Come abituare il tuo bambino a dormire per tutta la notte 

I risvegli notturni portano a domandarsi se sia possibile insegnare, ai bambini, a dormire tutta la notte. Ne parliamo con l'esperta

Giorgia Marini Blogger e Content Editor Mamma Blogger, stop. Annata 1977, stop. Razza Caucasica, come direbbero in un poliziesco americano, stop. Status pro-tempore molto incasinata, stop.

Dormire tutta la notte, prima di diventare genitori, siamo convinti essere un diritto inviolabile, inalienabile, insomma un principio naturale, alla base di qualsiasi esistenza. E invece, quando diventiamo genitori, scopriamo che no, non lo è.

Quando arrivano i figli, soprattutto quando sono dei fagottini di pochi mesi, dormire (bene) è una chimera. Non a caso, una delle principali preoccupazioni delle neomamme è proprio legata al sonno. Il sonno dei bambini è un tema molto affrontato dalle giovani famiglie e infatti, da qualche anno, ci si può valere di vere e proprie specialiste alle quali rivolgersi per consulenze teoriche, a distanza, ma anche per un supporto pratico, durante le fasi di addormentamento.

Un sonno continuativo, senza troppi risvegli, non è solo un vantaggio per i bambini ma per la famiglia intera. I continui risvegli notturni dei bambini si possono ripercuotere anche sulla coppia. Comuni nelle coppie che hanno avuto da poco dei figli, sono i litigi e le rivendicazioni su chi si alzi di più per accudirli. Altrettanto frequente è il dividersi, durante la notte, in modo che un genitore dorma con il bambino e l’altro da solo. Per non parlare di quanto tutto ciò possa inficiare sulla delicata sfera intima che la coppia, dopo avere avuto il primo figlio, deve faticosamente recuperare.

Come abituare i bambini a dormire per tutta la notte è dunque un tema che coinvolge non solo i figli ma l’intera famiglia. Il sonno dei bambini (o il mancato sonno) attraversa la strada che percorre la stessa coppia, per essere felice e serena. Quante volte, ad esempio, è proprio la coppia a voler condividere il proprio letto con i figli, per sopperire a presunti sensi di colpa o per procrastinare quel senso di vuoto, che può lasciare un bimbo diventato più autonomo. Non sono neanche rari i casi di bambini che dormono a letto con la mamma o con il papà, per colmare la mancanza lasciata da una separazione. Insomma, il sonno dei bambini è il sonno di tutti.

Su come abituare i bambini a dormire bene, c’è molta letteratura e non solo perché sono tante le domande che si pongono i genitori ma anche perché diversi sono i punti di vista e le scuole di pensiero. Essi si susseguono, alternando i pareri più disparati, frutto di epoche ed approcci alla genitorialità, prima ancora che al sonno dei bambini, assai diversi.

Barbara Bove Angeretti, consulente per il sonno dei bambini e per l’educazione empatica, è una specialista alla quale si rivolgono i genitori per avere consigli sul tema. È una di quelle figure ormai preziose che, come prima o come estrema ratio, le mamme ed i papà chiamano anche per essere affrancati da un senso di frustrazione, causato dal non riuscire a far addormentare il proprio figlio.

I bambini non sono tutti uguali, come non lo sono le famiglie, per questo formule magiche non ce ne possono essere, ma certamente si possono analizzare l’ambiente in cui vive il bambino e le abitudini della famiglia, per capire se c’è qualcosa in grado di aiutare i genitori ed il bambino stesso, nella fase della nanna.

Perché non dorme? Le cause dei risvegli notturni

“Riuscire a rispondere alle domande sul sonno dei piccoli in poche parole è sempre molto difficile, perché gli argomenti sono tanti e toccano diversi aspetti della vita relazionale di una famiglia. Sono molti i fattori che hanno un ruolo nel determinare i risvegli che molti genitori conoscono bene.

Innanzitutto, bisogna dire che i cicli del sonno dei neonati sono diversi da quelli degli adulti, durano in media 20 minuti contro i 90 di un adulto, il quale però, crescendo, ha imparato a entrare nel ciclo successivo senza rendersene conto. Un neonato questo non è ancora in grado di farlo autonomamente e quindi cerca il contatto con la mamma (o il caregiver) per riaddormentarsi. Il contatto significa sicurezza, protezione, semplicemente amore, la mamma è il luogo sicuro per il bimbo.

I nostri figli sono geneticamente programmati per svegliarsi frequentemente, la nostra specie si è evoluta in questo modo, con un’alta richiesta ed un alto contatto e questo riguarda anche le modalità di accudimento e la composizione del latte materno. La notte era, per i nostri antenati, un momento in cui si poteva essere vulnerabili ai predatori. La nostra società è cambiata parecchio, ma i nostri geni no ed i neonati sono esattamente uguali ad allora.

Dai 5/6 anni in poi, il bambino va incontro a un grande balzo evolutivo che riguarda soprattutto i processi cognitivi, le capacità rappresentative e matematiche: il cervello si riorganizza e acquisisce nuove competenze da un lato, e ricerca la sicurezza e la conferma emotiva dall’altro. Anche a questa età e fino all’inizio dell’adolescenza, il genitore è la figura con cui identificarsi, il cui modello viene compreso e riproposto, in cui cercare conforto e comprensione, e ciò può avvenire anche durante la notte”.

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Cosa fare quando i bambini si svegliano e vengono nel lettone

Molte mamme e papà combattono, manco tanto metaforicamente, ogni notte, cercando di riconquistare un piccolo lembo di lenzuolo o qualche metro quadrato di materasso. Bimbi che, risvegliandosi, corrono nel letto dei genitori, ce ne sono a tutte le età e, al di là del poco spazio che rimane a tutti i membri della famiglia, ai movimenti di Capoeira che siamo costretti a fare tra un bambino ed un altro, ci si domanda se sia giusto o meno accogliere i figli nel proprio letto.

“Un bambino che si sveglia di notte, per andare nel letto dei genitori” ci chiarisce la consulente per il sonno dei bambini, “non è un bambino viziato né capriccioso, è un bambino che chiede vicinanza, contatto e sarebbe opportuno accogliere questa richiesta perché un bisogno soddisfatto non si ripresenta. Premesso ciò, se questo dovesse causare disagio o malessere ad altri membri della famiglia, sarebbe opportuno cercare una soluzione.

Diverse possono essere le situazioni e gli approcci, ma una soluzione alla quale non cedere, è quella di lasciar piangere il bambino. Se parliamo di bambini maggiori di 3 anni ed i risvegli fossero molto frequenti, bisogna ricercare la causa, che potrebbe essere un periodo difficile, un cambiamento particolare, una difficoltà di relazione: tutto questo può richiedere un’attenzione speciale”.

E se il bambino si svegliasse nel cuore della notte o all’alba, senza avere alcuna intenzione di tornare a dormire?

“Se, invece, il bambino si sveglia e chiede di fare altro (giocare, mangiare etc) oppure non riesce a riaddormentarsi anche in presenza del genitore nel giro di pochi minuti, allora c’è qualcosa nelle abitudini del sonno che andrebbe riorganizzato”.

Come abituare i bambini a dormire per tutta la notte

Tutti noi genitori ci poniamo la domanda da un milione di dollari: come abituare i bambini a dormire per tutta la notte? È chiaro che, per riuscire a far dormire i bambini un congruo numero di ore, bisogna avere una vita regolare, non sottoporli a stress, ed ovviamente evitare riposini pomeridiani troppo lunghi. Ma, al di là di tutto ciò, è davvero possibile insegnare ai bambini a dormire tutta la notte, senza che alcun risveglio ci complichi la nostra meritata fase Rem? Ecco quello che pensa Barbara Bove Angeretti:

“Il sonno non è un comportamento. Il sonno è uno stato di coscienza. Pensare di abituare un bambino a dormire tutta la notte è come pensare di doverlo abituare a star sveglio di giorno, non ha molto senso. Negli ultimi anni sono diventate famose certe tecniche che dovrebbero “insegnare” il sonno ai bambini e “promuovere” l’autonomia: estinzione, pianto controllato, metodo della sedia, etc. Ma se il sonno non è un comportamento, usando queste tecniche, cosa si può insegnare ai bambini? L’autonomia, l’indipendenza che vorremmo promuovere, anche in relazione al sonno, sono grandi virtù che devono essere conquistate nei giusti tempi. Ed è proprio la dipendenza totale dal caregiver durante i primi anni di vita, a gettare le basi per la loro scoperta futura”.

L’importanza del riposo notturno

Infine, sappiamo tutti che un buon ristoro notturno ci aiuta nella vita quotidiana. Ma per i bambini valgono le stesse regole degli adulti?

La Angeretti conclude dicendoci che “I pro di un riposo continuo nei bambini e nei ragazzi sono immediatamente evidenti a chiunque, essendo i medesimi di quelli di un adulto. La deprivazione del sonno può portare a conseguenze serie e, quando si verifica, deve essere correttamente affrontata. Ma non bisogna mai dimenticare che i bambini dormono, in base alla fascia di età, un diverso numero di ore. Se parliamo di bambini maggiori di 6 anni, è opportuno che possano risposare a seconda dello specifico fabbisogno che, generalmente, va dalle 9 alle 12 ore. Quando parliamo di bambini minori di 6 anni, invece, è utile tenere a mente che i cicli di sonno sono diversi e qualche risveglio notturno non inficia la qualità del sonno in maniera paragonabile a quella di un adulto”.

Gli antichi dicevano mens sana in corpore sano, dove il corpo sano è anche un corpo a cui concedere il giusto ristoro. E se per noi genitori questo riposo sembra essere messo a dura prova, nei primi anni di vita del bambino, non è che le cose vadano meglio, successivamente. Un’ostetrica saggia e di grande esperienza, durante un corso preparto, disse: “D’ora in poi, scordatevi di dormire tutta la notte. All’inizio non dormirete per via delle poppate, poi per le ansie sui respiri dei bambini, successivamente per i loro risvegli, e dopo, quando i vostri figli saranno diventati grandi, perché non tornano a casa all’orario stabilito”.  A testimonianza del fatto, potremmo dire, che non solo per i bambini valgono i principi sulle ore di sonno variabili in base all’età, ma anche per noi adulti, quando diventiamo genitori!

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