Sei anni di attesa, una malattia che sembrava averle tolto per sempre la possibilità di esibirsi e una promessa fatta ai suoi fan: tornare. Celine Dion ce l’ha fatta e quella andata in scena la sera del 12 settembre alla Plenitude Arena di Parigi non è stata semplicemente la prima data di un nuovo tour, ma una di quelle serate destinate a rimanere nella storia della musica.
Davanti a 35mila fan, la cantante canadese è tornata a esibirsi dal vivo per la prima volta dopo sei anni, se si esclude la straordinaria apparizione del 26 luglio 2024, quando aveva sorpreso il mondo cantando Hymne à l’amour di Édith Piaf durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Parigi. E tra lacrime di commozione e canzoni indimenticabili, l’interprete di My Heart Will Go On ha dimostrato, ancora una volta, di essere davvero una fuoriclasse.
Céline Dion di nuovo sul palco dopo la malattia: il trionfo a Parigi
Per comprendere fino in fondo l’emozione di questo concerto bisogna tornare al dicembre 2022, quando Celine Dion aveva rivelato di aver ricevuto la diagnosi di sindrome della persona rigida, rara patologia neurologica autoimmune che l’aveva costretta a cancellare i suoi impegni dal vivo.
Una battaglia durissima, raccontata senza filtri anche nel documentario Io sono: Celine Dion, nel quale il pubblico ha potuto vedere la fragilità della donna dietro la superstar. Immagini dolorose che avevano mostrato quanto la malattia avesse condizionato il suo corpo e la sua quotidianità, ma nonostante le difficoltà Celine non aveva mai smesso di pensare al ritorno.

Terapie, allenamenti e lunghe sessioni di Pilates sono diventati parte di un percorso costruito giorno dopo giorno per riconquistare ciò che sembrava perduto. E il 12 settembre quella promessa si è trasformata in realtà: “Sono tornata, era una promessa e l’ho mantenuta”, ha ricordato l’artista sul palco di Parigi avvolta in uno splendido abito nero firmato Schiaparelli.
Anche la scenografia sembra raccontare simbolicamente questa rinascita: l’allestimento, firmato dal direttore creativo Willo Perron, già al lavoro con star come Rihanna e Kendrick Lamar, rinuncia agli effetti spettacolari fini a se stessi per lasciare spazio alle emozioni.

Al centro compare un gigantesco tempio di pietra che progressivamente si schiude durante i quattro atti dello spettacolo, durante un viaggio che man mano sembra diventare ancora più spirituale nella seconda parte del concerto, quando sul palco arriva un imponente coro gospel.

Ed è proprio attraverso la musica che Celine sembra restituire al pubblico tutto l’amore ricevuto negli anni più difficili: per circa due ore e mezza non si risparmia, mettendo sul palco non soltanto la voce, ma tutto ciò che è diventata. “Ho imparato a vivere con le mie fragilità, ora canto ciò che sono, il mio percorso, la vita”, ha raccontato al pubblico, racchiudendo in poche parole il senso più profondo dello spettacolo.
Celine Dion, la commozione sul palco e la promessa mantenuta
Insomma un concerto che sembra davvero la consacrazione di un ritorno eccezionale, quello di Celine Dion: i quattro atti diventano così un viaggio nella sua storia personale e artistica e, accanto ai grandi successi che hanno segnato la sua carriera, la cantante porta per la prima volta dal vivo anche Dansons, il brano pubblicato lo scorso 17 aprile.
Ma nella scaletta trovano spazio anche omaggi decisamente inaspettati: la cantante attraversa mondi musicali lontani dal suo repertorio più conosciuto, rendendo omaggio a Giorgio Moroder e Donna Summer con una personale interpretazione di I Feel Love e confrontandosi anche con Sweet Dreams (Are Made of This) degli Eurythmics.
Poi, nel quarto atto, arriva uno dei momenti più raffinati e sorprendenti dell’intera serata: Celine si misura con Ebben? Ne andrò lontana, celebre aria tratta dall’opera La Wally di Alfredo Catalani, legata anche alle grandi interpretazioni di Maria Callas.
Una scelta che racconta bene l’ambizione di questo ritorno: non limitarsi a riproporre il passato, ma mostrare una Céline nuova, capace di attraversare pop, disco e lirica portando dentro ogni brano la propria esperienza.

La voce forse non possiede più esattamente la potenza di un tempo, ma conserva ciò che nessuna malattia è riuscita a portarle via: eleganza, intensità e una capacità quasi disarmante di arrivare direttamente alle emozioni di chi ascolta. D’altronde il filo conduttore dello spettacolo sembra essere proprio la ricerca della forza interiore: nei visual Celine appare mentre cammina nel deserto, quasi alla ricerca di se stessa dopo tutto ciò che la vita le ha chiesto di attraversare. “Sono qui illuminata dalla luce, canto per voi e la vita” dice ad un certo punto Celine senza riuscire a trattenere l’emozione e commuove tutti.