Lucy Salani, sopravvissuta all’olocausto, nonché trans più vecchia d’Italia

Lucy Salani ha 97 anni e la sua vita sta per diventare un docu-film

In occasione dell’arrivo della Giornata della Memoria vi vogliamo parlare di Lucy Salani. Lei è la donna transessuale più anziana d’Italia, ed è anche tra i pochi sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti. La sua storia è troppo importante per venire dimenticata, per questo presto diventerà un film documentario. Un vero esempio di liberazione e rivalsa. La storia di Lucy è quella di un’esistenza speciale, fiera e indipendente, piena di voglia di vivere e di combattere, nella persecuzioni e anche nella tranquillità.

Lucy Salani è una preziosa testimone della storia del Novecento, ha attraversato i decenni più significativi della nostra epoca e purtroppo, ha vissuto sulla propria pelle uno dei suoi momenti più bui. Lucy adesso ha 97 anni, vive in una casa popolare a Bologna, circondata dalle foto di quando era giovane. Accoglie amici che la vanno a trovare, le fanno compagnia, si è costruita una una famiglia non di sangue, ma di legami intensi e importanti.

La passione di Lucy è scrivere poesie e declamarle. Una donna indipendente, orgogliosa, autonoma nonostante l’età. Ancora guida, cucina e ha sempre la battuta pronta. La sua vita però non è stata una passeggiata, il contrario. Un’ infanzia segnata dagli abusi subiti da un prete pedofilo, la vita da tappezziera, prima, e di prostituta e ballerina, dopo. I registi, che l’hanno seguita per un anno ogni giorno, al suo fianco, sono riusciti anche a immortalare il momento in cui riceve una lettera per il 75esimo anniversario della liberazione del campo di concentramento di Dachau.

Infatti, Lucy viene accusata di essere una disertrice dell’esercito tedesco e viene condannata lavori forzati a Dachau. La sopravvissuta racconta: «Avevo la mansione di prendere i cadaveri delle persone che morivano nella notte, alcuni erano ancora vivi, e li caricavo su un carro per poi portarli al forno crematorio. Quello che ho visto è allucinante. Dentro ti senti schiacciata. Vivere per me è un miracolo. Sono già morta allora».

Il giorno in cui i nazisti capirono di aver perso, sparano ai prigionieri radunati al centro del campo. Lucy però venne trovata dagli americani in mezzo ai cadaveri, ferita a una gamba. Quel giorno cominciò la sua seconda vita. Una donna dalla tempra forte e solida, che nonostante gli orrori vissuti è riuscita a trovare l’equilibrio e a rivendicare i suoi diritti. La guerra di Lucy non è finita a Dachau, ha dovuto combattere contro i pregiudizi. La sua forza è stata la piena consapevolezza di sé. Ha raccontato:  «Guai a dire che ero una donna. Mio fratello non riusciva a non chiamarmi Luciano. Mia madre quando mi ha visto vestita da donna, si è spaventata».

Alla fine Lucy ci è tornata a Dachau. Con tanta dignità, risolutezza e decisione ha affrontato i suoi demoni. Il film documentario cercherà di rendere giustizia ad una donna che ha subito i peggiori soprusi senza mai smettere di lottare, cercando di rivendicare se stessa e la sua identità. Prima nel campo di concentramento e poi in una società chiusa e binaria che non lasciava mai spazio di azione a chi sentiva “diverso”.