Miopia, ecco perché si rischia un’epidemia nei bambini

La miopia ha una base genetica, ma le abitudini fanno la differenza: perché è sempre più diffusa e quali rischi di patologie dell'occhio comporta

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Diciamolo. Dal punto di vista (è proprio il caso di scrivere così!) degli occhi, l’evoluzione degli ultimi tempi ha portato l’uomo a cambiare radicalmente la situazione. Per  milioni di anni  i nostri antenati dovevano vedere lontano, per guardare negli ampi spazi di un territorio in cui doveva difendersi da belve che cacciava con archi. Poi, fino alle prime lenti da occhiali, c’è stato una lentissima evoluzione, che si è accelerata con la stampa, la lampadina  e poi con i moderni tablet, smartphone e simili, che ci costringono a fissare quanto vogliamo vedere da vicino.

Quindi l’occhio per millenni è stato usato per vedere lontano e solo con la luce naturale, mentre oggi è fortemente impegnato nella visione da vicino e con luce artificiale. Nei paesi sviluppati tutti i bambini iniziano a 3-4 anni ad usare la vista da vicino, e questa attività aumenta progressivamente durante la scuola elementare per raggiungere l’apice nelle scuole superiori, al liceo e all’università, per continuare poi ininterrottamente con l’ingresso nell’attività lavorativa.

Come se non bastasse, l’attività visiva si è trasferita dall’uso sui testi stampati su carta, a strumenti luminosi, i monitor con il loro “lighted screen” che emette luce blu. È pure cambiata la distanza che da 35-40 centimetri per la lettura di un testo scritto è scesa (con i tablets e i cellulari) a 20-25 centimetri. Risultato: l’occhio è sotto stress. Fin da bambini. A ricordarlo sono gli esperti presenti al Congresso della società Italiana di Pediatria, che preconizzano un futuro in cui, entro una trentina d’anni, una persona su due sarà miope. Per questo occorre prestare attenzione agli occhi, fin da piccoli.

Fondamentale la prevenzione

Come ha ricordato Roberto Caputo, Direttore della struttura complessa di Oftalmologia Pediatrica dell’ospedale Meyer di Firenze, “solitamente la miopia insorge verso i 5-6 anni, o in adolescenza (entro i 13/14 anni) e in genere progredisce per tutta l’età adolescenziale. Una miopia elevata (oltre 6 diottrie) aumenta il rischio di alcune patologie dell’occhio come la maculopatia, il glaucoma e il distacco di retina. Quello a cui stiamo assistendo è che abbiamo più bambini miopi e con forme più gravi. È quindi molto importante la prevenzione per rallentare l’evoluzione”.

Come fa sapere l’esperto, quando si vanno a cercare le cause, sono proprio le abitudini a farla da padrone. “La miopia ha sicuramente una base genetica, ad esempio le popolazioni asiatiche sono più predisposte, così come lo è chi ha genitori miopi – riprende Caputo. Ma quello che ha influito in modo assolutamente preponderante sull’incremento degli ultimi 30 anni è stato l’aumento delle attività “da vicino”: dai demonizzati tablet e telefonini alla ridotta quantità di ore trascorse all’aria aperta. Molti studi infatti dimostrano che le popolazioni scolarizzate hanno tassi più elevati di miopia rispetto a quelle rurali”.

Prevenire l’insorgenza e ridurre il rischio di progressione si può: dagli stili di vita alle opzioni terapeutiche. Secondo alcuni studi trascorrere ogni giorno 40 minuti all’aperto comporterebbe una riduzione dell’incidenza della miopia del 23%. Altri studi rilevano che il rischio di progressione della miopia scenderebbe del 54% per i bambini che trascorrono ogni settimana almeno 11 ore all’aperto. “La prima buona regola, dunque, è cercare di far trascorrere ai bambini più tempo all’aperto, senza il telefonino però, magari praticando uno sport – ricorda Caputo”.

Ricordate di controllare gli occhi

Prima di tutto, quindi, ricordate di limitare il tempo trascorso dai bambini davanti agli schermi, e in ogni caso, “privilegiare gli schermi più grandi, come tv e tablet rispetto ai telefonini, e assicuratevi che venga mantenuta un’adeguata distanza. Il tutto, tenendo presente che la vista va sempre seguita, fin da piccoli.

Occorre puntare sui controlli alla nascita, a tre e sei anni. E ci vuole un pizzico di attenzione ai segni che devono far sospettare un difetto di vista, per esempio se il bambino si avvicina troppo alla televisione, se strizza gli occhi quando guarda la televisione da lontano, e se ha il mal di testa, che in taluni casi può essere un sintomo della miopia.