Perché a Wimbledon ci si veste solo di bianco (e cosa succede a chi infrange la regola)

A Wimbledon il bianco non è una scelta di stile ma una regola ferrea. Ecco perché il torneo più prestigioso del tennis non ammette eccezioni

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Antonella Latilla

Giornalista, esperta di tv e lifestyle

Giornalista curiosa e determinata. Scrittura, lettura e cronaca rosa sono il suo pane quotidiano. Collabora principalmente con portali di gossip e tv.

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Tra tutti i tornei del Grande Slam, Wimbledon è quello che più di ogni altro ha trasformato l’abbigliamento in un simbolo della propria identità. Sui campi dell’All England Club non contano soltanto il talento e i risultati: anche il look deve rispettare regole precise, rimaste pressoché immutate nel tempo.

Il principio è noto a tutti i tennisti: l’abbigliamento deve essere rigorosamente bianco. Non sono ammessi avorio, panna o tonalità simili, così come inserti colorati di dimensioni superiori a un centimetro. Una norma che coinvolge magliette, pantaloncini, gonne, cappellini, scarpe e accessori, trasformando Wimbledon nell’unico torneo del circuito dove il dress code continua a essere parte integrante della competizione.

Mentre gli altri Slam hanno progressivamente aperto a divise sempre più originali e personalizzate, il torneo londinese ha scelto di preservare una tradizione che rappresenta uno dei suoi tratti distintivi.

Perché esiste la regola del bianco a Wimbledon

L’origine della regola del bianco a Wimbledon risale all’Ottocento, quando il tennis era uno sport riservato soprattutto all’aristocrazia britannica. In epoca vittoriana il sudore visibile era considerato poco elegante, in particolare per le donne, e gli abiti bianchi permettevano di mascherarne meglio le tracce.

Da questa consuetudine nacque il cosiddetto “bianco da tennis”, destinato a diventare uno dei simboli di Wimbledon. Con il passare dei decenni, mentre il resto del mondo del tennis abbandonava progressivamente questa tradizione, l’All England Club ha continuato a difenderla, rendendola sempre più rigorosa.

Oggi il regolamento non lascia spazio a interpretazioni: il bianco deve essere predominante e qualsiasi dettaglio cromatico è consentito solo in misura minima. Niente bianco sporco, crema o dettagli colorati che possano attirare l’attenzione. La regola si applica assolutamente a tutto, da camicie, gonne e abiti a cappelli, scarpe, polsini, calzini e persino biancheria intima.

Una scelta che contribuisce a mantenere quell’immagine di eleganza e sobrietà che da sempre accompagna il torneo più antico del mondo.

E proprio sul severissimo codice di abbigliamento di Wimbledon ha scherzato di recente anche il nostro Jannik Sinner alla prima partita del 2026. Durante il match, infatti, una caduta nel terzo set gli ha provocato una ferita che ha macchiato di sangue la scarpa bianca, facendo temere il peggio ai tifosi.

L’altoatesino, però, ha proseguito l’incontro senza particolari problemi e, al termine della partita, ha ironizzato sull’accaduto: “Sto bene. Sembra molto peggio di quanto non sia in realtà. Sono davvero sorpreso che mi abbiano lasciato continuare a giocare perché, da bianca, la scarpa è diventata rossa”, ha detto sorridendo.

Cosa succede a chi non si veste di bianco a Wimbledon

Violare il codice di abbigliamento di Wimbledon ha conseguenze molto concrete. Nel corso degli anni, diversi tennisti sono stati costretti a cambiarsi d’abito a metà torneo o addirittura prima di riprendere una partita per non aver rispettato le regole.

Andre Agassi ha boicottato il torneo inglese per anni, proprio a causa del codice di abbigliamento interamente bianco. Diceva che preferiva giocare con abiti colorati. Ma nel 1991 ha accettato di indossare il bianco e l’anno successivo ha vinto il titolo.

Nel 2013, Roger Federer, otto volte campione di Wimbledon,  ha provato a raggirare le regole indossando scarpe da ginnastica bianche con la suola arancione. La reazione degli organizzatori è stata immediata: l’anno successivo è stato chiarito inequivocabilmente che anche le suole dovevano essere bianche.

Nel 2017, invece, Venus Williams è entrata in campo indossando un reggiseno rosa per la sua partita contro Elise Mertens. Gli arbitri le hanno imposto di cambiarsi prima che potesse continuare a giocare.

Nonostante tutto, il torneo ha anche dimostrato la sua capacità di adattarsi. Nel 2023 è stto aggiornato il regolamento per consentire alle giocatrici di indossare pantaloncini scuri sotto le gonne: una misura pensata per offrire maggiore comfort durante le mestruazioni e ridurre l’ansia che queste possono causare durante la competizione.

E nel 2025, per rendere omaggio a Diogo Jota, l’attaccante del Liverpool tragicamente scomparso in un incidente stradale, è stato permesso ai partecipanti di indossare fasce nere al braccio durante le partite.

Al di là di tutto, il bianco rimane parte integrante del dna di Wimbledon. Un dettaglio che conferisce un’aura di eleganza e tradizione, distinguendolo da altri tornei del Grande Slam, come gli US Open o gli Australian Open, dove look appariscenti e abiti su misura sono parte integrante dello show.