Quali film d’animazione vedere almeno una volta

Ci sono film d'animazione che sanno parlare al cuore di grandi e piccini: ecco i 5 titoli più belli che non puoi assolutamente perdere

I film d’animazione più belli sono quelli capaci di emozionare e far riflettere il piccolo e grande pubblico. Abbiamo stilato per te una lista ad hoc con i titoli più suggestivi per pellicole di qualità, non farteli scappare.

“Il piccolo principe”: per non dimenticare come eravamo

Il racconto di Saint-Exupéry datato 1943 si trasforma in trasposizione cinematografica alla portata di tutti. L’opera letteraria, tradotta in varie lingue dato l’enorme successo, non a caso viene spesso proposto nei programmi didattici per sviscerarne il contenuto e poterlo apprezzare nella sua interezza. Un pilota di aerei precipita nel deserto del Sahara dove incontra per caso un bambino il quale gli chiede di disegnare una pecora. I due fanno amicizia, ed il piccolo principe inizia a parlare di sé, raccontando che vive sul lontano asteroide B 612, abitato da tre vulcani ed una rosa.

Fanno capolino sulla scena vari protagonisti, tra cui un vecchio re solitario che impartisce ordini ai suoi sudditi – nonostante sia l’unico abitante – un personaggio vanitoso che ama essere ammirato, un alcolista che beve per soffocare il suo alcolismo, un uomo d’affari che trascorre le giornate a contare le stelle, pensando siano le sue, ed altri ancora. Ogni personaggio che interagisce con il piccolo principe si fa porta voce dell’assurdità, dell’individualismo e più in generale dei vizi umani, andando così a delineare alcuni degli stereotipi della società moderna.

Perché vederlo? I bambini possono creare un forte senso di empatia tramite la figura del piccolo principe che afferma «I grandi non capiscono mai niente da soli, ed è faticoso, per i bambini, star sempre lì a dargli delle spiegazioni». Il bambino rimane sempre sconcertato dall’incontro con il mondo adulto, perché non si sente compreso. Il film d’animazione, affrontando temi come il significato dell’amore, dell’amicizia e il senso della vita, si configura come un prezioso vademecum di educazione sentimentale, facendo riflettere sull’importanza dei legami affettivi e della condivisione.

“Inside out”: saper conoscere le proprie emozioni

Tra i migliori film d’animazione ricordiamo “Inside out” della Disney Pixar uscito negli USA nel 2015. Nella mente dell’undicenne Riley Anderson convivono alternandosi cinque emozioni: Gioia, l’esuberante ragazza dai capelli blu, Disgusto, che difende la ragazza da eventuali contaminazioni esterne, Paura, che attiva un campanello d’allarme per garantire il suo benessere psico-fisico, poi Rabbia, che scatena forza ed azione quando servono ed infine Tristezza, che si alterna con Gioia per insegnare a Riley l’importanza di vivere entrambi gli stati d’animo.

Il cartone prevede una doppia scia narrativa: una che vede la piccola Riley alle prese con le difficoltà nei rapporti con i genitori anche in seguito ad un improvviso trasloco che gli causa disagio, dall’altra parte la telecamera si sposta nella sua mente, dove interagiscono ad altalena tutte le emozioni primarie suscitando reazioni a volte improvvise.

“Inside out” presenta in chiave semplificata alcuni meccanismi messi in atto dalla nostra mente, tramite l’ausilio di parentesi create appositamente per spiegare, a livello pratico, ciò che avviene dentro di noi, impartendo semplici ma efficaci lezioni di psicologia. Il cartone introduce anche il tema dell’inconscio tramite la figura del pagliaccio- e quello onirico. Il messaggio che il cartone vuole lanciare è la necessità di sperimentare tutti gli stati d’animo per poter affrontare gli alti e bassi della vita. Gioia esiste perché bisogna conoscere anche il suo opposto, la Tristezza, senza la quale lo stato di benessere sarebbe una condizione onnipresente e quindi priva di unicità.

Perché vederlo? Un cartone dinamico e avvincente che, oltre ad essere particolarmente piacevole da vedere, si configura a tutti gli effetti come una lezione di vita che insegna ad accettare i momenti di felicità come di tristezza, portando Riley, un anno più tardi, a ricostruire la sua emotività tramite un pannello di controllo molto più esteso che le consente di avere un’emotività più ricca e complessa.

“Balto”: il binomio cane-uomo in una corsa per la vita

Un film d’animazione prodotto dalla Amblimation del 1995 ispirato ad una storia vera vede un cane (nel cartone nelle vesti di cane lupo) celebrato come eroe per aver fatto arrivare a destinazione, e in tempi record, l’antitossina per sconfiggere l’epidemia di difterite che aveva colpito Nome, in Alaska. Siamo nel 1925 e la malattia colpisce vari bambini provocandone la morte, i medicinali non possono essere trasportati via nave o area a causa del pessimo tempo, così si alternano coraggiosi guidatori di slitta accompagnati da altrettanti cani audaci.

Balto è stato il cane che ha percorso l’ultimo tratto, portando a destinazione il medicinale tanto aspettato nella città il 2 febbraio. I cani avevano percorso 674 miglia in circa 127 ore e mezzo al posto dei 25 giorni previsti dai normali corrieri, tutto ciò ad una temperatura media di 40° sotto lo zero. Leonhard Seppala, alla guida di Balto, è sempre stato consapevole che a percorrere il tragitto più lungo erano stati però lui e Togo, per questo fece il giro delle onorificenze prima con uno, poi con l’altro cane, ricevendo numerosi elogi. Ad oggi viene ricordato l’accaduto tramite la statua di Balto al Central Park di New York.

Perché vederlo? Tra i film d’animazione da vedere, non può mancare. Una storia commovente fatta di uomini ed animali, un binomio assodato da sempre e che può migliorare le sorti di entrambi. “Balto” è un esempio vincente di come l’unità possa far ottenere risultati strabilianti assieme al coraggio e alla determinazione. Infine, il cartone tocca il tema dell’uguaglianza e del bullismo: il cane viene tramutato in cane lupo nel cartone, attirando su di sé pregiudizi ed antipatie sia dagli altri quattro zampe che dagli umani, portando entrambi alla fine a rivalutare la sua indole, così docile e generosa da permettergli di instaurare un legame indissolubile con un’oca.

“Kung fu Panda”: il panda alle prese con le arti marziali

Il Panda è stato presentato fuori concorso al Festival di Cannes 2008, ricevendo una nomination all’Oscar come migliore film d’animazione del 2009. Po, il protagonista del film, è un figlio adottivo di uno spaghettinaro e si rifiuta di seguire il suo destino tra i fornelli. Decide per questo di cimentarsi nel kung fu, da sempre attirato dagli eroi del combattimento. La comicità è dettata dall’ossimoro tra la pigrizia, la goffaggine e la mancanza di coordinamento tipica dell’animale e il suo obiettivo da raggiungere in termini di velocità ed agilità.

Ad aiutarlo però intervengono una buona dose di coraggio, simpatia e determinazione. Nel cartone subentrano Shifu, il panda minore conosciuto come uno dei più famosi maestri di kung fu della Cina, Tigre, fredda e coraggiosa ma dal cuore tenero, Scimmia, il più agile dei 5 guerrieri, e Vipera, caratterizzata da una grande sensualità nonché abilità nel combattere. Tanti altri i nomi che compaiono che vanno a riempire la scena tra momenti comici e combattimenti a corpo libero.

Il cartone (di cui sono state pubblicate più edizioni) ha riscosso un successo straordinario sia da parte del pubblico che dalla critica, incassando ben 631 744 560 dollari, guadagnandosi la diciannovesima posizione mondiale nella classifica dei film d’animazione dal maggior incasso. “Kung fu Panda” è stata un’opera cinematografica esemplare sul come si possa conquistare all’unisono il pubblico e la critica, risultato non affatto facile da raggiungere.

Perché vederlo? La comicità è garantita, il Panda attraverso la sua indole pigra riscatterà la sua grande passione per il mondo del combattimento ritagliandosi un ruolo da combattente che farà cambiare idea a molti. Una trama capace di far divertire e riflettere sul raggiungimento degli obiettivi prefissati grazie alla costanza e alla sicurezza in sé.

“La città incantata”: Chihiro entra nel mondo adulto

Una bambina di dieci anni, Chihiro, raggiunge assieme alla famiglia una città che scoprono essere abitata dagli yōkai (spiriti). I genitori sono trasformati in maiali con un incantesimo e Chihiro non può far altro che rimanere lì per cercare a tutti i costi di liberarli. Uno dei film d’animazione più belli, considerato dalla critica un vero e proprio capolavoro del regista Hayao Miyazaki. A testimoniarlo ci sono i 330 milioni di dollari incassati in tutto il mondo che hanno permesso di farlo assurgere a uno se non il principale film di successo giapponese.

Pubblicato nel 2001, superò addirittura il Titanic (a quei tempi in cima alle classifiche), rimanendo per ben 19 anni la pellicola più amata nella tradizione giapponese. Oltre ad essere uno se non il film più noto creato dal regista Miyazaki figlio di un grandissimo successo internazionale registrato per un lungo periodo, il film ha cavalcato l’onda in un periodo in cui l’animazione giapponese è stata accolta con grande fervore dalla critica cinematografica come quella del pubblico.

Perché vederlo? “La città incantata” rappresenta un summa della poetica dell’autore. Il corpus cinematografico si realizza attraverso la messa in scena della dimensione favolistica e magica, dietro cui si cela un inno al passaggio all’età adulta. Un modo diverso per introdurre i bambini al mondo dei grandi fatto di coraggio e responsabilità, accompagnato da un addio alla percezione idilliaca ed innocente classica dei più piccoli.

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