Villa Reale di Monza, i preziosi arredi di Casa Savoia tornati dopo 100 anni

Dopo un secolo a Londra, tredici arredi di Casa Savoia sono tornati alla Villa Reale di Monza: la storia del recupero e della Reggia del Piermarini

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Serena De Filippi

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Hanno viaggiato per un secolo, attraversato la Manica, arredato saloni diplomatici a Londra. E adesso sono di nuovo a casa. Tredici pezzi appartenuti alla Villa Reale di Monza, dispersi negli anni Venti insieme a tanti altri tesori della Reggia, sono rientrati nella loro sede originaria nel luglio del 2026, rimettendo insieme, tassello dopo tassello, un patrimonio che la storia aveva smembrato.

Gli arredi di Casa Savoia sono tornati in Italia

Il pezzo che cattura subito l’attenzione è un tavolo in stile Luigi XVI, scolpito e dorato, con il piano in marmo nero. Un tempo si trovava nella Sala del Trono; insieme a lui hanno fatto il viaggio di ritorno sedie, poltroncine, una dormeuse e un busto di Giuseppe Garibaldi (di Ercole Rosa, lo scultore ottocentesco che modellò anche il grande monumento equestre a Vittorio Emanuele II, quello che troneggia in piazza del Duomo a Milano).

Come sono finiti a Londra? La vicenda ci riporta al momento più drammatico della storia della Reggia. Dopo l’assassinio di Umberto I, avvenuto a Monza il 29 luglio 1900, Casa Savoia voltò le spalle alla villa. La regina Margherita fece subito portare al Quirinale gli oggetti a lei più cari, e da lì cominciò un lento svuotamento. L’atto finale arrivò con la cessione della dimora al Demanio, alla fine della Prima guerra mondiale, quando furono usati per arredare ambasciate e consolati.

I tredici pezzi in questione viaggiarono per il Regno Unito intorno al 1926, assegnati all’ambasciata italiana. Negli ultimi decenni si trovavano all’Istituto Italiano di Cultura, nella sede storica di Belgrave Square. E lì sarebbero probabilmente rimasti, se qualcuno non avesse notato un dettaglio prezioso: su quei mobili resistevano ancora le targhette e i contrassegni degli antichi inventari sabaudi. E queste etichette, a distanza di oltre un secolo, hanno permesso di riconoscere l’origine monzese degli arredi.

La Villa Reale di Monza

Tra i capolavori del neoclassicismo italiano, nata nel Settecento durante la dominazione austriaca e affidata al genio di Giuseppe Piermarini, lo stesso architetto della Scala di Milano, l’idea fu della stessa imperatrice Maria Teresa d’Asburgo, che la volle come residenza estiva per la corte del figlio Ferdinando, governatore della Lombardia austriaca. La scelta ricadde su Monza, quasi a suggellare il legame tra la capitale imperiale e Milano. Piermarini ricevette l’incarico nel 1777 e completò l’edificio in appena tre anni, mentre per i giardini, curatissimi, servì qualche stagione in più.

La villa è imponente: settecento stanze e ventiduemila metri quadrati. Con Napoleone diventò residenza reale, scelta dal viceré Eugenio di Beauharnais come sua dimora. E reale restò a lungo, anche dopo l’Unità d’Italia, quando ci abitarono i Savoia. Fino al 1900, l’anno del regicidio, che chiuse per sempre questa storia.

Poi vennero i decenni difficili, tra l’incuria e le competenze divise tra troppi enti. Per il grande restauro bisognò aspettare il 2012. Due anni di lavori, e nel 2014 la Reggia riaprì le porte: si possono visitare gli appartamenti di Umberto I e Margherita di Savoia, che conservano ancora parte degli arredi originali, insieme alle sale di rappresentanza e agli ambienti allestiti a fine Ottocento per ospiti illustri, dall’imperatore di Germania Guglielmo II al futuro Vittorio Emanuele III.