Capelli bagnati d’estate, sì o no? Le indicazioni degli esperti sul rischio micosi-BOZZA

Che non asciugarsi la testa in inverno possa portare a cervicale è noto. Ma anche col caldo occorre prestare attenzione ad alcune conseguenze

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

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Non asciugarsi i capelli in inverno è altamente sconsigliato: è noto, infatti, che può portare a dolori alla cervicale. Ma che sia preferibile ricorrere al phon anche in piena estate, quando le temperature sono molto elevate, può stupire. Eppure è noto che lasciare il cuoio capelluto umido favorisce la proliferazione di batteri e funghi, che possono portare a micosi come la Tinea capitis e, in casi estremi, anche ad alopecia.

Estate, asciugare i capelli: sì o no?

La tentazione di non asciugare i capelli in estate è molto forte, per tutti: che siano lunghi o corti, il refrigerio che si prova nell’avere la testa bagnata è spesso il motivo per cui si preferisce non ricorrere al phon. Eppure uno studio, pubblicato sul Journal of the European Academy of Dermatology and Venereology (2019), mostra chiaramente come il cuoi capelluto umido per lungo tempo è il terreno ideale per la crescita della Malassezia, un lievito che si trova normalmente sulla pelle ma che, se prolifera in modo eccessivo, può portate a una forma di dermatite potenzialmente molto fastidiosa e non priva di conseguenze.

Cosa dice la letteratura scientifica

Secondo quanto emerso dalla ricerca, la Malassezia può aveva come effetto una dermatite seborroica, unita a forfora e prurito anche insistente. L’ambiente umido che si forma in testa se non si asciugano per tempo i capelli, inoltre, può dar luogo anche alla cosiddetta Tinea capitis, ossia la tigna del cuoio capelluto, che a sua volta apre la strada a dermatofiti come il Trichophyton e il Microsporum: sono funghi che causano infezioni superficiali. Si nutrono entrambi di cheratina, la proteina fibrosa che dà struttura ai capelli, oltre che alla pelle e alle unghie.

Cosa succede se la testa rimane umida, anche d’estate

Il rischio, dunque, può comparire nel caso la testa rimanga bagnata o umida per un periodo medio-lungo: è quanto accade, ad esempio, dopo la doccia serale, quando si preferisce – specie in estate quando fa caldo – non asciugare i capelli e andare a dormire lasciandoli bagnati. È in queste condizioni che aumenta il pericolo di infezioni fungine, come dimostrato anche da un altro studio revisionale, pubblicato nel 2021 sul Journal of Fungi.

Come riconoscere le micosi dei capelli

Nel caso in cui si presentino, in genere le micosi si riconoscono da alcuni segnali chiari: il primo è un prurito persistente, che in alcuni casi si unisce a una sensazione di bruciore del cuoio capelluto. Spesso la presenza di funghi in testa è confermata anche da rossore della pelle e irritazione, alle quali talvolta si aggiunge la presenza di crosticine. A livello visivo, inoltre, compare la forfora, che può essere grassa o secca e che non scompare neppure ricorrendo a shampoo specifici comunemente in commercio. Infine, in certi casi si può avvertire anche un cattivo odore del cuoio capelluto, dato dalla crescita di organismi microbici.

Solo in casi più estremi e non trattati per tempo, però, si può andare incontro a effetti collaterali ancor più importanti, come alopecia, ossia caduta dei capelli in aree localizzate, a cui si accompagna una maggiore fragilità del fusto del capello.

Quando correre ai ripari

I campanelli d’allarme, dunque, non vanno sottovalutati. Nel caso in cui il ricorso a shampoo antiforfora non servisse a migliorare la situazione, è bene rivolgersi a uno specialista dermatologo dopo due settimane dalla comparsa dei sintomi, come indicato dagli esperti dell’American Academy of Dermatology. Come spiegano i ricercatori autori di uno studio apparso nel 2017 sull’International Journal of Trichology, infatti, la caduta dei capelli potrebbe peggiorare o portare a infezioni secondarie di tipo batterico, legate al prurito e alla necessità di grattarsi per alleviarlo. Non da ultimo, si potrebbero verificare anche infiammazioni croniche più difficili da trattare in modo risolutivo.

I tipi di funghi del cuoio capelluto

Il fungo del cuoio capelluto più diffuso è la Tinea capitis, la tigna, che può interessare anche altre parti del corpo (con nomi differenti, come la Tigna del piede dell’atleta). È molto contagiosa, soprattutto se colpisce i bambini. Può portare a perdita di capelli localizzata, sotto forma di chiazze circolari, con prurito e desquamazione della pelle. Nelle forme più severe può causare anche infezioni più profonde come il Kerion. Un altro organismo che si può formare è la Malassenzia furfur, che può cresce in condizioni di squilibrio cutaneo a causa di sebo in aumento, sudore o stress. Anche il cuoio capelluto, inoltre, può essere interessato da Candida albicans, nonostante sia molto rara in questa sede.

Le indicazioni degli esperti

Alla luce dei risultati delle ricerche, i consigli degli esperti sono:

  • Asciugare bene i capelli, anche in estate, senza ricorrere ad alte temperature;
  • Non dormire con la testa bagnata;
  • Non ricorrere in modo eccessivo o continuo a code che stringano i capelli, specie se umidi;
  • Prestare attenzione anche alla dieta, in modo da non eccedere con gli zuccheri raffinati che incidono sulla composizione della pelle e del cuoio capelluto;
  • Disinfettare periodicamente pettini e spazzole;
  • In caso di necessità utilizzare uno shampoo antifungino, seguendo i consigli degli specialisti, 2-3 volte alla settimana.