Cos’è il TMC degli alimenti surgelati?

TMC, cosa lo differenzia dalla data di scadenza? La maggior parte delle persone confonde questi due termini presenti sulle confezioni degli alimenti surgelati

TMC, termine minimo di conservazione: la maggior parte delle persone tende ad equiparare il termine minimo di conservazione con la data di scadenza. Entrambi questi termini sono introdotti a livello normativo dal decreto legislativo del 23 giugno 2003 n.181. Che cos’è il TMC? Il termine minimo di conservazione indica un intervallo di tempo che va dai 3 ai 6 mesi fino ai 2 anni, che viene stabilito dall’azienda in base alle materie utilizzate nella produzione, al trattamento industriale e al metodo di confezionamento. In questo periodo che viene indicato sull’etichetta degli alimenti surgelati e non solo, il produttore garantisce al consumatore una conservazione ottimale del prodotto, con il mantenimento delle caratteristiche nutrizionali e organolettiche.

Una volta trascorso il termine minimo di conservazione, il prodotto può essere comunque consumato, in quanto non mette a rischio la salute del consumatore, ma può variare le sue qualità organolettiche. In genere, il termine minimo di conservazione viene indicato sugli alimenti surgelati, ma anche sugli alimenti secchi che hanno un lungo periodo di conservazione, come ad esempio la pasta, il riso, l’olio extravergine di oliva, l’olio di semi, il caffè, i biscotti, i succhi di frutta e molto altro ancora. Il TMC viene indicato con la frase Da consumarsi preferibilmente entro. A volte i supermercati per non buttare gli alimenti, mettono in vendita i prodotti molto vicini al termine minimo di conservazione con sconti fino al 50%.

Pur essendo commestibili, oltre il termine minimo di conservazione gli alimenti perdono il loro sapore, quindi è consigliabile rispettare questo termine. La data di scadenza, invece, viene indicata con la dicitura Da consumarsi entro, e determina la data entro la quale il prodotto è idoneo al consumo. Al contrario del termine minimo di conservazione, la data di scadenza deve essere rispettata obbligatoriamente, in quanto il consumo di prodotti oltre questo termine può costituire un pericolo per la salute del consumatore.

In genere, la data di scadenza viene indicata su prodotti facilmente deperibili, come ad esempio il latte, i formaggi, le carni fresche, la pasta fresca, e il pesce. Il decreto legislativo 181/03 vieta ai supermercati e ai commercianti in generale, di vendere un prodotto surgelato a partire dal giorno successivo alla data di scadenza presente sull’etichetta del prodotto. Tutti coloro che violano questa norma vanno incontro ad una sanzione pecuniaria che va dai 1600 ai 9500 euro. Al contrario, per la vendita di prodotti oltre il termine minimo di conservazione non esiste alcuna sanzione.

Cos’è il TMC degli alimenti surgelati?