifferente

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Sabina Petrazzuolo

Lifestyle editor e storyteller

Scrittrice e storyteller. Scovo emozioni e le trasformo in storie. Lifestyle blogger e autrice di 365 giorni, tutti i giorni, per essere felice

Un film thriller, un esordio alla regia e una polemica. Un vero e proprio caso che ha spaccato i generi. Stiamo parlando di Una donna promettente, la prima pellicola di Emerald Fennell che racconta una storia fatta di vendetta, sessismo e violenze che non ci lascia indifferenti.

C’è una ragazza, la protagonista di questa storia, sdraiata sulla sedia. Ha il trucco sbavato e i cappelli in disordine, sembra faccia fatica a tenere gli occhi aperti. Dall’altra parte un gruppo di ragazzi la scruta da lontano. Avrà bevuto troppo – pensano – perché non approfittarne?

E lo fanno. Perché così fanno tutti, dice il film, che afferma neanche troppo velatamente che in ogni uomo si nasconde un violentatore. Ma non sanno che quella fanciulla apparentemente intorpidita dall’alcol è in realtà più lucida che mai e aspetta soltanto vendetta.

Una donna promettente

Una donna promettente è il primo film che vede alla regia Emerald Fennell. La pellicola, vincitrice dell’Oscar per la migliore sceneggiatura originale, parla della violenza contro le donne, degli abusi e dei soprusi, dei “se l’è andata a cercare” e della colpevolizzazione della vittima alla quale, troppe volte, abbiamo assistito. Un film che non salva nessun uomo. Neanche chi non ha compiuto la violenza ma ne è stato complice.

Una trama che, ovviamente, fin dall’esordio del trailer ha fatto discutere spaccando a metà il pubblico. Da una parte le portavoci del Me Too, nel quale il film si inserisce sposando il dibattito portato avanti dal movimento, dall’altra gli uomini che rivendicano la possibilità di dire la loro, che si discostano dall’omologazione sottolineata nella pellicola. “Non siamo tutti così”, dicono. E hanno ragione, vogliamo ben sperare.

Un film che ha fatto discutere fin da subito, non solo per la sua trama ma anche per quella polemica che ha visto slittare la data di uscita a causa della protesta sul doppiaggio dell’attrice transessuale Laverne Cox affidato a un uomo. A questo si è aggiunta anche il cast scelto per la pellicola. Protagonista assoluta, infatti, è Carey Mullighan, che interpreta Cassie – già nota al pubblico per i ruoli intepretati in Drive e Il Grande Gatsby – che è la donna promettente a cui il titolo fa riferimento.

La trama del film

Ma di cosa parla il film che ha spaccato l’opinione pubblica? Di una donna dall’anima dark segnata per sempre dallo stupro avvenuto ai danni della sua migliore amica, Nina, durante gli anni del college. Nessuno crede alla sua versione dei fatti e, le dinamiche, sono molto più di un cliché: un video diffuso sui social, l’istituto scolastico che insabbia tutto grazie al potere che ha la famiglia del carnefice – un figlio di papà -, e il tentativo riuscito di infangare Nina, per farla tacere. La ragazza non regge il peso di quello che è successo e dopo essere sprofondata nella depressione si suicida.

Tutti vanno avanti con le loro vite. Lo fa anche Cassie apparentemente, ma lei conosce la verità: sa che sono tutti complici, tutti colpevoli da punire. E ora che la sua migliore amica non c’è più deve vendicarsi. Così nel weekend indossa i panni malconci di una ragazza sbronza per far cadere i maschi nella sua trappola, per coglierli in fragrante prima che compiano la violenza. Lo schema si ripete, fino a quando il passato ritorna nel suo presente.