Elliot Page, primo uomo trans sulla copertina di Time: “Non riuscivo a guardarmi”

Dopo aver annunciato di essere transgender lo scorso dicembre, Elliot Page rompe il silenzio in una lunga (e bella) intervista con Time

Sono trascorsi tre mesi da quando Elliot Page ha annunciato al mondo di essere un uomo trans. Era dicembre e l’attore aveva affidato ai social la sua decisione e il desiderio di non nascondersi più. Ora Time gli dedica la copertina del suo nuovo numero, in uscita venerdì 19 marzo e per la prima volta Page ha la possibilità di aprirsi e condividere il suo percorso.

“Con profondo rispetto per coloro che sono venuti prima di me, gratitudine per coloro che mi hanno sostenuto e grande preoccupazione per la generazione di giovani trans che tutti dobbiamo proteggere, per favore unitevi a me e denigrate la legislazione anti-trans, l’odio e la discriminazione in tutte le sue forme”, scrive su Instagram mostrando con orgoglio la foto che lo ritrae su Time.

È la prima volta che il magazine americano dedica la prestigiosa cover a un uomo trans, una scelta che segue la scia di quanto già fatto con l’attrice Laverne Cox, la prima donna trans ad apparire in copertina nel 2014. Il motivo è evidente: c’è sempre più bisogno di inclusività e di diritti e l’esempio di un volto celebre può essere d’aiuto per molti, per smuovere le coscienze e ispirare qualcosa di buono.

“Ho provato una sensazione di vera eccitazione e profonda gratitudine per essere arrivato ​​a questo punto della mia vita”, spiega Elliot nel corso dell’intervista parlando dell’ansia e della paura provate per anni all’idea di esporsi e raccontare pubblicamente le sue sensazioni.

“Sono contento di tornare alla recitazione ora che sono completamente ciò che sono, in questo corpo. Non mi preoccupano le sfide e le difficoltà, niente vale più di come mi sento ora”, ammette. La carriera di Page ha avuto inizio prestissimo, quando era ancora una bambina. Non ricorda qual è stato il momento esatto in cui ha desiderato per la prima volta essere un maschio, ma già a nove anni, quando gli fu concesso di tagliarsi i capelli provò quella sensazione di disagio per essere in un corpo che non gli apparteneva. Nel film che gli diede la celebrità e da cui partì la sua carriera, Pit Pony, gli fecero mettere una parrucca, nell’attesa che quei capelli così corti ricrescessero.

“Inseguire la mia passione è stato frutto di un difficile compromesso”, racconta. Un compromesso tra ciò che era per tutti, che doveva essere, e ciò che sentiva di essere, con la paura di perdere tutto se solo avesse parlato, se solo si fosse concesso di essere se stesso.

E così ha accettato che i compagni lo prendessero in giro a 16 anni quando si rasò i capelli per interpretare il ruolo del protagonista in Mouth to Mouth, ha ingoiato il rospo quando è arrivata la celebrità con Juno, che per certi versi ha peggiorato la situazione: difficile vedersi su uno schermo per quello che non si è, rassegnarsi al fatto che tutti ti vedano come una donna e che la tua carriera possa dipendere da quello.

“Non mi sono mai riconosciuto. Per molto tempo non riuscivo nemmeno guardare una mia foto“, ammette ora, ricordando anche gli attacchi di panico e depressione del periodo di X-Men: The Last Stand e di Inception. Nel 2014 poi il primo vero passo verso un percorso di svolta, il coming out: da lì le cose iniziano a cambiare e nel 2018 sposa la coreografa Emma Portner e a indossare abiti più maschili. “La differenza in come mi sentivo prima di diventare gay era enorme”, ricorda, anche se “il disagio nel mio corpo è mai andato via”.

Ora, a 34 anni, Elliot Page è finalmente libero e non ha alcun ripensamento, neanche di fronte agli attacchi che quotidianamente subisce: “Mi aspettavo molto sostegno e amore, ma anche una quantità enorme di odio e transfobia, che è essenzialmente quello che è successo”.  Nonostante tutto, però, ammette: “La mia condizione di privilegiato mi ha permesso di avere risorse per superare le difficoltà ed essere dove sono oggi e, ovviamente, voglio utilizzare questo privilegio per aiutare nel modo in cui posso. e potessimo celebrare tutte le meravigliose complessità di cui sono dotati gli esseri umani, il mondo sarebbe davvero un posto migliore”.

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