La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno: David Riondino se n’è andato a 73 anni, lasciando dietro di sé non solo una carriera, ma un modo di essere artista che oggi sembra quasi impossibile da replicare.
Non era una star “tradizionale”, di quelle costruite a tavolino, Riondino era qualcosa di diverso: un artista gentile, ironico, mai sopra le righe ma sempre capace di farsi notare. Nel 1975 la sua Maracaibo, scritta con Lu Colombo, era diventata in breve la colonna sonora dell’estate e successivamente uno dei brani più famosi di sempre.
David Riondino, la notizia della morte e la data dei funerali
La notizia della scomparsa di David Riondino ha colpito profondamente tutto il mondo della musica e dello spettacolo: a dare il triste annuncio su Facebook è stata l’amica Chiara Rapaccini, artista, illustratrice e designer. “È morto David Riondino. Eccolo in una foto con i miei amici fiorentini. Ci sono anch’io”, si legge nel suo lungo post.
“David aveva fondato a Firenze un gruppo rock che si chiamava Victor Jara (cantautore cileno assassinato, sostenitore di Allende). Eravamo tutti compagni, allora, di vita e politica. Cantavamo e suonavamo nelle case del popolo, alle feste dell’unità. David era il nostro capo visionario. Visionari lo eravamo Un po’ tutti. Lo erano anche Sergio Staino e Bruna sua moglie. Ieri alla manifestazione di Roma, erano tutti visionari, questo ho pensato. Ehi David, ma che facciamo senza te?” continua l’amica profondamente addolorata, aggiungendo che i funerali saranno celebrati martedì alle 11 a Roma, nella Chiesa degli Artisti di Piazza del Popolo.
Negli ultimi anni Riondino aveva scelto di condurre una vita più riservata per dedicarsi alla lotta contro la malattia che lo aveva colpito mentre nel 2012 aveva sposato la compagna di una vita Giovanna Savignano.
David Riondino, gli esordi e il collettivo Victor Jara
Nato a Firenze nel 1952, David Riondino ha attraversato decenni di spettacolo italiano senza mai farsi ingabbiare in un solo ruolo. Cantautore, attore, scrittore, uomo di teatro: definirlo è sempre stato riduttivo. La sua forza era proprio quella libertà creativa che lo portava a mescolare linguaggi diversi, passando dalla musica alla satira con una naturalezza rara.
Gli inizi raccontano già molto del suo carattere: prima bibliotecario, poi artista quasi per vocazione, Riondino si avvicina al mondo musicale negli anni Settanta, fino a pubblicare il suo primo album e arrivare persino ad aprire i concerti di Fabrizio De André.
Negli anni ’80 si fa notare anche come autore satirico, collaborando con riviste cult della controcultura come Tango e Cuore, ma anche Comix e Linus. Un percorso che prosegue negli anni ’90 e oltre, con firme importanti come Il Male di Vincino e Vauro e l’Unità diretta da Sergio Staino.
Le sue radici artistiche affondano però già negli anni ’70, quando entra a far parte del Collettivo Victor Jara, con cui incide due album per i circoli Ottobre: Collettivo Victor Jara e Non vi mettete a spingere. Da lì prende il via un percorso musicale che lo porterà a pubblicare lavori come Boulevard e Tango dei miracoli, impreziosito anche dalle illustrazioni di Milo Manara.
Tra le sue intuizioni più sorprendenti c’è anche la firma di Maracaibo, portata al successo da Lu Colombo nel 1981 e diventata una delle hit più iconiche di quegli anni.
David Riondino, la carriera tra musica, teatro e scrittura
Nel corso della sua carriera, David Riondino ha intrecciato collaborazioni importanti, soprattutto tra teatro e cinema: nel 1987, insieme a Paolo Rossi, porta in scena spettacoli come Chiamatemi Kowalski e, successivamente, La commedia da due lire, confermando ancora una volta la sua capacità di reinventarsi continuamente.
A partire dal 1997 nasce anche un sodalizio artistico particolarmente riuscito con Dario Vergassola: insieme portano in scena diversi spettacoli, tra cui I Cavalieri del Tornio e Todos Caballeros, un originale recital per due chitarre che unisce musica e ironia.
Grande appassionato di poesia, Riondino ha dato vita al festival Il giardino della poesia a San Mauro Pascoli, luogo simbolico legato al celebre poeta. Qui ha curato cicli di “letture illustrate” dedicati a figure come D’Annunzio, Scotellaro, Ovidio e Kazantzakis, trasformando nel tempo versi e parole in veri e propri spettacoli teatrali.
Anche il cinema ha rappresentato un capitolo importante del suo percorso: ha recitato in film come Maledetti vi amerò di Marco Tullio Giordana, La notte di San Lorenzo dei fratelli Taviani, Kamikazen di Gabriele Salvatores e Cavalli si nasce di Sergio Staino. Nel 1997 si mette anche dietro la macchina da presa firmando il film Cuba Libre, velocipedi ai Tropici.
Il suo talento ha trovato spazio anche in televisione, dove ha conquistato il pubblico con personaggi eccentrici e irresistibili, come Joao Mesquinho, il surreale “cantautore brasiliano” apparso al Maurizio Costanzo Show. Nel 1995 ha condotto insieme a Daria Bignardi il programma letterario A tutto volume, e negli anni ha preso parte a diverse edizioni di Quelli che il calcio, portando sempre il suo stile unico e riconoscibile.
Parallelamente, ha continuato a scrivere, mostrando così un percorso creativo sempre in movimento, capace di attraversare generi e linguaggi senza mai perdere autenticità.