La forza di raccontare. Ricordando Maria Grazia Cutuli

Il 19 novembre veniva pubblicato il suo ultimo articolo, quello alla quale stava lavorando da settimane, nonostante la pericolosità della situazione. Perché l'unica cosa che contava, per lei, era raccontare al mondo ciò che i suoi occhi vedevano

Il 13 settembre del 2001, mentre il mondo era ancora scosso dagli attentati dell’11 settembre, Maria Grazia Cutuli volava verso l’Afghanistan come inviata per il Corriere della Sera. Quella era per lei l’occasione di conoscere, scoprire, capire e raccontare al mondo ciò che i suoi occhi vedevano, attraverso la scrittura e i suoi articoli.

Purtroppo, però, i suoi grandi sogni vengono spezzati il 19 novembre dello stesso anno, quando nei pressi di Sarobi, mentre provava a entrare nella capitale afghana, viene assassinata insieme Julio Fuentes, inviato di El Mundo, e altri due corrispondenti dell’agenzia Reuters. Quello stesso tragico giorno, il Corriere della Sera pubblica il suo ultimo pezzo: la presenza di un deposito di gas nervino situato nella base operativa di Osama bin Laden. Con quella scoperta rivelata, Maria Grazia Cutuli, dice addio per sempre al mondo.

Sono passati ormai venti lunghi anni da quell’assassinio. Eppure nessuno ha mai dimenticato la giovane giornalista. Non l’hanno fatto i colleghi italiani e internazionali e non lo hanno fatto neanche in Afghanistan, dove nel distretto di Injil, in provincia di Herat, è sorta una scuola in suo onore. E chissà se i talebani, adesso al potere, rispetteranno la memoria di quella donna forte e coraggiosa che ha osato sfidarli, o se di lei proveranno a cancellare la memoria.

Nei racconti dei colleghi che la conoscevano bene, il ritratto di Maria Grazia Cutuli è nitido e chiaro. Tutti la ricordano come una donna libera e indipendente, intelligente e curiosa. Aveva scelto di intraprendere una sola strada, una passione, una vocazione, quella della scrittura. E così tenne fede ai suoi sogni durante la sua breve vita distrutta da diversi colpi di arma da fuoco che, vigliaccamente, la colpirono alla schiena.

Nata a Catania il 26 ottobre del 1962, Maria Grazi Cutuli si appassiona subito alla scrittura collaborando con i giornali locali. Trasferitasi a Milano, diventa una giornalista professionista, e inizia a collaborare con l’UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite maturando esperienza nel campo della politica estera. Così ecco l’incarico che aspettava da una vita, un lavoro al Corriere della Sera.

Con gli attentati dell’11 settembre 2001 a New York, la giovane giornalista viene inviata in Afghanistan. È la sua grande occasione, quella che sarà anche l’ultima.

Per Maria Grazia Cutuli sono stati istituiti tre premi giornalistici, alcune scuole italiane portano il suo nome e libri e documentari parlano di lei. Nel 2008 è nata a Catania anche la Fondazione Cutuli, a lei dedicata. Adesso la giornalista è una via di Milano, un piazzale a Catania, una strada di Roma. È un pezzo di storia del Paese destinato a vivere eternamente nella nostra memoria.

Maria Grazia Cutuli

Maria Grazia Cutuli in Afghanistan

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La forza di raccontare. Ricordando Maria Grazia Cutuli