Chi era la sceneggiatrice Silvia D’Amico, figlia di Suso Cecchi

Silvia D’Amico è stata una protagonista del cinema italiano: figlia di Suso Cecchi d’Amico, ha lavorato con Rossellini e scelto per anni lo pseudonimo Bendicò

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Paola Landriani

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Silvia D’Amico è morta a Roma il 25 settembre 2026, all’età di 85 anni, lasciando un lungo percorso fatto di cinema e televisione.

Figlia della celebre sceneggiatrice Suso Cecchi d’Amico e del musicologo Fedele d’Amico, è cresciuta in uno degli ambienti culturali più importanti del cinema italiano del Novecento.

Ma il suo cognome non ha definito da solo la sua carriera: sceneggiatrice, produttrice e segretaria di edizione, Silvia D’Amico ha lavorato per decenni dietro le quinte costruendo un percorso tutto suo.

Chi era Silvia D’Amico

Per Silvia D’Amico il cinema è stato prima di tutto l’ambiente in cui è cresciuta. Nella sua famiglia si è parlato di film, sceneggiature e registi molto prima che diventassero il suo lavoro. Sua madre Suso Cecchi d’Amico è stata una delle grandi sceneggiatrici del cinema italiano e in quella casa sono passati alcuni dei protagonisti della cultura italiana del Novecento.

Silvia, però, ha cercato presto una strada propria. Dopo gli studi in filologia e letteratura russa, negli anni ’60 ha iniziato a lavorare nel mondo dello spettacolo come agente letterario per cinema e televisione, partecipando alla nascita della William Morris, prima agenzia di attori in Italia. È stato un modo per entrare nel settore partendo da un punto di vista diverso da quello della madre.

La scrittura è arrivata poco dopo. Ha collaborato con Renato Castellani e si è avvicinata sempre di più alla produzione, fino a lasciare l’attività di agente per dedicarsi completamente al cinema e alla televisione.

In quegli anni ha lavorato con Alfredo Giannetti e ha preso parte a progetti che hanno segnato anche la storia della televisione italiana, tra cui La famiglia Benvenuti, nata da una sua idea e diventata uno dei primi grandi successi della fiction Rai.

Nel 1970 ha poi fatto un passo ancora più importante, fondando la sua prima società di produzione, la Excelsior 151/2, nata per portare avanti un ambizioso progetto di quattro film di Alfredo Giannetti con Anna Magnani

Da Rossellini a Monicelli, una vita immersa nel cinema

Il cinema di Silvia D’Amico è stato fatto soprattutto di incontri. Uno dei più importanti è stato quello con Roberto Rossellini, con cui ha condiviso sia il lavoro sia una relazione sentimentale. Per lui ha seguito la produzione de Il Messia e ha lavorato anche ad Anno Uno e a Concerto per Michelangelo. Insieme hanno pensato anche a un film dedicato alla giovinezza di Karl Marx e Friedrich Engels, progetto che non è però riuscito a vedere la luce dopo la morte del regista.

Nel corso degli anni D’Amico ha incrociato alcuni dei nomi più importanti del cinema italiano e internazionale. Ha lavorato con Luigi Magni, Mario Monicelli e Nikita Michalkov e ha prodotto, tra gli altri, State buoni se potete, Le due vite di Mattia Pascal e Oci ciornie. Una carriera lunga, costruita lontano dai riflettori e attraversata anche dalla televisione, dove ha continuato a muoversi con la stessa libertà.

La scelta dello pseudonimo Bendicò

Per qualche anno Silvia ha messo da parte il cognome D’Amico e ha scelto di firmarsi Bendicò, come il cane del Principe di Salina ne Il Gattopardo. Prima del 1974, quando il suo nome compariva nei crediti, ha quindi scelto di farlo con quello pseudonimo.

Una scelta curiosa, ma non casuale: quel nome le ha permesso di lavorare senza dover avere a che fare con il peso di un cognome così importante e di cercare una strada che fosse riconoscibile come sua. Dal 1974 ha iniziato a firmarsi Silvia d’Amico Bendicò, tornando poi a utilizzare anche il cognome di famiglia.

Quel nome, però, è tornato nella sua vita professionale molti anni dopo. Nel 2007 Silvia ha fondato BENDICO s.r.l., società con cui ha continuato a produrre documentari, cortometraggi e film. Tra i progetti c’è stato anche Suso – La signora del cinema italiano, il documentario di Luca Zingaretti dedicato proprio alla madre.