Marco Giallini parla della moglie: “Morire è prassi ma non a 40 anni”

"Il dolore era troppo. Il pensiero che lei rientri a casa da un momento all’altro dura due anni", il ricordo di Marco Giallini per la sua Loredana

Io parlo ancora con mia moglie morta“, così racconta Marco Giallini, uno degli attori italiani più amati di sempre, il dolore per la scomparsa improvvisa della sua compagna. A luglio saranno 10 anni.

In un’intervista al Corriere della Sera Marco Giallini parla della sua vita oggi, del suo essere padre e vedevo e del suo amore sconfinato per la moglie Loredana, anche adesso che da anni non c’è più.

“Alla fine, io sto in lockdown da quando è morta Loredana“. E prosegue: “Ero arrivato qui, a Tor Lupara, per Loredana. Ci siamo messi in 40 metri, non eravamo abbienti. Ci siamo sposati nel ’93, facevo teatro e altri lavori, però avevo ripreso la scuola, mi ero iscritto a Lettere e a scuola di recitazione. Ero diventato bravo, colto, oltre che bandito”.

Poi la decisione di diventare popolare quando è rimasto vedovo, per dare un futuro ai suoi figli, come aveva scelto con Loredana: “Per dare una possibilità in più ai figli. Dovevo tirarli su come ci eravamo promessi. Lei voleva che facessero il Classico, uno lo fa, l’altro l’ha finito: è una cosa stupenda, chi fa il Classico si riconosce da lontano”.

Quando Loredana muore, Giallini resta con due figli di 12 e 5 anni: “Il dolore era troppo. Il pensiero che lei rientri a casa da un momento all’altro dura due anni, poi, capisci che morire è prassi. Non a 40 anni. Non fra le mie braccia, mentre prendiamo le valigie per le vacanze. Ma non sono l’unico a cui è successo. Fare a meno è questione di testa, anche fare a meno delle menti dei bimbi non più chiare, del loro pensiero: vorresti sapere che pensano il giorno della festa della mamma o quando spegni la tv e quello, a 5 anni, strilla: mamma mamma”.

E il dolore non passa mai: “E che passa? Ti dimentichi un po’ la voce”. Con Loredana, prosegue l’attore, “ci parlo ancora. Quando sto solo e qualcosa non va. Dico: Eh amore mio…”. Un’altra che prendesse il suo posto non l’ha trovata, ma nemmeno l’ha cercata: “Innamorato ero di mia moglie. Per 27 anni, non ci siamo mai lasciati e non abbiamo mai litigato. Lei era la donna mia e io il suo uomo. Nel mondo, quante ce ne possono stare di persone per te? Una”.

A dargli una mano coi suoi ragazzi ci hanno pensato il fratello di Loredana e la moglie: “Mi hanno aiutato il fratello di Loredana e sua moglie, che si sono trasferiti al piano di sotto. I miei figli mi dicono ti amo. Quanti figli ti dicono: ti amo? Sono bravi. Il grande, una volta, mi disse: io l’adolescenza non l’ho avuta, mamma è morta che avevo 12 anni e non ho avuto nessuno da punire”.

E alla morte, sì, ci pensa: “Sto che la notte ancora aspetto il rientro dei ragazzi, sto sempre lì che stanno per morire. Poi, li sento e scrivo: buonanotte, amori”.

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