La quarta serata del Festival di Sanremo, andata in onda venerdì 27 febbraio su Rai 1, è quella più attesa. Dopo ovviamente la finalissima. È la serata delle cover, quella dove sul palco dell’Ariston duetti sorprendenti danno origine a riarrangiamenti e reinterpretazioni di successi conosciuti. In particolare, a Sanremo 2026 gli anni Ottanta l’hanno fatta da padrone. Molte le canzoni scelte di quell’epoca, a cominciare da Occhi di gatto, cantata da Bambole di Pezza con Cristina D’Avena, a Andamento lento cantata da LDA & Aka 7even con Tullio De Piscopo e piazzatasi nella top 10 (leggi la classifica).
Una serata che come sempre attira gli occhi e le orecchie del pubblico. A confermarlo sono gli ascolti tv, con i quali Carlo Conti firma l’appuntamento più di successo (per ora) della kermesse di quest’anno.
In attesa della finale di sabato 28 febbraio (leggi la scaletta), il vocal coach Giancarlo Genise ci ha dato il suo parere da esperto sulle esibizioni dei 30 cantanti nella serata dei duetti.
La serata dei duetti ha visto molti pezzi degli anni Ottanta e qualcuno dei Settanta: una scelta vintage che punta su emozioni e ricordi?
Sì, ma non è solo nostalgia. È anche una scelta strategica. Più il brano è storico, più si evita il confronto polemico con un originale recente. Un classico degli Anni ’70 o ’80 è sedimentato, appartiene alla memoria collettiva, non genera paragoni tossici. La cover vintage attiva emozione condivisa e sicurezza.
Ma tecnicamente è la serata più rischiosa. Perché il pubblico conosce ogni nota. E quando il pubblico conosce ogni nota, ogni minima imperfezione si sente.

A proposito di vintage, hanno vinto Ditonellapiaga e Tony Pitony: che ne pensi? Meritato?
Sì, meritato. Quando dico che era in parte prevedibile non parlo della performance in sé, ma del contesto. Tony Pitony era atteso quasi più di un ospite internazionale. Perché la sua presenza aveva un valore simbolico. In passato fu scartato in un talent perché non considerato “un cantante”. E lui stesso disse che per avere successo bisognava fare cose leggere, mentre proposte più strutturate spesso non vengono prese in considerazione. La sua presenza su quel palco è diventata una sorta di rivincita narrativa. Ma al di là del simbolo, hanno fatto una cosa concreta: hanno dimostrato preparazione vocale.
Non è stata solo un’operazione televisiva. È stata una performance costruita. E nella serata cover questo fa la differenza.
Sono piaciuti molto anche Tredici Pietro con l’incursione di Morandi e LDA e Aka 7even con De Piscopo: un tuo giudizio tecnico?
Parto da LDA e Aka 7even con De Piscopo. Hanno fatto una festa, ma non in modo superficiale.
Hanno integrato il terzo elemento in modo coerente con la loro natura. Non è stato un inserimento forzato per il nome. È stato un dialogo. Questo è già un livello alto di consapevolezza artistica.
Su Tredici Pietro voglio fare un discorso identitario. Tecnicamente resta privo di una vera costruzione vocale e compie molti degli errori tipici legati al canto non strutturato. Ma ieri è successa una cosa rara.
Quando un figlio artista sale sul palco con un padre come Gianni Morandi, di solito il confronto lo annulla. Ieri no. Morandi è stato intelligentissimo nel restare nel suo. E il figlio è stato bravissimo a condividere il palco senza farsi schiacciare. Sembravano due amici complici. E questo, a livello di identità artistica, è un risultato enorme.
Come vocal coach, chi hai apprezzato di più e chi meno?
Ho apprezzato molto Arisa, perché riesce sempre a tenere insieme controllo tecnico ed emozione senza perdere equilibrio. Mi è dispiaciuto invece vedere Serena Brancale fuori dalla top ten, perché ha portato sul palco una preparazione musicale vera, completa. Non solo voce, ma consapevolezza armonica, ritmo, costruzione. E questo oggi non è così scontato. Ho apprezzato chi ha saputo ascoltare nel duetto, chi ha respirato insieme all’altro senza voler dimostrare qualcosa. Meno chi ha pensato che bastasse aumentare volume ed energia per creare intensità. L’intensità non si spinge, si costruisce.
I Big meglio nei duetti o con le loro canzoni in gara?
Nei duetti molti sono sembrati più rilassati. Perché la cover toglie pressione competitiva. Ma voglio aggiungere una riflessione più ampia. In alcuni casi i duetti non erano realmente allineati artisticamente.
Erano scelte di marketing. Ho visto inserimenti tematici, barre moraliste, messaggi costruiti per generare consenso. Possono portare qualche like. Ma diventano surreali quando chi li canta nella vita reale incarna l’opposto di quella morale. Questa incoerenza si percepisce. E c’è un punto ancora più delicato. Alcuni artisti hanno dimostrato improvvisamente una preparazione vocale superiore rispetto a quella mostrata nei loro brani in gara. Questo fa emergere una domanda seria: quanto della proposta mainstream è davvero scelta artistica e quanto è adattamento a un modello discografico che privilegia immediatezza e semplificazione? Se un artista possiede mezzi tecnici più ampi ma li riduce per esigenze di mercato, il problema non è il talento. È il sistema.
E quando il mercato chiede meno costruzione e più immediatezza, la cultura musicale inevitabilmente si assottiglia. Non è una colpa individuale. È un meccanismo.
Stasera la finale, ti sei già fatto un’idea di chi potrebbe vincere Sanremo?
Un’idea vaga sì, ma non ho un nome definitivo. Sono certo però di una cosa: ci saranno colpi di scena. La finale non la vince chi ha fatto il momento più rumoroso. La vince chi ha avuto la tenuta più costante. E quest’anno l’equilibrio è più fragile di quanto sembri.
Una tua opinione generale su come sta andando il Festival?
Il Festival sta mostrando una tensione molto chiara. Da una parte costruzione musicale. Dall’altra consenso e spettacolo. La serata cover ha reso evidente questo equilibrio delicato. L’emozione condivisa pesa moltissimo. Ma la costruzione resta ciò che fa la differenza nel tempo. Sanremo oggi è uno specchio del mercato musicale. E la vera domanda non è chi vincerà. È questa: stiamo premiando la coerenza artistica o stiamo premiando la capacità di adattarsi al sistema?
Leggi il commento di Giancarlo Genise alla prima serata di Sanremo 2026.
Leggi il commento di Giancarlo Genise alla seconda serata di Sanremo 2026.
Leggi il commento di Giancarlo Genise alla terza serata di Sanremo 2026.