Covid-19, l’olfatto perduto ritorna entro un anno

Uno studio francese studia le conseguenze del Covid-19 sulla perdita dell'olfatto e sui tempi di recupero

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Visto che milioni di persone in Italia hanno avuto l’infezione da virus Sars-CoV-2, la scienza sta concentrando sempre di più l’attenzione non solo sulle possibili cure dei nuovi casi, ma anche sulle sequele a distanza che il quadro può comportare sull’organismo. Insomma, si cercano di capire i segreti del post-Covid.

E visto che uno dei segni più classici è la perdita dell’olfatto, ovvero l’anosmia, cui spesso si associa anche il calo del gusto (ageusia) capire quanto accade nella percezione degli odori è fondamentale. Su questo fronte, comunque, c’è una buona notizia.

Se il recupero di questo senso non si verifica prima, pare proprio che entro dodici mesi anche nei casi più seri la capacità di percepire gli odori ritorna come prima. A dirlo è una ricerca apparsa su Jama Network Open secondo cui la quasi totalità dei soggetti (nello studio di parla del 96%), ha una sorta di “riabilitazione” olfattiva completa.

Cosa combina il virus

In alcuni casi, dopo l’infezione da Sars-CoV-2, la capacità di percepire gli odori si perde, quasi sempre per pochi giorni. Perché accade tutto questo? Probabilmente entra in gioco un’infiammazione del sistema nervoso periferico indotta dal virus, quindi con un impatto temporaneo sulla percezione degli odori. Un’ipotesi molto plausibile è che il virus possa risalire fino al cervello anche a prescindere dalle aree in cui si sviluppa, come l’albero respiratorio, da cui poi potrebbe iniziare questa sorta di “risalita”.

Per questo, in pratica, si verificherebbe un meccanismo di questo tipo: il virus si inserisce lungo le vie nervose dell’odorato, che partono proprio all’interno del naso. Poi, passando attraverso un ossicino sottile che in qualche modo è tutto “bucherellato” come l’emmenthal (attraverso questi forellini passano le vie nervose) potrebbe arrivare lungo questa strada fino all’encefalo.

Ovviamente questa “via” sotto l’aspetto neurologico, è la stessa che caratterizza le percezioni olfattive fino al punto in cui si raggiunge l’area olfattiva, che si trova nella parte anteriore del cervello.

Inoltre esiste una profonda correlazione tra olfatto e gusto: normalmente, quando portiamo alla bocca un alimento, riusciamo a riconoscerlo proprio perché l’odorato, sia attraverso il naso sia anche attraverso la bocca, ci consente di individuarlo. Ma non appena le papille gustative cominciano a lavorare come dovrebbero, abbiamo la possibilità di confermare la nostra ipotesi anche con il gusto. È per questo che olfatto e gusto lavorano insieme nella nostra vita di ogni giorno, incastrando le percezioni in una sorta di “puzzle” che ci permette di gustare i piaceri della buona tavola e di sentire gli aromi della cucina.

Cosa dice la ricerca

Lo studio, condotto in Francia, ha preso in esame una cinquantina di persone che avevano una diagnosi di anosmia legata a Covid-19, seguendole per un anno. Per analizzare oggettivamente la situazione è stato utilizzato un particolare test che si concentra proprio sulla possibilità di captare le sensazioni olfattive.

Nel tempo progressivamente si è osservato un ritorno alla normalità, considerando anche le valutazioni autonome delle persone che in qualche caso possono però risultare poco affidabili e che quindi sono state integrate con i dati raccolti attraverso i test specifici. Ebbene, a distanza di un anno solo due persone hanno continuato ad avere problemi olfattivi, legati anche alla presenza di sensazioni olfattive non corrette.

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