Ogni autunno, quando Bake Off Italia torna in televisione e i concorrenti tornano a infarinarsi le mani, dietro di loro c’è sempre una grande dimora lombarda. È diventato un tratto distintivo del programma, quasi quanto le prove tecniche: Bake Off Italia ha legato la sua immagine a quattro ville storiche fino a oggi, tutte tra la Città metropolitana di Milano e la Brianza.
Villa Arconati ha aperto la strada nelle prime due edizioni, poi è arrivata Villa Annoni dalla terza alla quinta, quindi la parentesi di Villa Bagatti Valsecchi nella sesta. Dal 2019 il testimone è passato a Villa Borromeo d’Adda, ad Arcore, che nel 2026 ospita la quattordicesima edizione: l’ottava stagione di fila.
Villa Borromeo d’Adda, la location di Bake Off Italia dal 2019
Partiamo da dove tutto accade oggi, ad Arcore, in provincia di Monza e Brianza. Villa Borromeo d’Adda comprende due residenze originariamente distinte: quella ai piedi del colle e la Montagnola, edificata nel Settecento per volontà dell’abate Ferdinando d’Adda. Le due proprietà vennero successivamente riunite per eredità.
Il volto attuale del complesso porta soprattutto la firma dell’Ottocento, quando una serie di trasformazioni gli diede quell’impronta eclettica che vediamo ancora. Intervenne Giuseppe Balzaretto sull’edificio, e disegnò la sistemazione paesaggistica del parco per Giovanni d’Adda. Dopo il 1880 toccò a Emilio Alemagna occuparsi dell’ampliamento e del rifacimento delle ali laterali.
Il parco lascia spesso senza fiato, con un’ampia zona all’inglese, boschi e alberi monumentali, un parterre formale realizzato nel 1908, geometrico e ordinato. E tra gli angoli più preziosi c’è la Cappella Vela, che custodisce le sculture di Vincenzo Vela e le decorazioni di Lorenzo Vela. La villa appartiene al Comune di Arcore dal 1980 e, dopo un restauro, è tornata visitabile al pubblico nel 2018. L’anno seguente, dalla settima edizione, è diventata la casa fissa del programma.
Villa Arconati, la prima dimora scelta da Bake Off Italia
Torniamo indietro, alle origini del programma nel 2013 e nel 2014, quando il tendone sorgeva a Castellazzo di Bollate, dentro il Parco delle Groane. Villa Arconati, che da queste parti chiamano confidenzialmente il Castellazzo, deve la sua grandezza a un uomo con la passione del collezionismo. Nel 1610 la comprò Galeazzo Arconati, che la trasformò in una grande villa di villeggiatura, anche per ospitare le sue collezioni.
Un nome, quello di Arconati, che si intreccia con Leonardo: Galeazzo possedette il Codice Atlantico e nel 1637 lo donò alla Biblioteca Ambrosiana, dove si trova ancora. La fisionomia monumentale della dimora arriva dalle trasformazioni tra Seicento e Settecento, e la sistemazione settecentesca mostra i caratteri del tardo Barocco lombardo, con una punta di influenze francesi. Proprio da qui nasce il soprannome di piccola Versailles lombarda, dovuto all’imponenza dell’insieme e a quel gusto d’Oltralpe.
Il giardino formale venne ripensato secondo il modello francese, con parterre, assi prospettici, fontane, statue e giochi d’acqua. All’interno spicca il Salone delle Feste, dove i fratelli Galliari, pittori e scenografi attivi anche per la Scala, dipinsero scene mitologiche e architetture illusorie. E poi c’è la grande statua romana che la tradizione chiama Pompeo Arconati, anche se gli studi la riconoscono come un ritratto dell’imperatore Tiberio. Oggi la dimora ospita la Fondazione Augusto Rancilio, impegnata nel recupero del complesso.
Villa Annoni, il Neoclassicismo di Cuggiono
Dal 2015 al 2017, per tre edizioni, il programma si spostò a Cuggiono, sempre nel Milanese, in una villa di tutt’altro carattere. Villa Annoni mostra uno stile legato spiccatamente al Neoclassicismo. La volle Alessandro Annoni all’inizio dell’Ottocento, e il primo progetto, del 1805, si lega al nome di Leopold Pollack. Alla morte dell’architetto, l’anno seguente, i lavori proseguirono sotto Giuseppe Zanoia, fino al completamento nel 1809.

L’impianto è monumentale, disegnato a U. Il corpo centrale accoglieva la residenza vera e propria, mentre le ali laterali ospitavano gli ambienti di servizio, le stalle e le scuderie. Anche in questo caso il parco è unico, ventitré ettari abbondanti secondo il gusto romantico e paesaggistico all’inglese. Il Comune di Cuggiono acquistò la proprietà nel 1979, e dal 2007 la villa ospita il municipio insieme ad alcuni spazi museali, restituendo alla comunità un pezzo importante della sua storia.
Villa Bagatti Valsecchi, l’unica location scelta per una sola edizione
C’è infine una dimora a cui il programma è stato legato per una sola stagione, la sesta, trasmessa nel 2018. Siamo a Varedo, in Brianza, dove la famiglia Bagatti è documentata fin dal Cinquecento. Il nucleo originario della villa è settecentesco, ma il suo aspetto attuale nasce quasi tutto dalla grande trasformazione avviata dai fratelli Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi negli anni Ottanta dell’Ottocento.

Quegli interventi vengono svolti nel gusto eclettico e storicista dell’epoca, con una rilettura del barocchetto lombardo e richiami al neobarocco e al neorinascimento. Il complesso comprende la corte d’onore, le scuderie, la foresteria, il parco e un lunghissimo viale prospettico che punta verso Palazzolo Milanese: lo progettò nel 1881 l’ingegnere Domenico Laveni, e supera il chilometro di lunghezza.
Nel porticato che collega alcune dipendenze vennero riutilizzati elementi provenienti dal Lazzaretto di Milano, demolito alla fine dell’Ottocento. Il parco alterna una sistemazione formale lungo l’asse principale e aree laterali di gusto paesaggistico. Oggi la proprietà fa capo alla Fondazione La Versiera 1718, che ha come socio unico il Comune di Varedo.