Troppo fruttosio può far male, soprattutto in caso d’infezione: chi rischia di più

Un consumo eccessivo di fruttosio per lungo tempo può aumentare il rischio di malattie metaboliche e l'infiammazione: i risultati della ricerca

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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Che frutta e verdura siano caposaldi dell’alimentazione mediterranea e contribuiscano a mantenerci in buona salute non ci piove. Così come è ormai acclarato che per chi è a rischio cardiovascolare, si avvia sulla strada del diabete di tipo 2 e comunque tende al sovrappeso la dieta post-eccessi delle feste deve puntare molto su alimenti ricchi di fibre e poveri di calorie e grassi, come appunto sono i vegetali.

Ma attenzione. Se è presente la classica infezione di stagione, e non solo di natura virale come accade per l’influenza o il Virus Respiratorio Sinciziale o RSV, la dieta deve sì essere leggera e ricca di vitamine, ma senza esagerazioni con l’assunzione di alimenti ricchi di fruttosio. Ricordando anche che a volte questo zucchero viene impiegato per rendere più dolci cibi e bevande. Questa indicazione, valida per tutti, appare ancor più importante per chi fa i conti con il diabete o con la steatosi epatica, ovvero che il classico fegato “grasso”. A dirlo è una ricerca sperimentale apparsa su Redox Biology, coordinata da Ina Bergheim dell’Università di Vienna.

Risposta anomala all’infiammazione

Chi tende ad eccedere con il consumo di fruttosio (mai dimenticare che è presente anche come dolcificante, pur se in genere si trova nella frutta – in particolare banane, mele e pere e nei vegetali come le carote oltre al miele) rischia di avere una reazione infiammatoria eccessiva. Questa risposta può diventare deleteria per il benessere, pur se l’infiammazione è un meccanismo di difesa dell’organismo dopo un’infezione virale e non solo.

Stando alla ricerca, infatti, questo nutriente andrebbe ad agire sui recettori infiammatori sulle cellule immunitarie, rendendole più sensibili alle tossine batteriche. Lo studio, in particolare, ha dimostrato per la prima volta che i monociti, particolari globuli bianchi circolanti, reagiscono più intensamente alle tossine batteriche dopo l’assunzione di fruttosio. Purtroppo però questa reazione è dannosa piuttosto che protettiva.

I ricercatori hanno scoperto che i livelli dei recettori che riconoscono le tossine batteriche sono aumentati, rendendo l’organismo più incline all’infiammazione.

Lo studio si è basato su due ricerche condotte su adulti sani, confrontando la risposta immunitaria dopo aver bevuto bevande dolcificate con fruttosio con quella dopo aver bevuto bevande dolcificate con glucosio. I risultati ottenuti mettono in luce come l’assunzione di fruttosio, rispetto al glucosio, porterebbe a concentrazioni più elevate di uno specifico recettore presente sui monociti (Toll-like 2).

Questo avrebbe un ruolo chiave nel controllo della reazione del sistema immunitario e sulla risposta infiammatoria che se cresce il recettore tende a crescere. Insomma: anche singoli componenti alimentari come il fruttosio, possono influenzare il sistema immunitario. Ma lo studio mostra soprattutto come un consumo elevato di fruttosio concentrato nel tempo in persone sane può influenzare il sistema immunitario e aumentare l’infiammazione.

Chi deve fare più attenzione

Questa evidenza mette in luce una volta di più quanto e come occorra fare attenzione agli eccessi nell’assunzione di specifici alimenti. Il monito degli esperti è di continuare ad indagare in questo ambito. Secondo i ricercatori, studi futuri dovrebbero esaminare in che modo un consumo elevato di fruttosio a lungo termine possa influenzare la funzione immunitaria e il rischio di infezioni.

Ovviamente, partendo dalle condizioni di salute di ogni soggetto. Ci vuole più attenzione in chi ha qualche problema, come il diabete mellito di tipo II o la steatosi epatica, associata a disfunzioni metaboliche.

Lo zucchero, in particolare il fruttosio presente nelle bevande zuccherate e nei dolci, è da tempo sospettato di aumentare il rischio di sviluppare malattie metaboliche, magari anche agendo anche sull’infiammazione. Il fruttosio in eccesso, soprattutto se non metabolizzato correttamente dall’intestino, può arrivare al fegato e al sistema circolatorio, innescando processi infiammatori che aumentano il rischio di malattie croniche.

Pensate solamente al fegato: quando la concentrazione di fruttosio supera la capacità metabolica dell’organo, può favorire l’accumulo di grasso che, in qualche modo, porta ad una possibile evoluzione verso l’infiammazione cronica. Non solo. L’eccesso di fruttosio che raggiunge l’intestino può alterare il microbiota, con ulteriore azione sul benessere dell’organismo. Cosa fare, in conclusione? Ricordiamo di limitare l’introito di zuccheri aggiunti, oltre a quelli già presenti negli alimenti. E soprattutto impariamo a leggere le etichette, evitando gli eccessi di bevande zuccherate e dolci, che possono contenere proprio il fruttosio per la sua azione dolcificante.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.