Test di gravidanza positivo: cosa fare ora

Hai fatto un test di gravidanza e risulta positivo? Ecco quello che devi sapere e fare, secondo la ginecologa.

Giorgia Marini Blogger e Content Editor

La gravidanza, per alcune di noi, è il desiderio pianificato di una vita. Per altre, l’arrivo della gravidanza è inaspettato, inatteso, non rientrando affatto nei propri progetti di vita. In ogni caso, da quando il test di gravidanza ci svela il nostro nuovo status tutto cambia e la vita ci si rivolta come un calzino. Nella meraviglia di una nascita, come nelle borse sotto gli occhi!

Non sveliamo un arcano se diciamo che la situazione italiana, in tema di gravidanze e nascite, è poco felice.  Secondo l’Istat, nel 2019, ci sono state quasi 20 mila nascite in meno rispetto all’anno precedente, il numero medio di figli per donna continua a scendere (siamo a 1,27) e l’età media arriva a 32 anni circa. Al Centro-nord, dove vengono registrate più nascite, sia per la maggiore presenza di stranieri che per la situazione economica più florida, è senza figli una donna su quattro tra le nate nel 1978.

L’età delle donne (e degli uomini) che vogliono diventare genitori risente molto della situazione economica, per non parlare di quella lavorativa della donna che, divenuta madre, si trova a vivere in un ginepraio tra le attività in casa (poco tempo fa, fu fatta proprio una ricerca sulle ore che gli uomini e le donne passano con i lavori domestici) quelle materne e quelle professionali. Il mondo del lavoro, già poco generoso con le donne, ancor più con le mamme, diventa una chimera o un posto da cui fuggire, a causa di frequenti mobbing.

Tutto questo per dire che può capitare di avere tra le mani il nostro test di gravidanza non proprio in tenera età e ciò può spaventare, venendo a mancare quel pizzico di leggerezza e spregiudicatezza tipico della giovinezza.

Cosa fare quando cerchiamo una gravidanza

Quando cerchiamo una gravidanza, quando appunto essa sia un programma nella nostra vita, “Sarebbe opportuno fare una visita ginecologica, dove verrà valutato se ci sono possibili problemi di salute delle donne, che potrebbero interferire con la gravidanza (cisti, fibromi, diabete, ipertensione o altro). In tale sede, verranno prescritti degli esami del sangue pre-concenzionali che servono a valutare lo stato di salute, e a capire quali malattie infettive sono già state fatte.

Inoltre, verrà consigliato di introdurre l’acido folico, la cui assunzione sarà da proseguire anche in gravidanza. Infine, verrà spiegato alle donne l’importanza di condurre uno stile di vita salutare: non fumare, essere normopeso e fare attività fisica”. A parlare è la dottoressa Raffaella Daguati, medico specialista in ginecologia e ostetricia.

Quando fare il test di gravidanza

Qualsiasi mamma in ascolto potrebbe testimoniare quanto siano memorabili quei minuti di attesa, prima che il test ci dia riscontro. Noi mamme, nonostante le perfette diottrie, ai tempi del test, lo abbiamo controllato e ricontrollato, sino alla sua naturale scadenza. Troppo importante è la risposta che quel piccolo arnese è in grado di offrirci, e non si è mai sufficientemente sicure di aver visto bene. Non è vero?

I test di gravidanza venduti oggi in farmacia sono molto sensibili, e molti riescono a segnalare la gravidanza anche qualche giorno prima dell’atteso ciclo mestruale. Detto ciò, consiglio di aspettare due-tre giorni di ritardo, prima di effettuare il test, per evitare falsi negativi. Nel caso il test fosse negativo, ma il ciclo non arrivasse, è bene ripeterlo dopo 7 giorni”.

Ecografia

Quando prenotare la prima visita ginecologica

Che si sia già fatto il test o si abbia un ritardo mestruale, per noi donne è importante avere un confronto con un professionista. Una ginecologa o un ginecologo che ci visiti e, eventualmente, ci spieghi cosa aspettarci. Chi è già mamma lo sa, il professionista di turno, che si trovi di fonte ad una futura mamma sarà bombardato da domande, dalle più lecite a quelle più ingenue, perché, quando arriviamo da lui, è il momento in cui cominciano a sbocciare le prime ansie. Nulla a confronto di quelle che avremo da mamme, ma sufficienti a far scappare qualsiasi ginecologo!

La dottoressa Daguati ci ricorda che “una prima visita ginecologica si può anche prenotare subito dopo aver saputo di essere incinta. Ma, per vedere l’embrione in ecografia, bisogna aspettare la sesta settimana di gravidanza, quindi due settimane dal test positivo.

La visita fatta prima della sesta settimana servirà quindi a prescrivere i primi esami e l’acido folico (se non ancora iniziato) e a spiegare alla paziente il percorso, a rispondere ai dubbi e alle domande che le donne hanno all’inizio della gravidanza”.

Quante e quali visite fare, durante i nove mesi di gestazione

Tra le prime domande che pongono le mamme, alla propria ginecologa o al proprio ginecologo, ci sono proprio quelle che riguardano il percorso da seguire da lì in avanti. Gli esami da fare, le ecografie necessarie, lo stile alimentare da tenere. Ovviamente, più o meno per tutte valgono le stesse regole, al netto di specificità legate a gravidanze particolarmente delicate o problemi di salute della mamma. Anche l’età della stessa, infine, potrebbe richiedere, per alcuni professionisti, maggiore attenzione, attraverso un monitoraggio più frequente della gravidanza.

Seconda la dottoressa Daguati, “in una gravidanza fisiologica, le visite sono a cadenza mensile così come gli esami del sangue. Oltre alle visite ed agli esami mensili sono previste le seguenti ecografie: ecografia del primo trimestre, che serve a datare la gravidanza e a capire se la gravidanza è singola o gemellare; ecografia morfologica, si fa tra la 19ima e 21ima settimana, e serve a valutare sia la crescita dell’embrione sia ad escludere le malformazioni ecograficamente visibili;  ecografia del terzo trimestre, si fa a 30 settimane circa, e serve a confermare che la crescita dell’embrione proceda secondo le aspettative”.

E per quanto riguarda, invece, lo stile di vita ed alimentare da tenere, durante i nove mesi di gestazione?

“A test positivo, le donne dovrebbero ovviamente smettere di fumare e, di solito, questo è meglio farlo anche prima, come del resto dovrebbe essere eliminato l’uso di alcolici. Se le gestanti non avessero anticorpi per la toxoplasmosi, non dovrebbero inoltre magiare carne cruda o poco cotta, e sarà necessario lavare bene frutta e verdura cruda con amuchina o bicarbonato.  Infine, se si hanno gatti in casa, non bisogna occuparsi personalmente della pulizia della lettiera e, in caso di giardinaggio, usare sempre dei guanti.

Diagnosi Prenatale: quale scegliere

Per escludere eventuali anomalie cromosomiche, oggi, si hanno a disposizione diversi strumenti. In alcuni casi gratuiti, in altri anche molto costosi. Non è necessario farli, in alcuni casi, ovviamente, potrebbero essere caldamente consigliati. Essi sono strumentali ad anticipare informazioni delicate, con diversi gradi di certezza a seconda dell’esame scelto, sullo stato del futuro bambino. Gli strumenti ci sono, ma non bisogna usarli per forza. La scelta spetta alla coppia che la prenderà nella propria intimità.

Ce lo conferma la Daguati, “durante le prime visita alle pazienti viene fatto un counselling sulla diagnosi prenatale. Ci sono degli esami che le donne possono scegliere se fare o meno, e che danno informazioni sul rischio di possibili anomalie cromosomiche dell’embrione. Questi esami possono essere invasivi (amniocentesi o villocentesi) o non invasivi (bi test e dna fetale).

Ogni gravidanza ha un rischio di possibili anomalie cromosomiche e più passano gli anni per le donne più aumenta il rischio. Una volta informate, le donne decideranno se fare questi esami e quali fare. Il SSN concede l’amniocentesi o la villocentesi dopo i 35 anni, ma ciò non significa che bisogna farla dopo i 35 e non bisogna farla prima, è una scelta personale. L’importante è essere informate correttamente”.

 

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