Maria Rita Parsi è morta a 78 anni. Psicoterapeuta, psicologa, studiosa e figura pubblica, ha costruito il proprio percorso tra pratica clinica e impegno istituzionale, con un’idea chiara e mai negoziabile: i diritti dei bambini e degli adolescenti non sono un tema accessorio, ma un pilastro della vita democratica.
Chi era Maria Rita Parsi
Il suo lavoro si è sviluppato lungo direttrici diverse ma coerenti. Alla base, una solida attività professionale nel campo della psicoterapia, affiancata da una costante produzione editoriale e da un coinvolgimento diretto nei processi decisionali pubblici. La tutela dei minori, per Parsi, era di certo una missione personale ma anche un dovere collettivo che chiamava in causa istituzioni, famiglie e società civile.
Nel corso degli anni ha ricoperto ruoli di grande responsabilità. È stata presidente della Fondazione Movimento Bambino Onlus, realtà impegnata nella difesa dei diritti dell’infanzia, e membro dell’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, organo di supporto alle politiche governative in materia. Dal 2020 era componente esperta dell’Osservatorio presso il Dipartimento per le politiche della famiglia, mentre dal 2021 partecipava al gruppo di lavoro del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali dedicato alla Child Guarantee, l’iniziativa europea nata per contrastare povertà ed esclusione sociale dei più giovani.
L’impegno internazionale
Di particolare rilievo è stato anche il suo impegno sul piano internazionale. Nel 2012 Maria Rita Parsi è stata eletta al Comitato delle Nazioni Unite sui Diritti del Fanciullo, uno degli organismi incaricati di verificare l’applicazione della Convenzione ONU nei Paesi aderenti. In questo contesto, ha contribuito alla valutazione delle politiche statali e delle misure di protezione adottate a favore di bambini e adolescenti, portando una competenza maturata sul campo e una visione rigorosa dei diritti umani.
Accanto a questi incarichi, Parsi ha svolto attività di consulenza per il Tribunale civile di Roma e per la Commissione parlamentare per l’infanzia, partecipando a organismi di controllo e coordinamento dedicati alla regolamentazione dei contenuti televisivi e pubblicitari e alla salvaguardia dei minori nei media. Un ambito delicato, in cui ha sempre insistito sulla necessità di prevenzione e responsabilità, piuttosto che su interventi tardivi.
Per comprendere davvero Maria Rita Parsi, però, è utile guardare anche ai suoi libri, che sono una prosecuzione naturale del suo impegno pubblico. Nei suoi scritti si evidenzia una riflessione costante sulla crescita, sulle fragilità dell’età evolutiva e sul ruolo degli adulti, chiamati a essere garanti di diritti prima ancora che educatori. La sua voce, mai semplificata né indulgente, ha contribuito a diffondere una cultura della protezione dell’infanzia fondata su consapevolezza, responsabilità e rispetto.
Con la sua scomparsa, perdiamo una figura che ha lavorato con continuità per rafforzare l’idea che i diritti dei minori non siano un tema emergenziale, ma una questione strutturale, da presidiare ogni giorno.