Cosa vuol dire (davvero) essere mamma oggi

“Io non sono cattiva, è che mi disegnano così”. Ecco, usiamola la vecchia citazione di Jessica Rabbit: non siamo delle bad moms, in quanto imperfette, è la narrazione su noi mamme a fare acqua da tutte le parti!

Foto di Giorgia Marini

Giorgia Marini

Blogger e Content Editor

Mamma Blogger, stop. Annata 1977, stop. Razza Caucasica, come direbbero in un poliziesco americano, stop. Status pro-tempore molto incasinata, stop.

Siamo cresciute con le immagini di mamme belle, giovani, multitasking, praticamente perfette. Donne snelle, dalle gambe lunghe: metà mamme, metà manager. Come figure mitologiche, tra amazzoni e centauri, ci hanno sempre propinato, e continuano a farlo, mamme iconoclaste. Camicia bianca senza rigurgiti e jeans attillati; piedi nudi, su pavimenti della cucina intonsi, e chignon da hair-stylist. Mamme con tre bambini, uno in braccio e due sullo sfondo, l’aspirapolvere in mano, mentre guardano lo schermo del pc, sono in call con Biden.

Noi mamme di oggi siamo come dei terminator, tra cose da fare, progetti, impegni da portare a termine, e l’immancabile senso del dovere della brava ragazza. Mentre ricarichiamo tutti i dispositivi, per garantire l’efficienza del giorno dopo, scarichiamo i nostri sensi di colpa, di notte, con pensieri che spaventano il cane pastore. Sarà per questo che dormiamo male.

Sempre troppe, illogiche, irrazionali, le mancanze che ci attribuiamo. Il motto di noi mamme sembra essere “Never give up”. Dalla gravidanza al parto, ai primi diciotto anni dei figli, non possiamo mai avere una defaiance. Mai un mancamento, una lamentela, “ Avete voluto la parità? Avete voluto la bicicletta?”. È un attimo e c’è sempre qualcuno che ce lo ricorda.

Essere mamma oggi è una gran fatica, vuol dire essere in conflitto con narrazioni che non stanno in piedi. Ci viene chiesto di tutto, siamo trattate come super eroine, quanto a senso di responsabilità, non certo ad ovazioni. Della nostra maternità non si perdona nulla, essa viene analizzata con il microscopio, alla ricerca del tassello nero. Tutto è giudicabile, ma di amore non si parla mai.

Essere mamma

La maternità da social, da film, è un complotto contro ogni donna normale. E va detto, per onestà intellettuale, noi stesse lo alimentiamo, aspirando ed influenzando leggende e bugie molto glam ma poco realistiche. Non sentiamo bene la voce del nostro compagno, a 20 metri di distanza, ma dovremmo capire bene l’intervento di  Biden e della Merkel, mentre passiamo l’aspirapolvere e i nostri figli ci urlano nelle orecchie. Non siamo credibili. Non è credibile. Come fossimo tessere da supermercato, ci danno dei punti in base all’età, al numero dei figli, al lavoro che facciamo, alla cura personale. Nessuno tessera arriverà completa, perché nessuna mamma è perfetta.

Qualcuno ci ha mai raccontato la vera storia di una mamma normale? Non isterica, esaurita, borden line, ma semplicemente normale. Una donna che a volte sbaglia, altre azzecca. Una donna che ama i suoi figli, e proprio questo immenso amore, a volte, può indurre in errore.

Nessuno ci ha mai raccontato la vera storia di una gravidanza normale, di un parto normale e di quello che succede in basso, alle donne normali, nel mentre e nel dopo. Passaggi brevi, ma che sembrano infiniti, nel durante. Delle solitudini, delle depressioni, degli svilimenti, delle delusioni. Il racconto, su questo, è sempre muto, se non in casi estremi, da cronaca o da gossip.

Essere mamma

Noi mamme di oggi non siamo sempre costrette in jeans attillati, mentre passiamo il panno sul pavimento e partecipiamo a call internazionali, per fortuna! Una cosa è sicura, però, amiamo i nostri figli, ed ognuno lo fa a modo proprio: e questo deve essere il punto forte del racconto, l’unico vero comune denominatore di miliardi di mamme diverse fra loro.

Noi mamme, a volte ce lo diciamo tra di noi, avremmo bisogno di un supporto psicologico, perché passiamo dallo sclero della pastina che non vuole provare, dalle urla per il muro sporco di pennarelli, dalla voglia di prenotare un volo di solo andata, alla fragorosa risata del nostro cuore, non appena fanno un passetto, inventano parole, ci accarezzano il viso, ci dicono “Ti voglio bene”.

Per la festa della mamma, noi avremo bisogno di un solo grande regalo: il rispetto. Verso noi stesse, verso le altre e quello che dobbiamo pretendere da chi racconta aneddoti su di noi, senza essere noi. Per la festa della mamma, dovremmo darci una grande opportunità: volerci bene, dirci che andiamo bene così come siamo. Con o senza dieta, con o senza palestra, con uno o con sei figli, con venti anni o cinquanta, single o sposate, con una carriera alla Cristoforetti o con nessuna menzione di merito, a livello lavorativo.

Non dobbiamo permettere ad alcuno di dirci chi dobbiamo essere, cosa dobbiamo fare. Nessuno deve giudicarci. Che ci si alzi all’alba per una colazione vegana da offrire ai bambini, o che ci si arrabbi, dall’alba all’entrata della scuola, per l’ennesimo ritardo, dimenticandoci anche la merendina, dobbiamo sentirci libere di essere come siamo. Dobbiamo andare avanti, saperci perdonare, essere clementi con noi stesse.

Scriviamo noi stesse, ogni giorno, cosa vuol dire essere una mamma oggi. Mettiamo giù la nostra storia, dal successo al fallimento, dalla professione alla ricerca dentro di noi, dallo sclero all’addormentarsi abbracciati, dal sentirci incomprese alla voglia di stare in mezzo alla gente. Tutto il resto, lasciamolo agli altri, che avranno sempre un motivo ben preciso, per disegnarci come delle bad moms!