Scandalo Alexander Wang: le confessioni delle presunte vittime e la difesa

Dopo le accuse di alcuni modelli, Alexander Wang è stato travolto da una bufera mediatica: le confessioni delle presunte vittime e la difesa

L’anno non è iniziato nel migliore dei modi per Alexander Wang, noto stilista  travolto da numerose accuse di molestie sessuali. Il designer di origini taiwanesi è finito al centro di uno scandalo che sta sconvolgendo il fashion system. Un caso mediatico nato dopo che alcuni modelli lo hanno accusato di aver sfruttato la sua posizione di potere per portare avanti dei presunti abusi. Una vicenda intricata, fatta di luci e ombre, di fronte alla quale Wang si è difeso, mentre le dichiarazioni contro di lui, soprattutto sui social, aumentano.

Le accuse di Owen Mooney

Tutto è iniziato con un video pubblicato su Tik Tok dal modello Owen Mooney. A metà dicembre l’indossatore britannico ha postato una clip in cui raccontava un episodio spiacevole avvenuto in un club di New York nel gennaio del 2017. Mooney inizialmente non ha fatto il nome di Wang, parlando solo di uno “stilista molto famoso”. Poi, quando i suoi follower hanno nominato il designer, ha realizzato un altro video in cui lo accusava apertamente di essere un “predatore sessuale”. Il modello ha poi spiegato a BoF: “Ero disgustato e scioccato di non essere stata l’unica vittima del suo comportamento. Quindi, ho sentito che era necessario dire il suo nome ad alta voce”.

Lo scandalo si allarga: la bufera su Wang

Le dichiarazioni di Owen sono state raccolte e ricondivise da due account Instagram che si occupano di moda e sono molto popolari sui social: Shit Model Management (SMM) e Diet Prada. Il primo, che segue gli scandali nel fashion system, ha pubblicato nelle Stories il video di Mooney e ha realizzato un post in cui raccoglieva le confessioni di modelli che avevano vissuto la stessa esperienza. Il caso è stato poi ripreso da Diet Prada che ha parlato della figura dell’ex direttore creativo di Balenciaga, della sua fama di festaiolo e delle sue scelte di stilista spesso al limite. Da quel momento Wang è stato travolto da una bufera mediatica. Dopo Owen tanti altri modelli hanno accusato il designer di molestie sessuali, parlando dell’uso di alcol e droghe per stordire le vittime durante i party e di attenzioni non desiderate. Gia Garison, nota modella trans, ha raccontato al The Guardian che nel corso di una festa nel 2017 Wang avrebbe tentato di toglierle la biancheria intima.

La difesa di Alexander Wang

Raggiunto dal The Guardian, Wang ha replicato alle accuse del modello, definendole come “grottescamente false”.  Poi ha aggiunto: “Negli ultimi giorni ho ricevuto accuse infondate e grottescamente false. Queste affermazioni sono state ingiustamente amplificate da account social famigerati, che hanno pubblicato materiale diffamatorio da fonti non rivelate e/o anonime con zero prove o qualsiasi verifica dei fatti di sorta. Vedere queste bugie sul mio essere perpetuate come verità è stato esasperante. Non sono mai stato coinvolto nelle situazioni descritte e non lo farei mai. Intendo andare a fondo alla questione contro chiunque sia responsabile dell’origine di queste affermazioni e della loro diffusione online”. Sul proprio account Instagram, Wang ha ringraziato i suoi sostenitori e a Vogue ha dichiarato: “Contrariamente a quanto è stato detto non ho mai approfittato sessualmente di qualcuno senza consenso. Inoltre non ho mai abusato del mio status o della mia fama a mio vantaggio”.

La rabbia delle presunte vittime

Almeno per ora nessuna delle vittime, compresi la Garison e Mooney, che sono usciti allo scoperto, hanno deciso di intraprendere azioni legali contro Wang. Dopo che lo stilista si è difeso, il modello britannico ha postato un nuovo video, esprimendo tutta la sua rabbia e lanciando l’hashtag #UsToo. “Il silenzio dell’industria della moda è abbastanza assordante”, ha spiegato, affermando che le presunte vittime del designer non avrebbero ricevuto nessun supporto e sostegno, come è invece accaduto con il movimento #MeToo. Per Owen nessuno avrebbe il coraggio di prendere una posizione netta contro Alexander Wang per via della sua grande influenza nel mondo della moda. “Questo è il motivo per cui così tante accuse nei suoi confronti vengono spazzate via sotto il tappeto, insieme ad altre accuse a figure di spicco della moda – ha detto, amareggiato – […] Non posso fare a meno di chiedermi: questo ha qualcosa a che fare col discorso su uomini, queer e trans? Esiste l’ideologia secondo cui non siamo vittime di violenza sessuale?”. Mooney ha inviato le vittime a unirsi e ha chiesto una maggiore considerazione. “Abbiamo bisogno di essere presi sul serio – ha concluso -. Accade anche a noi e la risposta dovrebbe essere uguale”.

I precedenti

Non è la prima volta che Alexander Wang viene accusato di molestie sessuali e già qualche anno fa sui social erano spuntate alcune denunce anonime nei suoi confronti. Lo stilista ha la fama di festaiolo e già in passato i suoi party sfrenati erano stati raccontati – senza troppi dettagli – anche da Anna Wintour. Definito da Bof “gufo notturno” e “party-boy”, il designer ha affermato che farà di tutto per difendersi dalle accuse. “È mia priorità dimostrare che queste accuse non sono vere – ha chiarito a Vogue -, ma alimentate da motivi esclusivamente opportunistici. È importante che le persone parlino per sé stesse e che siano ascoltate, ma è altrettanto necessario che le accuse siano fondate, così da non arrecare alcun danno a queste stesse cause”.

Le conseguenze per il marchio Wang

Dopo l’inizio dello scandalo, BoF ha provato a contattare i maggiori rivenditori del marchio di Wang negli Stati Uniti, ma nessuno ha voluto commentare. La Model Alliance di NY ha invece pubblicato un messaggio di solidarietà nei confronti delle presunte vittime, offrendo anche assistenza legale. Secondo quanto riporta Vogue, gli accusatori dello stilista sarebbero entrati in contatto con Lisa Bloom, avvocato famoso per aver difeso in passato modelli e modelle. “È ormai da tempo che nell’industria di moda si attende la resa dei conti in merito al frequente maltrattamento di modelli – ha affermato il legale -. Negli ultimi anni ho rappresentato molte presunte vittime di molestie sessuali, anche contro Paul Marciano, Bruce Weber e altri. I modelli non sono oggetti di scena e hanno gli stessi diritti di tutti gli altri al rispetto sul posto di lavoro. Ringrazio tutti coloro che hanno chiesto il mio supporto e sono felice di offrire un consulto gratuito e confidenziale a tutti gli altri, testimoni compresi”.

Alexander Wang

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