Malaria, cos’è, come si trasmette, come si previene e perché può essere pericolosa

I sintomi della malaria si manifestano fino a 35 giorni dopo la puntura di zanzare. Come prevenire e curare questa malattia potenzialmente mortale

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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I numeri, in medicina, dicono tutto. E segnalano chiaramente la dimensione dei fenomeni. Ed allora partiamo proprio dalle cifre per parlare di malaria, segnalando quanto riporta il sito dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

Nel 2023 il numero stimato di casi di malaria nel mondo è stato pari a 263 milioni, con 597.000 decessi, il 73,7% dei quali ha interessato bambini di età inferiore a 5 anni (quindi più a rischio, principalmente nella Regione africana dell’OMS. Per quanto riguarda l’Italia, si è registrato un aumento dei casi nel periodo post-pandemico (596 nel 2022; 798 nel 2023) e del tasso di letalità (0,5%) rispetto agli anni precedenti.  Insomma, abbassare la guardia non si può ed il recente ricovero di una bimba in Veneto rivela come questa patologia non vada sottovalutata.

Come ci si ammala

Basta davvero poco: uno sgradito “incontro ravvicinato” con una zanzara anofele femmina che mantiene al suo interno il plasmodio (ne esistono di diversi tipi, il falciparum, più comune, il vivax, il malariae e l’ovale).

Quindi è sufficiente un semplice, quasi impercettibile “pic” sulla pelle, attraverso cui la zanzara inietta nel sangue il parassita che, per lungo tempo, ha soggiornato in forma immatura nello stomaco dell’insetto.

Una volta entrato nel corpo umano, il parassita comincia a moltiplicarsi all’interno del fegato, senza dare alcun segno della sua presenza. Una volta trascorsa questa fase di passaggio necessaria per la completa maturazione del parassita, il plasmodio cerca e trova il suo obiettivo all’interno del corpo: il globulo rosso. Contemporaneamente, a questo punto, i parassiti invadono moltissimi globuli rossi riproducendosi in essi fino a distruggerli.

Come si manifesta e si affronta

Il processo di incubazione può durare da dieci giorni a 35 giorni, e questo spiega il perché i disturbi possano comparire anche diverse settimane dopo il ritorno a casa della persona colpita.

Brividi, febbre alta, sudorazione, anemia e ingrossamento della milza si ripetono con intervalli di 48-72 ore, proprio nel momento in cui i globuli rossi vengono distrutti in massa dai plasmodi pronti ad invaderne altri.

Le continue febbri, se la malaria non viene riconosciuta, possono anche risultare molto gravi, in particolare quando l’infezione è causata dal plasmodio falciparum. Nelle sue forme più gravi e rapide la malaria può anche risultare mortale perché distrugge un gran numero di globuli rossi, con conseguente fortissima anemia, oppure blocca l’afflusso di sangue al cervello o ad altri organi creando ischemie prolungate.

In genere i sintomi della malaria si presentano ciclicamente seguendo il ciclo stesso di riproduzione e moltiplicazione del parassita. In qualche caso, però, il plasmodio falciparum può uccidere, se non trattato, senza rispettare questi tempi. E può anche dar luogo alla cosiddetta malaria cerebrale, temibile soprattutto nei bambini, o alla “febbre dell’acqua nera”, caratterizzata dalla perdita di grandi quantità di emoglobina, la sostanza che trasporta l’ossigeno nei globuli rossi, che rende scure le urine. Per fortuna, la diagnosi precoce e le terapie mirate caso per caso possono aiutare, in centri specializzati, a controllare la situazione.

L’importanza della prevenzione

La chemioprofilassi contro la malaria, da attuarsi sulla base delle indicazioni del medico, è fondamentale per chi si vuole recare in vaste zone di Asia, Africa, America latina e centrale, isole caraibiche e Oceania. È fondamentale, quindi, agire in maniera preventiva ed informarsi. Sul territorio italiano, infatti, esistono dei Servizi, nelle ASL di riferimento, dedicati alla Medicina dei Viaggi.

Gli esperti a disposizione possono fornire consulenza personalizzata e informazioni aggiornate sulle malattie endemiche, le vaccinazioni consigliate e le precauzioni da adottare, ovviamente malaria compresa.

Per questa specifica situazione occorre sempre ricordare il tipo di prevenzione farmacologica che il medico ha consigliato, ricordando che la terapia va assunta secondo le prescrizioni, rispettando sia i dosaggi sia i tempi dell’assunzione, anche se dovessero comparire leggeri disturbi, come nausea con vomito o diarrea. Quando si manifestano fastidi più gravi, prima di “autosospendere” la cura occorre sempre parlarne col medico.

Per quanto riguarda le misure comportamentali per ridurre il rischio di sviluppare condizioni associate a punture di zanzare infette, ricordiamo l’importanza di un abbigliamento che non lasci scoperte zone di potenziale attacco di insetti o zecche, le applicazioni di opportuni repellenti sulla cute e l’utilizzo di servizi igienici ben mantenuti.

Insomma: in zone a rischio fate attenzione all’albergo e ai vestiti. La camera dell’hotel deve avere porte e finestre provviste di zanzariere e un impianto di aria condizionata, per evitare di dover tenere le finestre aperte, soprattutto dopo il crepuscolo.

L’abbigliamento deve prevedere indumenti di colore chiaro, che coprano gambe e braccia, con pantaloni infilati negli stivali. Da dimenticare invece lacche e profumi troppo intensi, che possono fungere da richiamo per le zanzare. E comunque la pelle va sempre protetta con prodotti insettorepellenti, che la rendono meno “gradevole” per gli insetti. Infine, pur se non si sono ravvisati segni di puntura, quando compare febbre anche dopo diverse settimane dal ritorno a casa non dimenticate di avvisare immediatamente il medico. L’innalzamento della temperatura legato all’infezione infatti si può presentare anche due mesi dopo il termine del soggiorno in aree a rischio.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.