Andy Garcia e la mononucleosi infettiva che gli ha cambiato la vita: cos’è, la diagnosi e la cura

L'attore ha spiegato di aver deciso di dedicarsi alla recitazione in seguito all'infezione, che lo costrinse a un lungo ricovero in ospedale. Ecco perché

Foto di Eleonora Lorusso

Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

5 min di lettura

  • Andy Garcia ha raccontato che una grave mononucleosi lo costrinse a fermarsi durante gli anni del liceo e lo spinse ad abbandonare il basket per la recitazione.
  • Il ricovero durò mesi e la malattia coinvolse anche fegato e milza, segnando un passaggio decisivo verso la carriera che lo avrebbe reso celebre a Hollywood.
  • La mononucleosi provoca stanchezza, febbre e linfonodi ingrossati, richiede riposo e terapie di supporto, mentre gli sport di contatto restano sconsigliati per il rischio di traumi alla milza.

Tra lo sport e il cinema, la scelta è stata dettata (anche) da un ricovero in ospedale. A raccontare della malattia che ha contribuito a fargli scegliere la via di Hollywood invece che quella dei palazzetti dello sport è stato Andy Garcia. L’attore, interprete tra le altre di pellicole come The Untouchables Gli intoccabili, Eroe per caso insieme a Dustin Hoffman e Geena Davis, del romantico Amarsi con Meg Ryan o della serie di film cult Ocean’s Eleven, Ocean’s Twelve e Ocean’s Thirteen di Steven Soderbergh, in realtà avrebbe deciso di darsi alla recitazione in seguito a un ricovero per mononucleosi, la cosiddetta “malattia del bacio”.

Andy Garcia, dal basket al cinema per colpa della malattia

A svelare il retroscena è stata la stessa stella di Hollywood, che ha fatto risalire la scelta di dedicarsi alla recitazione e, nello specifico al cinema, ai tempi delle scuole superiori. Erano gli anni in cui Andrés Arturo García Menéndez, nato all’Avana da una famiglia di profughi cubani, poi cresciuto in Florida, proprio durante gli studi presso la Miami Beach Senior High School, si ammalò di mononucleosi.

Fino a quel momento si dedicava attivamente al basket ed era un giocatore della squadra di pallacanestro della scuola. Ma nel suo caso la mononucleosi si presentò in una forma particolarmente severa. “Lo sport ha occupato tutta la mia adolescenza. Poi una grave mononucleosi mi ha costretto a fermarmi e ho frequentato un corso di recitazione”, ha spiegato Garcia in una recente intervista al Corriere della Sera.

Il lungo ricovero in ospedale

Il ricovero in ospedale, per un periodo piuttosto lungo (l’attore ha parlato di alcuni mesi), aveva imposto uno stop forzato agli allenamenti. Nel caso di Garcia, infatti, la malattia non si sarebbe limitata a interessare le tonsille, come accade di solito, ma avrebbe avuto conseguenze anche a livello epatico, quindi con un coinvolgimento anche del fegato.

L’ingrossamento di questo organo, infatti, così come della milza, sono uno dei possibili effetti collaterali della mononucleosi, specie in soggetti con problemi pregressi dello stesso tipo.

I sintomi della mononucleosi

Secondo i Centers for Disease Control and Prevention statunitensi, i sintomi più ricorrenti e classici della “malattia del bacio” sono stanchezza intensa, febbre, mal di gola, dolori, linfonodi ingrossati e, in alcuni casi, anche l’aumento di volume della milza o del fegato. In genere le manifestazioni sono più accentuate nelle persone più giovani, come bambini e adolescenti. La stanchezza, però, di norma compare dopo aver contratto l’infezione e può protrarsi anche per 2 o 4 settimane, se non persino per alcuni mesi.

Le cure

Per la mononucleosi non esiste un vaccino e non ci sono cure specifiche. Solitamente viene consigliata l’assunzione di antipiretici in caso di febbre più alta, o antidolorifici in modo sintomatico, insieme al riposo, come accade per l’influenza. Non si dovrebbe, invece, fare ricorso ad antibiotici se non nel caso in cui si accerti che la tonsillite abbia una origine batterica: nella maggior parte dei casi, infatti, si tratta di forme virali per le quali gli antibiotici non solo sono inutili, ma persino potenzialmente dannosi perché possono causare antibiotico-resistenza.

“Il trattamento della mononucleosi generalmente contempla una terapia di supporto con antipiretici e antinfiammatori in quanto è una malattia di origine virale dove non serve usare antibiotici tranne nelle complicazioni dove sopraggiunge una sovrainfezione o una contaminazione batterica a livello della faringe. Solo nei casi più gravi, infine, si ricorre al cortisone o ad un antivirale per uso orale”, spiega il professor Fouad Kanso, Responsabile dell’U.O. di Medicina di Laboratorio dell’Istituto Clinico S. Anna, sul portale del Gruppo San Donato.

La diagnosi sicura

Per effettuare una sicura diagnosi è sufficiente eseguire un esame dell’emocromo con uno striscio periferico che serve a individuare e valutare lo stato delle cellule presenti nel sangue al momento del prelievo): per esempio, un campanello d’allarme è la presenza di livelli maggiori di linfociti rispetto ai neutrofili nella formula leucocitaria, insieme a quella di cellule linfomonocitoidi tipiche della malattia. Un altro esame è di tipo sierologico, cioè l’individuazione di possibili anticorpi specifici: ce ne sono di “4 tipi per l’EBV virus, in particolare quelli della famiglia IgM, più precoci, che in seguito lasciano al posto agli anticorpi di classe IgG”, come sottolinea ancora Kanso.

Il necessario riposto

Particolare attenzione viene riservata, invece, al riposo. Questo è anche il motivo per cui ci si dovrebbe astenere dalla pratica sportiva, specie se intensa. In caso di diagnosi di mononucleosi, infatti, la milza può ingrossarsi e diventare particolarmente suscettibile a traumi e dunque rotture (con conseguenti potenziali emorragie interne rischiose).

È il motivo per il quale sono particolarmente sconsigliati gli sport di contatto, così come andrebbero evitati gli sforzi intensi fino a che il medico non certifichi una completa guarigione. Questa avviene quando la causa della malattia, ossia la presenza del virus di Epstein-Barr, o EBV (della famiglia degli herpesvirus) non viene eliminata. Il nome della malattia, “del bacio”, è invece legata alle modalità di trasmissione tramite la saliva. Nel caso dei bambini più piccoli, le vie di trasmissione possono essere rappresentate anche da giocattoli messi in bocca da altri.