Coronavirus, come si difende il corpo e perché agiscono i farmaci

Le conseguenze dell'infezione da coronavirus possono essere severe: i farmaci mirano a controllare la replicazione del virus e a regolare l'infiammazione

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Ci sono persone che possono avere solo sintomi lievi o accusare qualche cosa che assomiglia all’influenza. E ci sono soggetti in cui, purtroppo, l’infezione da Sars2-CoV-2019 arriva a determinare quadri severi, soprattutto se già sono presenti altre malattie o addirittura a essere mortale, anche per una risposta infiammatoria molto sostenuta.

Per questo i farmaci mirano da un lato a controllare la replicazione del virus, dall’altro a regolare l’infiammazione che normalmente è un meccanismo difensivo ma, in alcuni casi, diventa un “boomerang” per la salute sostenendo la polmonite causata dal virus. Come si difende il corpo dalle infezioni virali? Ecco, in sintesi, una guida per capire.

Cosa fa il sistema immunitario

Il nostro apparato di difesa punta a mantenere l’integrità dell’organismo dall’attacco di elementi esterni come appunto i virus. L’immunità può essere naturale, capace di attivarsi contro qualsiasi agente estraneo e si divide in umorale, realizzata da vari sistemi presenti nel sangue e cellulare, con l’attività di specifici globuli bianchi chiamati macrofagi. Quella acquisita invece si si sviluppa in seguito all’esposizione dell’organismo a un determinato antigene, ovvero una sostanza che è in grado di indurre la produzione di anticorpi. Possono essere anticorpi specifici o linfociti (particolari globuli bianchi) attivati.

Dopo una malattia infettiva si producono naturalmente anticorpi, come avviene anche dopo infezione da Sars2-CoV-2019, per reagire nel caso il virus si ripresenti nell’organismo.

Lo stesso obiettivo è quello che si vuole ottenere con le vaccinazioni: somministrando antigeni del virus o virus attenuati si punta a stimolare la produzione di anticorpi e quindi prevenire l’infezione non appena il virus si ripresenti. In questo specifico caso, purtroppo, il vaccino non è ancora disponibile ma si stanno facendo sforzi importanti per ottenerlo nel più breve tempo possibile.

Il ruolo dei linfociti

Il sistema immunitario difende il corpo attraverso una rete di alleanze che coinvolgono i linfociti, altri globuli bianchi e molecole diverse, come le citochine.

Le cellule immunocompetenti sono costituite essenzialmente da due tipi di linfociti: i linfociti T riconoscono l’antigene, attivano la risposta immune e, nel caso delle reazioni cellulo-mediate, esercitano funzioni citotossiche nei riguardi delle cellule bersaglio, cioè le attaccano quando sono invase dal virus.

I linfociti B invece sono alla base della produzione degli anticorpi. Grazie a due specifiche sottopopolazione di linfociti T, poi, il sistema lavora al meglio. I primi si chiamano linfociti TH (T hHlper), e che facilitano la formazione di anticorpi, mentre gli altri sono i lifociti TS (Suppressor) che invece hanno attività tossica nei confronti delle cellule in cui il “nemico” è presente.

Il ruolo dei messaggeri

L’infiammazione, attraverso diverse vie, è un elemento comune in caso di infezione. Si tratta di una reazione per cui il corpo si “attiva” al meglio per reagire. Perché tutte le cellule funzionino a dovere c’è bisogno di “postini” che come veri e propri messaggeri chimici, facciano comunicare tra loro le unità dell’organismo che stanno reagendo.

Queste sono le citochine tra cui si riconosce anche l’Interleuchina-6 o IL-6, obiettivo del trattamento con tocilizumab, il farmaco per la cura dell’artrite reumatoide che sembra poter aiutare alcuni pazienti con polmonite da coronavirus. Insieme a IL-6 altre citochine sono ovviamente coinvolte in questo processo, specie nella reazione più acuta che si sviluppa non solo dopo un’infezione virale ma anche in un quadro causato da batteri o in altre situazioni.

L’attività di inibizione dell’infiammazione viene sfruttata per il farmaco in caso di artrite reumatoide, malattia in cui il sistema immunitario lavora in modo improprio e potrebbe avere significato anche nell’intensa infiammazione stimolata dall’infezione virale.

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