I giorni appesi

Sono giorni strani, sono giorni appesi. Sono giorni in cui abbiamo dovuto imparare nuove abitudini e creare nuovi equilibri.

Irene Vella Giornalista televisiva Scrive da sempre, raccogli emozioni e le trasforma in storie. Ha collaborato con ogni tipo di giornale. Ha fatto l'inviata per tutte le reti nazionali. È la giornalista che sussurra alle pasticcerie e alla primavera.

Sono giorni strani, sono giorni appesi.
Sono giorni in cui abbiamo dovuto imparare nuove abitudini e creare nuovi equilibri.
Abbiamo finalmente scoperto la reale quantificazione di duecento metri e dato un nome ai confini.
Io per esempio so che per fare un chilometro con Noa, la mia Labrador nera, ho cinque vicini da salutare, due ragazzine che scorrazzano felici in bicicletta all’interno del loro giardino, il nonno dell’ultima casa a sinistra che sta preparando l’orto per la semina, aiutato dal nipote e la signora della casa arancione che sicuramente starà sbattendo le lenzuola.
Ho associato un nome ad un viso, una voce al silenzio.
Ho imparato a fare il lievito madre, gli ho dato anche un nome, Lillo, ed ogni mattina lo tiro fuori dal barattolo di vetro, e gli parlo.
Come si fa con un amico di cui ci vogliamo prendere cura.
E lui mi risponde sorridendo, continuando a raddoppiare il suo volume.
Ho imparato che lentezza non significa noia, ma semplicemente una diversa consapevolezza.
Mi sono data tempo.
Mi sto prendendo tempo.
E forse questo è il segreto di questo momento storico.
Darsi tempo.
Perdonarsi.
Capirsi.
Volersi bene.
Ne abbiamo sempre lamentato la mancanza, ed adesso che ci ritroviamo da soli con noi stessi è come se ne avessimo paura.
Abbiamo scoperto che una giornata può essere lunghissima senza uno scopo.
Che una settimana fatta di sole domeniche ti fa perdere il gusto del giorno di festa.
Che anche il traffico del lunedì mattina ha un senso, se in macchina siete in quattro e nei marciapiedi ci sono i ragazzi che vanno a scuola.
Quegli adolescenti pieni di sorrisi ed ormoni.
Quelli che si rincorrono e si baciano dappertutto.
E il loro vociare.
A tratti sguaiato, ma così prepotentemente felice e vivo.
È una delle visioni che più mi mancano.
In questi marciapiedi vuoti, silenziosi, uguali.
È l’anima della gioventù che si è persa.
Il loro vedersi affacciare alla vita con quella pazza incoscienza fatta di gioia e di urla
Quegli sciami colorati
quell’esercito arcobaleno di tutte le taglie e forme
quel rumoroso vociare scambiato per fastidio
che invece aveva un solo nome, anzi due.
Vita e libertà.
Mentre noi adulti abbiamo fatto i conti con le nostre scelte e la responsabilità delle nostre azioni.
C’è chi si è ritrovato da solo in un bilocale con un divorzio alle spalle, ma con una vita davanti, piena di promesse e di sogni
Chi ha deciso di non abbandonare la città da universitario fuori sede ed ha creato con i suoi coinquilini una famiglia
chi si è buttato ed ha corteggiato la sua vicina inviandole un drone sul terrazzo e come primo appuntamento ha videocenato con la torcia dell’iPhone
chi finalmente ha potuto passare più tempo con i figli, annusandoli e abbracciandoli come il giorno della loro venuta al mondo
chi ha capito che vivere in campagna tra magnolie e fagiani è stata la scelta giusta
chi lavorando da casa ha trovato la sua dimensione
chi ha capito l’importanza della scuola e degli insegnanti
e che i supereroi di quest’epoca non indossano una maschera, ma la mascherina
fanno la spesa per gli anziani
rinunciano alla pensione per indossare un il camice e tornare in corsia
si infilano tute per salvare la vita degli altri e mettere a rischio la loro
fanno le telefonate dell’addio ricacciando indietro le lacrime per poi rinchiudersi in uno stanzino e piangerle tutte
hanno messo in stand-by le loro esistenze per combattere in prima fila
senza più orari
senza più giorni di riposo
senza più una vita
sacrificando i loro affetti in nome del bene comune
per liberarci dal male
per liberarci dal cattivo invisibile
per liberarci dal virus.
Stiamo a casa e andrà tutto bene.
Ci pensate a quanto saremo felici, quando saremo di nuovo liberi?

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I giorni appesi