Ci sono viaggi che non servono soltanto a raggiungere una destinazione, ma che diventano un’esperienza da vivere, assaporare e ricordare. È questa la filosofia di Signori, si parte – Treni storici in giro per l’Italia, il programma di La7 ideato e condotto da Stefania Capobianco.
Attraverso le carrozze d’epoca e le locomotive che hanno fatto la storia delle ferrovie italiane, il programma propone un modo diverso di viaggiare: più lento, autentico e capace di restituire valore al percorso, oltre che alla meta. Un viaggio nella memoria, nella cultura e nelle bellezze del territorio, che permette di raggiungere piccoli borghi, attraversare paesaggi sorprendenti e riscoprire luoghi che meritano di essere conosciuti.
Stefania Capobianco ci ha raccontato i segreti del suo programma, svelandoci in anticipo quello che vedremo nelle prossime puntate.
Signori, si parte – Treni storici in giro per l’Italia è arrivato al suo secondo anno su La7. Sei conduttrice e autrice del programma. Da dove nasce l’idea di raccontare il nostro Paese proprio attraverso i treni storici?
Quando ho iniziato a ideare e scrivere questo format, mi sono posta una domanda: l’Italia viene raccontata in televisione attraverso tantissime trasmissioni, quindi quale poteva essere la chiave di lettura capace di offrire allo spettatore uno sguardo nuovo sul nostro territorio? Ho cominciato a ragionare sul mezzo di trasporto che avrebbe potuto diventare il filo conduttore del racconto. Da sempre sono affascinata dai treni e così mi è venuto in mente di utilizzare non il treno che prendiamo quotidianamente per raggiungere una destinazione, ma quello storico. Da questa intuizione è nato anche un confronto con l’ingegner Luigi Cantamessa, direttore generale della Fondazione FS e grandissimo cultore del mondo ferroviario. Il dialogo con lui ha alimentato ulteriormente la mia passione e mi ha fatto capire che l’idea aveva davvero delle potenzialità. I treni storici, infatti, ci permettono di conoscere ferrovie che altrimenti rischierebbero di essere dimenticate, di riscoprire mezzi che appartengono all’immaginario del passato e che le nuove generazioni magari non hanno mai avuto occasione di vedere. Ma soprattutto ci consentono di raggiungere territori e piccoli centri che difficilmente visiteremmo in altro modo. È proprio da qui che è partito tutto.

Quindi non è soltanto un programma dedicato ai viaggi, ma anche un invito a riscoprire un modo diverso di spostarsi e di vivere il tempo?
Assolutamente sì. Siamo ormai abituati alla velocità, all’alta velocità, a una vita adrenalinica nella quale dobbiamo rispettare continuamente gli orari e raggiungere una destinazione nel minor tempo possibile.
Con questo programma, invece, recuperiamo il piacere del viaggio lento. Il treno storico diventa un’esperienza di vita: si riscopre la convivialità, ci si affaccia dal finestrino, si chiacchiera nelle antiche carrozze e si torna a dare importanza anche al percorso, non soltanto alla meta. È come ritrovare un mondo lontano, fatto di ritmi diversi e di un rapporto più autentico con ciò che ci circonda.
Il treno ha sempre avuto anche un fascino letterario e cinematografico. È un mezzo che appartiene profondamente al nostro immaginario collettivo?
Certamente. Il treno è entrato nell’immaginario collettivo attraverso tantissimi film, ma anche attraverso la musica. Esistono oltre 300.000 canzoni che parlano di treni: questo ci fa capire quanto sia un mezzo capace di suscitare emozioni e suggestioni. Basta pensare allo sbuffo di una locomotiva per essere immediatamente trasportati in un’altra epoca. Il treno porta con sé ricordi, atmosfere e immagini di tempi passati che, però, sono rimasti impressi nella memoria di tutti.
Nella puntata del primo di novembre la Campania sarà protagonista. Ci accompagni in questo itinerario? Da Salerno dove ci porterai?
È una puntata particolarmente interessante anche perché avremo a disposizione un treno storico davvero speciale: l’Arlecchino, simbolo del boom economico italiano degli anni Sessanta e straordinario esempio di ingegneria ferroviaria.
Partiamo da Salerno per arrivare a Sicignano degli Alburni, una piccola stazione nell’entroterra, quasi dimenticata, che diventerà il nostro punto di partenza per scoprire altri borghi del Vallo di Diano, all’interno del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. La cosa interessante è che l’Arlecchino non ha mai percorso quella ferrovia: lo fa appositamente per noi durante la puntata. Grazie a questo itinerario possiamo raggiungere luoghi davvero suggestivi e far conoscere al pubblico una parte di territorio che merita molta più attenzione.

Ci puoi anticipare qualcosa anche sugli altri itinerari che vedremo nelle prossime puntate?
Ci sarà, per esempio, la meravigliosa Venezia, che non vedo l’ora di raccontare. Una delle cose più belle di questo progetto è proprio la possibilità di utilizzare i mezzi della Fondazione FS per raggiungere destinazioni molto diverse tra loro. Possiamo raccontare grandi città che tutti conoscono, ma anche piccoli borghi e località meno note. Ci sarà, per esempio, Abano Terme e torneremo in Campania, che sarà protagonista di ben due puntate. Tra mare e montagna, lo spettatore avrà davvero l’opportunità di scoprire luoghi nei quali magari organizzare una vacanza. Il programma vuole anche stimolare la curiosità e il desiderio di partire, suggerendo destinazioni che forse non si sarebbero prese in considerazione.
Dopo tutti questi viaggi, hai individuato un luogo del cuore, una destinazione che ti ha particolarmente conquistata?
Se parliamo di grandi città, ti direi sicuramente Venezia: per me è qualcosa di incredibile. Ma devo confessarti che proprio grazie ai viaggi sui treni storici ho scoperto una ferrovia della quale mi sono completamente innamorata. È la cosiddetta Ferrovia delle Meraviglie, la Cuneo-Ventimiglia, che abbiamo raccontato nella prima puntata. È un percorso che sembra quasi condurti dentro una favola. Ci sono i caprioli che attraversano i binari, il paesaggio cambia continuamente e anche la temperatura può trasformarsi all’improvviso, perché si passa dalla montagna al mare. È un’esperienza davvero suggestiva. Per quanto riguarda invece i piccoli borghi, mi ha conquistata Paratico, sul lago d’Iseo. È un vero gioiellino incastonato nel paesaggio del lago, un luogo che probabilmente non avrei conosciuto così bene se non ci fossi arrivata attraverso questo progetto. È stata una bellissima scoperta.
Il pubblico come sta reagendo al programma? Hai ricevuto richieste o messaggi da persone che, dopo aver visto una puntata, hanno deciso di visitare uno dei luoghi raccontati?
Sì, e devo dire che è una delle soddisfazioni più belle. Dopo la puntata ambientata nel Lazio, per esempio, tantissime persone mi hanno scritto dicendomi che non conoscevano Gaeta e che avrebbero voluto assolutamente visitarla. Questo mi ha riempito particolarmente d’orgoglio perché io sono originaria proprio di Gaeta. Sono stata felicissima di aver contribuito a far conoscere la mia città a tante persone che magari non l’avevano mai presa in considerazione come destinazione turistica. Gaeta si trova nel Lazio, ma nonostante questo non tutti la conoscono o sanno quante bellezze possa offrire. Ho ricevuto moltissimi messaggi ed e-mail da persone che mi ringraziavano e mi raccontavano di voler organizzare lì le proprie vacanze. Quando un programma riesce a suscitare questo desiderio di partire e di conoscere un luogo, significa che sta raggiungendo uno dei suoi obiettivi più importanti.
Quindi Signori, si parte – Treni storici in giro per l’Italia propone anche una nuova idea di turismo, più consapevole e meno frenetica?
Assolutamente. Credo che questa sia una delle chiavi di lettura fondamentali del programma. Il viaggio in treno storico ci invita a fermarci, a rallentare e a recuperare un’autenticità che spesso, nella quotidianità, finiamo per perdere. C’è un episodio che mi è rimasto particolarmente impresso. Durante uno dei viaggi ho osservato dei bambini piccoli che, anziché essere davanti a un telefono come purtroppo siamo abituati a vedere, erano completamente rapiti dalle carrozze d’epoca. Abbassavano i finestrini, si affacciavano, ridevano, correvano da una carrozza all’altra. Erano letteralmente incantati dal treno e da tutto ciò che stavano vivendo. È stato bellissimo assistere a quella spontaneità. Penso che questo rappresenti un ritorno indietro sano, un recupero di esperienze semplici che oggi rischiamo di dimenticare. E credo che sia qualcosa di cui abbiamo davvero bisogno.

Possiamo già immaginare una terza edizione del programma? Il progetto continuerà?
Assolutamente sì! Il nostro intento è proprio che Signori, si parte non si fermi. L’Italia è un Paese straordinariamente ricco di meraviglie e abbiamo ancora tantissime storie da raccontare. Grazie a questo prezioso sodalizio con la Fondazione FS e con il Gruppo FS abbiamo la possibilità di percorrere tante linee ferroviarie e di raggiungere luoghi meravigliosi. Ci sono ancora moltissimi binari da esplorare e territori da far conoscere. Quindi sì, Signori, si parte continua!
Oltre alla trasmissione, ci sono altri progetti professionali ai quali stai lavorando e che puoi anticiparci?
Ce n’è uno freschissimo, perché sono tornata proprio l’altro ieri da Lourdes. È stata un’esperienza professionale, ma soprattutto umana, davvero importante. Ho viaggiato in treno da Roma a Lourdes per 27 ore, insieme ad altre 600 persone. Lourdes è una destinazione che accoglie tantissime persone con difficoltà e problematiche di salute, ma quello che mi ha colpito fin dall’inizio del viaggio è stato il loro atteggiamento. Vedere persone che affrontano situazioni difficili, con tante problematiche, ma che continuano ad avere il sorriso stampato sul volto, una gioia e una gratitudine nei confronti della vita così contagiose, è qualcosa che ti lascia senza parole. È un’esperienza che ti fa riflettere profondamente. E poi, quando siamo arrivati a Lourdes, ho percepito una spiritualità molto forte, qualcosa che ti colpisce e ti entra dentro. Questo progetto diventerà un docufilm. Non sarà quindi uno speciale televisivo, ma un vero e proprio documentario che presenteremo anche ai festival.
Quindi ti vedremo anche in una veste diversa, quella cinematografica. Tra l’altro, ho visto che sei stata a Venezia con alcuni dei tuoi lavori.
Speriamo di tornarci! Mi piacerebbe molto continuare questo percorso e avere nuove occasioni per raccontare storie anche attraverso il cinema. Il mio obiettivo è proprio quello di raccontare storie, cercando di farlo attraverso tutti i mezzi che ho a disposizione: dalla scrittura alla televisione, fino al cinema.