Caffè e farmaci: quando la pausa caffè interferisce con la terapia

Alcuni farmaci che assumiamo nella nostra quotidianità possono interagire con il caffe e la caffeina, alterando i propri effetti sul corpo umano. Scopri quali sono queste categorie di medicinali.

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Biagio Flavietti

Farmacista e nutrizionista

Farmacista e nutrizionista, gestisce dal 2017 una pagina di divulgazione scientifica. Appassionato di scrittura ed editoria, lavora come Web Content Editor per alcune realtà del settore farmaceutico e nutrizionale.

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La pausa caffè è uno dei rituali quotidiani più irrinunciabili per gli italiani. Infatti, non si tratta di una semplice bevanda da sorseggiare, ma di un momento di socialità con amici e colleghi, un modo per staccare dal lavoro e dallo studio, oppure per prendersi un paio di minuti con sé stessi. Eppure, in pochi sanno che il caffè può interferire con alcuni medicinali, integratori e terapie farmacologiche che si stanno seguendo.

La caffeina, che è la principale molecola contenuta all’interno di questa bevanda consumata in tutto il mondo, presenta degli effetti diretti sul sistema nervoso, sul metabolismo e sull’assorbimento intestinale. Tutti meccanismi che possono interferire con l’azione di diverse molecole farmacologiche, utilizzate per i più disparati problemi di salute.

In questo articolo, esploreremo le principali interferenze tra farmaci e caffè, valutandone gli effetti e capendo come comportarsi per evitare che le proprie terapie diventino inefficaci, ma senza rinunciare al piacere di un buon caffè.

Perché il caffè può interferire con i farmaci

Il caffè non è una semplice bevanda scura e dal sapore amaro, ma è una miscela complessa di componenti bioattive, che agiscono in diverso modo su cellule e tessuti dell’organismo. Una delle molecole principali presenti all’interno di questa bevanda è la caffeina, che è anche la maggiore responsabile delle interazioni farmacologiche con i medicinali.

Questa molecola viene metabolizzata dagli enzimi del citocromo P450 (CYP1A2) presenti a livello del fegato e coinvolti in molte altre reazioni di metabolizzazione dei farmaci.

Quindi, quando il caffè viene assunto in grandi quantità o in prossimità dell’assunzione di altri medicinali si può avere una modifica dell’assorbimento intestinale di principi attivi farmacologici, una competizione con gli enzimi che devono provvedere al metabolismo di caffè e farmaci e quindi prolungare l’emivita dei farmaci all’interno del sangue.

Questi problemi possono sia potenziare sia indebolire gli effetti farmacodinamici delle diverse terapie, generando effetti collaterali talvolta anche molto pericolosi.

6 tipologie di farmaci che interferiscono con il caffè

Non tutti i farmaci interagiscono con il caffè, ma esistono gruppi che meritano particolare attenzione e che è importante ricordare, in modo da evitare interazioni problematiche per la salute:

Farmaci antibiotici

Gli antibiotici della classe dei fluorochinoloni, come ad esempio la ciprofloxacina, rallentano i processi di metabolizzazione e degradazione della caffeina. Questo vuol dire che avendo un’assunzione contemporanea, si può aumentare il rischio di effetti collaterali dovuti alla caffeina, come nervosismo, insonnia, tachicardia e nausea.

Farmaci antidepressivi

Alcune classi di antidepressivi, tra cui la fluvoxamina, possono inibire l’enzima CYP1A2. In questo modo aumenta notevolmente la concentrazione di caffeina nel sangue e quindi possono esacerbarsi effetti negativi come insonnia, ansia e nervosismo.

Farmaci per la tiroide e per l’osteoporosi

I medicinali utilizzati per combattere l’osteoporosi, come l’alendronato, oppure gli ormoni tiroidei possono subire alterazioni a livello dell’assorbimento intestinale, quando assunti insieme a grandi quantità di caffè. Per questo vanno assunti con acqua, attendendo almeno un’ora per poter consumare caffè. Una riduzione nell’assorbimento di questi medicinali potrebbe determinare minori effetti benefici a livello terapeutico, non raggiungendo gli obiettivi fissati dal medico e dalla terapia.

Farmaci antipertensivi

La caffeina può aumentare in modo temporaneo la pressione sanguigna, rendendo meno efficace la terapia con farmaci antipertensivi nei soggetti più sensibili e predisposti a patologie di questo tipo. Per questo motivo, il caffè e le sostanze stimolanti andrebbero evitate nei soggetti che hanno questa tipologia di problema e assumono quindi farmaci per regolare la pressione.

Sedativi e tranquillanti

Il caffè e la caffeina agiscono in maniera totalmente opposta a farmaci e integratori con azione sedativa e tranquillante. Per questo motivo, chi soffre di insonnia, nervosismo e stress e sta assumendo farmaci sedativi, non dovrebbe assumere caffè ed altre bevande energizzanti.

Antinfiammatori fans

Gli antinfiammatori fans, come ibuprofene, ketoprofene o naprossene, condividono con la caffeina un’azione irritante per le mucose gastriche. Per tale ragione, non dovrebbero mai essere assunti insieme, in modo da evitare mal di stomaco e bruciore.

Caffeina e integratori

La caffeina può influenzare non solo l’effetto dei farmaci, ma anche di diverse tipologie di integratori. Questa molecola, infatti può influenzare il pH gastrico, la velocità di svuotamento dello stomaco e la motilità intestinale, alterando allo stesso tempo la biodisponibilità di nutrienti a livello dell’intestino.

Inoltre, il caffè è una bevanda ricca di tannini e polifenoli, che possono legarsi a sali minerali, vitamine e altre molecole, generando complessi che è difficile assorbire a livello intestinale. È il caso degli integratori di ferro, di alcuni multivitaminici e di ormoni come la tiroxina, il cui assorbimento può ridursi del 30-40% se assunta insieme al caffè.

Anche integratori e dispositivi medici per combattere il bruciore, reflusso e acidità, non dovrebbero essere utilizzati in contemporanea al caffè. Questo non perché si creino delle interazioni tra di loro, ma perché il caffè agisce proprio nel senso opposto rispetto alla terapia che si sta seguendo. Infatti, la caffeina è l’acido clorogenico presente all’interno della bevanda stimolano il reflusso e alterano il benessere della mucosa gastrica. In caso di patologia da flusso bisognerebbe evitare del tutto il caffè, anche quello decaffeinato, poiché spesso il problema non è da attribuire alla caffeina in sé ma ad altre molecole come l’acido clorogenico.

Come assumere il caffè in caso di terapie farmacologiche

Per evitare interazioni con farmaci e integratori è bene eseguire queste linee guida:

  • Leggere sempre il foglietto illustrativo: la maggior parte riporta chiaramente se evitare il caffè oppure no.
  • Distanziare l’assunzione: assumere i farmaci almeno 1 ora prima o 2 ore dopo aver preso il caffè.
  • Evitare caffè a stomaco vuoto, soprattutto se si assumono farmaci gastrici o per il reflusso.
  • Limitare il consumo giornaliero di caffeina a 2–3 tazzine, salvo diversa indicazione del medico.
  • Preferire alternative più neutre, come acqua, tisane o caffè decaffeinato (se non controindicato).

 

Fonti bibliografiche

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.