Epatite sconosciuta nei bambini, cosa ne sappiamo

Vomito, nausea, diarrea sono alcuni dei sintomi dell'epatite: cos'è, cosa la causa, quali sono i rischi e cosa sappiamo sulla forma che sta colpendo i bambini

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

I casi aumentano. In tutta Europa ed anche in Italia. Ma ancora non si sa molto sull’epatite che colpisce i bambini. Si possono solamente fare ipotesi ma non esistono certezze. Cosa sappiamo? In termini generali, pare che nei casi studiati non siano state individuate tracce dei classici virus che causano epatite. E nemmeno si può mettere sul banco degli imputati il virus Sars-CoV-2, quello che causa Covid-19.

Tra i pazienti seguiti ci sono stati infatti bimbi in cui l’infezione era stata diagnosticata ed altri in cui esisteva la presenza di positività al coronavirus. Infine, è emersa la possibilità che i quadri osservati siano legati ad un’infezione da un particolare ceppo di adenovirus. Insomma: ci sono poche certezze. Ma esiste un dato sicuro. Il quadro preoccupa, con numeri che appaiono in crescita, per questo occorre tenere la guardia alta e soprattutto ricordare le comuni norme di igiene.

Come si manifesta il quadro e come lavora il fegato

L’epatite può essere legata a diverse condizioni, anche se più spesso alla base del quadro infiammatorio c’è un’infezione virale. In termini generali, i quadri osservati in queste settimane nei bambini non si discostano da quelli delle forme causate da virus.

Si manifestano infatti i classici sintomi che possono ricordare quelli di una gastroenterite: ad esempio può essere presente un mal di pancia che non si spiega, diarrea, nausea e vomito. Spesso non è presente febbre. In genere i problemi si mantengono nel tempo, rispetto alla gastroenterite che dura generalmente pochi giorni al massimo.

Sempre nei bambini, stando a quanto osservato fino ad ora, ci sono segnali che possono indicare un aggravamento e quindi una maggior compromissione del fegato. Un segno che deve mettere in guardia è la tendenza alla colorazione giallognola della parte bianca degli occhi e, quando il quadro è più diffuso, anche della pelle. Ovviamente assieme al pediatra occorre monitorare la situazione, anche con esami del sangue che possono indicare la sofferenza dell’organo, prima tra tutte la valutazione delle transaminasi. Ovviamente, questo quadro è sommario.

Mancano ancora molte conoscenze, come detto, per spiegare come si sviluppi la fortissima infiammazione epatica che fa seguito alla condizione infettiva. L’importante è rendersi conto che i virus, e non solo, possono mettere in difficoltà la funzione di questo “laboratorio” del corpo che lavora notte e giorno, senza che nemmeno ce ne rendiamo conto. Pensate solo che è  capace di svolgere quasi cinquecento reazioni chimiche diverse, fondamentali per il benessere dell’organismo.

Ripulisce le sostanze assimilate da quello che potrebbe essere nocivo per il corpo, tratta i grassi dei cibi e si produce il colesterolo, produce la bile, sintetizza gli enzimi necessari per il benessere. Inoltre il fegato fa da “contenitore” naturale per molte vitamine come la A e la D, per cui non abbiamo bisogno di ingerirne continuamente con i cibi. Infine, ad esso si deve un fondamentale contributo al mantenimento del livello del glucosio nel sangue, cioè della glicemia.

A fare tutto questo provvedono quasi trecento miliardi di cellule specializzate, chiamate cellule epatiche, riunite tra loro in piccole strutture operative. Queste unità del fegato hanno la caratteristica di avere una vena centrale nella loro parte più interna, da cui si dipartono una serie di invisibili capillari che portano il sangue alle cellule epatiche, dove avvengono le reazioni chimiche. Infatti grazie a questi microscopici condotti il sangue “lascia” al fegato le sostanze da trattare, per poi ricuperarle e portarle all’organismo.

Il fegato normalmente pesa poco meno di un chilo e mezzo e si trova nella parte destra dell’addome, in alto.È una sorta di spugna del sangue, visto che al suo interno si concentrano grandissime quantità del prezioso liquido. Basti pensare che, su un totale di circa cinque litri di sangue presenti nell’organismo umano, quasi un quarto si trova nel fegato quando siamo a riposo.

Come agiscono i “classici” virus dell’epatite

Il fegato, come detto, corre diversi rischi. Le nostre abitudini, a partire dal sovrappeso per giungere fino all’abuso di alcolici e all’alimentazione poco salutare, possono mettere in condizioni di disagio l’organo. E poi ci sono i virus che possono provocare un’epatite. In certi casi l’organo viene attaccato da infezioni virali diverse, ma ci sono virus specializzati nel determinare il danno epatico. Sono i classici virus dell’epatite.

Il virus dell’epatite A induce un’infezione che normalmente è benigna e tende ad autolimitarsi nel tempo, anche se la durata della malattia varia tra i due e i dieci mesi. I sintomi possono essere debolezza, sensazione di malessere e a volte anche febbre con puntate massime anche di 39 gradi. Esiste un vaccino preventivo, che può essere somministrato anche insieme a quello contro l’epatite B e risulta protettivo dopo circa un mese dalla prima somministrazione.

In caso di epatite B in molti casi l’infezione non dà sintomi chiari e molte persone scoprono di averla avuta per caso, dopo diversi anni. Nelle forme sintomatiche sono presenti inizialmente fastidi generali come perdita di appetito, nausea, disgusto al fumo. In seguito la pelle può assumere una colorazione giallastra (ittero).

Il virus in alcuni casi può provocare danni al fegato a progredire fino alla cirrosi. Per questa forma virale esiste da anni un vaccino specifico. In caso di epatite da virus C l’infezione può essere del tutto inapparente: in un quinto circa dei casi possono essere presenti nausea, vomito, debolezza e colorito giallastro della pelle. Spesso la malattia diventa cronica, e presenta un decorso molto variabile che può portare anche a cirrosi epatica e cancro. Non esiste un vaccino ma ci sono farmaci specifici che possono eradicare l’infezione.

Ancora: Il virus dell’epatite delta è stato scoperto nel 1977 dallo studioso italiano Mario Rizzetto. L’infezione da virus delta in una persona che ha subito l’infezione da virus B ed ha anticorpi contro l’antigene di superficie del virus stesso, può essere molto grave. Il virus è difettivo e trova grandi quantità della sua parte mancante proprio grazie ala presenza del virus B. In questi casi la sua replicazione può essere velocissima, tanto da far diventare fulminante, in alcuni casi, una semplice epatite cronica da virus. Infine l’epatite E: dopo un periodo di incubazione di circa 40 giorni possono comparire i primi sintomi, sotto forma di debolezza, leggera anoressia, qualche linea di febbre. Nella maggior parte dei casi però l’infezione non dà alcun segno della sua presenza. Va comunque ricordato che l’epatite da virus E non diventa cronica.