Dalla vetrata del soggiorno si contano le guglie una per una: la torre del municipio, i campanili della città vecchia, i frontoni a gradoni delle case mercantili, i tetti rossi che scendono verso il fiume. È la vista che una coppia nippo-americana ha comprato insieme all’appartamento, sull’Isola dei Granai di Danzica, la lingua di terra che i magazzini medievali avevano reso il cuore commerciale della città e che la Seconda guerra mondiale aveva cancellato.

Quell’area è tornata alla vita da pochi anni, dopo un lungo recupero, e ospita oggi edifici di nuova costruzione affacciati sul centro storico. In uno di questi ha lavorato l’architetto Jan Sikora, dello studio Sikora Interiors and Architecture, con una consegna insolita: costruire una casa per le vacanze che avesse davanti mille anni di storia della città, e dentro due culture che con quella storia non c’entravano nulla.
Indice
Una casa unifamiliare in cima a un palazzo
L’appartamento funziona come se fosse una piccola villetta sul tetto di un edificio. Al piano di sotto si sviluppa tutta la vita comune, con soggiorno, cucina e un piccolo bagno cieco di servizio, mentre nell’area soppalcata, sotto le falde del tetto, si apre la camera padronale con il suo bagno e un angolo studio affacciato sulla grande vetrata.

La zona giorno è a doppia altezza e una scala metallica sale al soppalco, che affaccia sul vuoto attraverso un parapetto in vetro e cavi d’acciaio. Sopra il soggiorno pendono in grappolo le Formakami disegnate da Jaime Hayon per &Tradition, lanterne in carta di riso con i dettagli in rovere tinto nero, che citano l’Oriente senza farne una scenografia per turisti. Attorno al tavolo da pranzo si riconoscono le CH24, Wishbone chair che Hans J. Wegner disegnò nel 1949 ispirandosi ai ritratti dei mercanti cinesi seduti sulle loro poltrone.

Le pietre della Casciubia, il punto in cui Danzica somiglia al Giappone
L’elemento più sorprendente del progetto è a terra. Studiando l’architettura tradizionale giapponese, Sikora racconta di aver individuato un dettaglio che la avvicina a quella della sua regione: le pietre posate davanti all’ingresso di casa. Così ha cercato quelle giuste in Casciubia, la regione della Polonia settentrionale di cui Danzica è la capitale storica, le ha fatte tagliare e le ha portate dentro il soggiorno, in una fascia che corre lungo la parete azzurra. È la prima volta che lo studio impiega questa soluzione, e il risultato assomiglia a un lembo di costa baltica entrato in casa, con lo stesso rispetto per i materiali che portano il segno del tempo che guida il recupero degli edifici storici.

Intorno, la scelta dei materiali resta morbida, in contrasto armonico con la durezza della pietra. Il rovere riveste pareti, soffitti e librerie, i tessuti sono bouclé e lane chiare, l’unica nota accesa arriva da una poltrona in pelle cognac che lo studio indica come citazione americana, un rimando al comfort delle grandi e accoglienti sedute dei living d’oltreoceano.
La cucina, un dipinto di ceramica contro l’acciaio americano
La cucina mette in scena l’incontro tra le due anime della casa nel modo più letterale. Il rivestimento dietro i fuochi è composto da grandi lastre lucide il cui disegno a rami fioriti su fondo scuro forma un dipinto continuo esteso a tutta la parete: la parte giapponese del progetto.

Contro quella superficie lavorano i piani in acciaio inox, che rappresentano invece l’apporto occidentale, fatto di funzionalità e resistenza. Le ante in rovere con maniglie a listello e una striscia di piastrelle a pois che sfuma nel parquet completano un ambiente compatto, disposto su tre lati.
Il bagno che non nasconde la vista
Al piano di sopra il letto guarda direttamente i campanili attraverso una grande vetrata, e il bagno padronale prosegue la stanza senza pareti piene, separato solo da lastre di vetro. La scelta è deliberata: Sikora si chiede perché, per rilassarsi, si dovrebbe chiudere lo spazio e rinunciare a guardare fuori, e ricorda che qui si tratta comunque di un luogo privato, abitato da una coppia.

Anche in questo ambiente una parete è occupata da un murale in ceramica, con fiori e piante su fondo chiaro. Davanti, una accogliente vasca freestanding dalla forma alta e raccolta, di quelle giapponesi pensate per immergersi seduti, con rubinetteria che smorza con il colore caldo dell’ottone l’aspetto tecnico e contemporaneo. Il mobile lavabo in rovere e il pavimento a intarsi geometrici chiudono un ambiente che invita alla cura di sé.

Quello che il progetto rivendica non è l’effetto scenografico, ma un interno morbido, fatto di imbottiti e dettagli, dove non c’è nulla di appariscente. Una casa per riposare, creare, vivere e amarsi.
