Come superare una delusione d’amore

Quando una relazione finisce, il tempo per riprendersi è soggettivo. Ma ci sono alcuni accorgimenti che possono aiutarti

Serena Allevi Editor specializzata in Salute & Benessere

Quando una relazione finisce, le reazioni sono sempre soggettive. C’è chi abbozza, c’è chi si dispera e c’è chi si butta a capofitto in un’altra storia secondo la logica del “chiodo scaccia chiodo”.

La verità è che, nella rottura di una relazione, entrano in gioco tanti fattori diversi. Prima di tutto, è rilevante sapere chi ha preso la decisione. Può essere molto traumatico, infatti, ritrovarsi soli di punto in bianco dopo essersi creati illusioni o, semplicemente, programmi di vita anche a breve termine.

Cruciale è poi comprendere da quanto tempo durava la relazione: chiaramente una relazione lunga è fatta anche di abitudini condivise e ritrovarsi senza può destabilizzare moltissimo chi subisce la decisione.

Quindi, come superare una delusione amorosa?

Il periodo dell’elaborazione: rispetta i tuoi tempi

Chiamarlo “lutto” forse può essere semanticamente esagerato. Certo è, però, che la fine di una storia d’amore può lasciare una sofferenza così profonda da far mancare il fiato. Ciò di cui si viene privati sono gesti, rituali e prospettive di vita. Tutti preziosi riferimenti nell’esistenza di ciascun individuo.

Dunque, soffrire è normale. E soffocare la sofferenza non è una buona idea. Se si sta molto male, vale sempre il prezioso consiglio di rivolgersi a chi ha competenze e iniziare un percorso di psicoterapia.

Una delle domande più frequenti, nel momento di una rottura sentimentale, è “ma quanto durerà questo dolore?“. In tal senso, il tempo è veramente soggettivo. Per alcune persone può trattarsi di giorni, per altri di settimane o mesi. Prendersi tutto il tempo che occorre è importantissimo.

Anche perché in questo periodo di de-costruzione, ci si ricostruisce e si è pronti a una sorta di rinascita. Su basi nuove, spesso molto più esaltanti.

Ritrovare la gioia dell’autodeterminazione

In una relazione, spesso, ci si “mescola” con il partner. Si prendono le sue abitudini, ci si sente “una cosa sola” e le decisioni prese insieme possono sembrare più leggere. Ciò accade anche alle donne più indipendenti e a chi ha sempre detto “a me non succederà mai”.

È umano apprezzare il senso di rassicurazione e di routine che può dare una relazione sentimentale. Quando questa finisce, però, è come se si ribaltasse tutto. Ed è qui che diventa necessario comprendere che si è anche al di là del legame, che si possono prendere decisioni importanti da sole, che si è soggetti autodeterminati.

La gioia dell’autodeterminazione è qualcosa che si apprende anche con l’esperienza. E che dovrebbe prescindere dalle relazioni. Spesso non è così, appunto per bisogno di rassicurazione e necessità di “affidarsi” per un po’ a qualcuno.

Ma l’autodeterminazione è parte di ciascuno di noi e va valorizzata e festeggiata, soprattutto quando finalmente si fa più presente. E ciò può accadere proprio nel momento del distacco.

Si comprende di essere pronti a uscire di nuovo con qualcuno, quando ci si è ritrovati e ri-centrati. Quando si capisce che ogni tipo di decisione può e deve essere presa in modo autonomo.

Rivalutare la solitudine

Un conto è sentirsi soli e disperati, un altro è godere della solitudine. A quest’ultimo step si arriva per gradi. Dopo il dolore iniziale conseguente alla fine di una relazione, piano piano ci si accorge che stare da soli non è affatto così male.

Che la solitudine è uno spazio creativo da riempire (oppure no) a piacere con esaltanti pensieri, sogni e progetti. E che essere liberi da vincoli di tempo e luogo, e dalle necessità della presenza, è una sensazione meravigliosa. Una sensazione che per alcune persone può diventare quasi un’euforia che non si provava da molto tempo in coppia.

Imparare a stare soli è una pratica di gioia, non una tortura. Per questo, la consapevolezza arriva per gradi. Con tutto il tempo che occorre e con tutti i supporti di cui si ha bisogno.

Evviva le amiche (e gli amici)

Un altro segnale che può farti capire se sei pronta a uscire di nuovo con qualcuno è, senza dubbio, la riscoperta e il godimento delle amicizie. Certamente anche all’interno di una relazione si può godere appieno del sentimento di amicizia.

Ma quando una storia finisce, ci si può sorprendere positivamente nella riscoperta di sensazioni di complicità e di leggerezza legate alle amicizie. Senza giudizi, senza aspettative: ovviamente questo è possibile in una relazione di amicizia “sana”.

E, soprattutto, può rinascere il desiderio di conoscere nuove amiche e nuovi amici. L’apertura nei confronti del mondo, senza essere vincolati alla “ricerca di un partner”, è un ottimo segnale di vitalità, curiosità e crescita personale. E anche il semaforo verde per sperimentare di nuovo appuntamenti romantici…in leggerezza.

La passione? Non è solo d’amore

Non è raro che, proprio dopo la fine di una storia d’amore e con l’esperienza, si possa cercare di sperimentare il sentimento della “passione” (così meraviglioso, energetico ed esaltante) al di fuori di un contesto legato all’amore o al sesso. La passione può permeare ogni cosa dell’esistenza. Esiste la passione per la musica, per la politica, per uno sport.

E, soprattutto, ci si può appassionare anche a un qualcosa che non abbia particolare rilevanza o riconoscimento sociale ma che provochi quella sensazione di entusiasmo e di appagamento che dà spinta alla vita e alla quotidianità.

Se si è stati tristi a lungo, a causa della fine di un amore, ci può anche ri-allenare alla passione! Come si fa? Ci si cimenta in qualcosa di nuovo da soli. Un corso di canoa, un’uscita con la macchina fotografica, una lettura di ispirazione, ritrovarsi a discutere di arte con sconosciuti…Ogni occasione è buona, perché non buttarsi?

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