Il mondo dell’informazione italiana piange la scomparsa di Giovanna Casadio, una donna che ha saputo attraversare i decenni della nostra storia politica con grazia e integrità. La “gentildonna del giornalistmo” si è spenta a 71 anni, lasciando un vuoto non solo professionale, ma profondamente umano. A darne l’annuncio è stata la redazione de La Repubblica, la sua “casa” per venticinque anni.
Le parole dei colleghi de La Repubblica
Un appellativo che non intende essere un semplice complimento, ma il riflesso di un modo di vivere il proprio mestiere basato sulla misura e sulla ricerca della verità. Nonostante una lunga e difficile malattia che l’aveva provata nel fisico, Giovanna Casadio non ha mai permesso che il dolore spegnesse la sua passione. Come ricorda La Repubblica, fino all’ultimo ha continuato a curare la sua rubrica sul sito del quotidiano (L’ortica), dimostrando grande dedizione verso i lettori.
“In redazione era la classica sgobbona, quella che c’è sempre, il primo nome che viene in mente ai capi quando devono pensare a chi richiamare dalle ferie o dalla corta per un incarico, quella che non si sottrae mai quando c’è da lavorare – si legge nell’accorato editoriale -. Anzi, le uniche volte che alzava la voce, che si arrabbiava, era quando non la facevano scrivere”.
Peosegue il collega Francesco Bei: “Aveva successo, era stimata dai colleghi, dai lettori e anche dal mondo della politica, persino dagli avversari di Repubblica, perché abbondava di una qualità sempre più rara sul mercato del giornalismo: la credibilità. Non era una sbruffona, non esagerava, non millantava, non inventava, non aggiungeva e non toglieva, raccontava. Era affidabile e seria, dunque credibile. (…) Giovanna era umanamente di una bellezza incredibile, generosa, persino materna verso i più giovani o chi aveva bisogno di aiuto. Delicata e attenta, di ritorno da ogni missione riportava sempre un pensierino alla collega della segreteria che le aveva organizzato il viaggio”.
Una carriera vissuta con eleganza
Il percorso di Giovanna Casadio a La Repubblica è durato venticinque anni. Bandito ogni sensazionalismo, la giornalista non inseguiva titoli facili e la sua prosa era caratterizzata da una sottile ironia, strumento che usava per spiegare la complessità della politica italiana con chiarezza cristallina e garbo.
Oltre al suo impegno quotidiano sul giornale, Giovanna Casadio è stata una saggista prolifica che ha amato intrecciare la propria voce con quella di altre grandi donne delle istituzioni. Nei suoi libri-intervista, come quelli realizzati con Rosy Bindi (Quel che è di Cesare) ed Emma Bonino (I doveri della libertà), ha esplorato temi come l’etica, i diritti civili e il senso dell’impegno pubblico. Anche nelle sue analisi più recenti, come quelle dedicate alle emozioni politiche scritte insieme alla filosofa Michela Marzano, ha sempre cercato di mettere al centro l’umano, indagando i sentimenti che muovono le scelte collettive.
La vita privata, le radici siciliane e l’amore per i figli
Classe 1954, Giovanna Casadio era nata sotto il sole di Trapani, in Sicilia. Profondamente legata alle sue radici isolane, aveva poi trascorso gli anni della formazione a Salerno, per stabilirsi infine a Roma per lavoro. Sposata con il collega Mauro Porcù, ha avuto due figli, che sono stati la sua certezza e il suo orgoglio, specialmente durante i mesi più duri della malattia.
L’eredità che Giovanna Casadio lascia è quella di un giornalismo che non urla, ma che preferisce studiare e comprendere prima di scrivere.