Il diritto all’aborto al G7, cosa si discute in Puglia e la posizione dell’Italia

Il vertice del G7 in Brindisi comincia in salita, con una polemica secondo la quale il governo avrebbe cancellato i riferimenti al diritto all'aborto

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Francesca Secci

Giornalista

Sarda, ma anche molto umbra. Giornalista pubblicista, sogno di una vita, da maggio 2023, scrive soprattutto di argomenti che riguardano l’attualità.

Il G7 non è ancora cominciato e già c’è una polemica. Un forte dissidio politico, infatti, si è innescato in relazione alla bozza delle conclusioni del G7, che si terrà a Borgo Egnazia, nella provincia di Brindisi. Secondo alcune fonti europee, l’Italia avrebbe eliminato il riferimento all’importanza di garantire un accesso sicuro all’aborto.

Questo passaggio, aggiunto durante il G7 di Hiroshima, era stato fortemente supportato da Francia e Canada per il summit in Puglia. Alla vigilia dell’evento, la presunta scelta del governo italiano ha generato indignazione e tensioni a livello internazionale, suscitando reazioni negative da parte dell’Unione Europea.

Le divergenze tra l’Italia e gli altri paesi

Nonostante i grandi temi in agenda, il dibattito sull’aborto ha dominato la scena ancor prima dell’inizio del vertice. Una bozza circolata nel pomeriggio di ieri 12 giugno, non immediatamente smentita, includeva un riferimento al diritto all’aborto. Fonti europee hanno riferito che nell’ultima versione del documento, il riferimento all’importanza di garantire un accesso sicuro all’aborto è stato rimosso.

Questo punto, fortemente sostenuto da Francia e Canada, avrebbe dovuto rafforzare il comunicato del G7 di Hiroshima, che parlava di “accesso legale e sicuro”. Nel documento redatto dagli sherpa, è stato inserito un riferimento all’aborto che l’Italia avrebbe poi richiesto di rimuovere, incontrando una ferma opposizione da parte degli altri membri.

La Francia, in piena campagna elettorale, e gli Stati Uniti, con il presidente Joe Biden impegnato a difendere i diritti all’aborto contro l’opposizione ultraconservatrice, hanno trovato la proposta italiana inaccettabile.

La risposta da Palazzo Chigi

Di fronte alle speculazioni, Palazzo Chigi ha emesso una dichiarazione cercando di smorzare le polemiche: “Nessuno Stato ha richiesto l’eliminazione dei riferimenti all’aborto dal documento del G7,” è stato dichiarato, sottolineando che le negoziazioni sono ancora in corso e che nessuna decisione definitiva è stata presa.

La reazione internazionale

La notizia ha suscitato reazioni immediate tra i giornalisti e le delegazioni presenti. In molti si sono chiesti se l’Italia stia realmente cercando di tornare indietro nel tempo su temi di diritti fondamentali. Alcune fonti suggeriscono che la preoccupazione italiana possa derivare dal desiderio di non offendere la sensibilità di papa Francesco, presente al summit.

Carla Taibi, tesoriera di +Europa, ha espresso il proprio disappunto, accusando il governo di Giorgia Meloni di influenzare negativamente le dichiarazioni internazionali sul diritto all’aborto e di promuovere politiche restrittive in Italia. Ha evidenziato come l’introduzione di rappresentanti pro vita nei consultori miri a dissuadere le donne dall’abortire, erodendo progressivamente i diritti delle donne e rendendo sempre più difficile l’accesso all’aborto sicuro e legale.

Precedenti tensioni sui diritti civili

Non è la prima volta che la premier italiana si trova in conflitto su questioni di diritti civili. Al vertice del 2023 in Giappone, il canadese Justin Trudeau aveva già sollevato polemiche in merito ai diritti Lgbtq+. La sorpresa tra le delegazioni straniere è palpabile: “Cosa è cambiato da Hiroshima a oggi?” si chiedono, notando come il contesto politico sia mutato drasticamente.

Un G7 che parte in modo frizzante

La controversia sull’aborto non è certo il miglior preludio per un G7 che si preannuncia complesso. Dopo la foto di famiglia delle 10:30, si affronteranno subito temi cruciali come la questione ucraina e l’uso degli asset russi congelati.

Elisabetta Belloni (ambasciatrice e “sherpa” della Meloni) sta lavorando per concretizzare un accordo entro la fine del 2024, un obiettivo che potrebbe rappresentare un importante risultato per l’Italia, nonostante l’inizio in salita del summit.